CAMPAGNARO, UN “TORO” PER PROTEGGERE IL CIUCCIO
Un attaccante, un centrocampista e un difensore. Si sa, per rifondare una squadra in rovina è sempre meglio partire dalla spina dorsale, l’impalcatura sulla quale costruire poi tutto il resto. E dopo la punta Quagliarella e il regista Cigarini arriva alla fine anche l’ufficializzazione del difensore, non a caso scelto fra i più polivalenti del nostro campionato. Il prescelto, da diversi giorni era ormai noto, è Hugo Campagnaro, difensore argentino prelevato dalla Sampdoria. Per prendere Campagnaro, Pierpaolo Marino ha dovuto sacrificare Mannini di cui ha ceduto la metà alla Samp, insieme ad un conguaglio di circa tre milioni di euro. Contratto quadriennale per il giocatore per una cifra intorno agli 850 mila euro.
Hugo Armando Campagnaro nasce a Còrdoba, in Argentina, il 27 giugno del 1980. Dopo la trafila giovanile nel Deportivo Moròn (curiosità: giocava da attaccante) gioca quattro anni in prima squadra senza mai impressionare troppo. Su di lui gli occhi del Piacenza che lo prende come centravanti, ruolo nel quale continua ad ottenere scarsi risultati. Si deve a Cagni l’intuizione di provarlo da terzino, dove inizia ad inanellare ottime prestazioni una dietro l’altra. È la svolta della carriera, che gli garantisce la riconferma in biancorosso (da difensore centrale) anche per i quattro anni successivi, che però vedono la squadra piacentina lottare per risalire in massima serie, dopo la retrocessione del 2002-03. In cadetteria Hugo si dimostra per quanto vale, risultando sempre fra i migliori del campionato per rendimento. Tanto che la Samp si accorge di lui e lo porta a Genova nel 2007, vincendo la forte concorrenza dei cugini genoani. Qui entra subito nel cuore della tifoseria per il suo agonismo esasperato, per la forza straordinaria negli interventi difensivi, per quella sua caratteristica di interrompere l’azione avversaria e subito ripartire a testa bassa, palla al piede. Caratteristiche che gli valgono l’appellativo di El Toro, un nome che è tutto un programma. Unico problema, non di poco conto, la facile tendenza all’infortunio. Hugo si porta indietro da un paio d’anni un problema al polpaccio destro che l’ha tenuto spesso lontano dai campi di gioco per lungo tempo. Il primo infortunio risale al gennaio 2008, lesione muscolare e stagione finita. Poi nel campionato appena terminato altre tre ricadute che l’hanno portato a giocare a spezzoni, senza mai entrare veramente in condizione. Un problema che il Napoli non può sottovalutare, un intoppo che converrà tenere sotto controllo se non si vorrà avere a che fare con un calciatore a mezzo servizio.
A parte questo, come caratteristiche tecniche Campagnaro è proprio ciò che serviva al Napoli. Si tratta di un difensore forte fisicamente, ma anche veloce e rapido nei movimenti, con il vizietto del gol che non ha mai perso visti anche i suoi trascorsi da attaccante. L’elemento principale è però la duttilità: El Toro giostra benissimo da centrale destro in una difesa a tre (ruolo che l’ha visto protagonista negli ultimi due anni con Mazzarri), ma può tranquillamente disimpegnarsi in una difesa a quattro, sia da centrale che anche da terzino destro, e in casi di emergenza anche sull’out opposto. Poiché Donadoni non ha ancora sciolto il rebus relativo al modulo è bene avere in rosa un calciatore versatile, che non si riveli un investimento sbagliato alla prima variazione tattica. Le uniche perplessità riguardano la tenuta fisica e il sacrificio fatto per acquistarlo, non tanto in termini economici quanto in termini tecnici. Daniele Mannini era costato sette milioni e nell’anno e mezzo trascorso a Napoli ha mostrato una crescita lenta ma costante, è un vero peccato privarsene ora, nel pieno della maturazione tecnico-tattica. La speranza è che il gioco valga la candela e che il “toro di Còrdoba” dia alla difesa azzurra quella carica agonistica che ai centrali partenopei nella scorsa stagione è mancata spesso.
