LE PACCHIANATE DEL PAESE DEI BALOCCHI
Era il tempo del caldo sole. Fine Agosto per l’esattezza. Il Napoli viaggiava sull’entusiasmo dell’Europa ritrovata, schiantata il Vllaznia per 5 a 0 nell’impianto di Fuorigrotta. Napoli viveva il suo momento d’oro, l’aria torrida sembrava fresca e piena di brio, il buio passato ormai alle spalle. Entusiasmo e passione si raccolsero a braccetto verso l’esordio del Napoli europeo in campionato, la sfida è quella tra le più affascinanti, è Roma – Napoli.Venerdì, 29 Agosto 2008. Radio Stereo 5 preparava la puntata di “Zona Napoli”, il clima sembra essere disteso, ma un po’ tutti in quella redazione iniziarono a notare un bel po’ di cose. La felicità dell’Europa lasciò il posto lasciò il posto ad un’idea cruda e quasi inverosimile, un’idea a dir poco agghiacciante per quelli che amano questo sport e che, dopo noti fatti accaduti in passato, avevano piena fiducia verso chi doveva assicurare una domenica di sport e divertimento. La paura si materializzò nella telefonata di un radio ascoltatore che raggiante per la conquista del giorno prima, ignorava ciò che poteva accadere lasciandosi sfuggire un “adesso andiamo tutti a Roma per iniziare al meglio il campionato”.
Andiamo tutti a Roma. Una specie di gong che portò gli sguardi della redazione a incrociarsi. “Mi verrebbe da chiedere alla tifoseria napoletana di disertare la trasferta nonostante la grande voglia e l’immensa passione. Qui c’è qualcosa che puzza” disse qualcuno in quel microfono.Tutto sembrava quasi chiaro facendo un puzzle tra esperienze e avvenimenti passati. Ridere sulla squalifica del campo per una bottiglina di yogurt serviva a stemperare la tensione ma quella vicenda finì per mescolarsi con la risaputa diatriba fra la tifoseria azzurra e quella romanista, l’odio profondo che spesso lo si vede anche in campo (l’esultanza irrisoria di Francesco Totti dopo aver realizzato il rigore al San Paolo lo scorso anno), i continui messaggi di guerriglia a distanza dei tifosi della Roma che addirittura da Atene, in piena estate, s’innalzavano di continuo, i continui messaggi sui vari Forum costernati di appuntamenti e frasi di condanna mentre i vari organi competenti restavano in silenzio. No, questa trasferta non sa da fare.
Napoli lo aveva capito, ogni mezzo di comunicazione campano mise subito all’erta i gruppi organizzati, li misero in guardia e questa rispose con grande umiltà e maturità richiedendo di restare uniti e di viaggiare tutti in treno e sotto scorta fino allo stadio. Nessuno doveva raggiungere l’Olimpico di Roma con mezzi propri, quella domenica poteva diventare infernale.Il silenzio dello Stato si rompe nella mattinata di Domenica 31 Agosto 2008. L’Italia intera iniziò a bombardare Napoli e la sua tifoseria strumentalizzando ogni forma d’informazione. I vari notiziari nazionali mettono in risalto come un gruppo di un centinaio di tifosi partenopei abbiano creato problemi sia alla stazione ferroviaria di Napoli così come a Roma, poi avrebbero intimidito alcuni passeggeri a lasciare il vagone, quindi avrebbero distrutto lo stesso portando danni pari a milioni di euro. Nel primo pomeriggio, quasi come si stesse aspettando solo il momento per travestirsi pateticamente da paladino dell’inesistenza, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni richiede un dettagliato dossier a Trenitalia riguardanti i danni provocati dai tifosi.
Passano le ore, altre notizie vengono fuori. Scontri, devastazioni, aggressioni e chi più ne ha più ne metta. Napoli ne esce massacrata, martirizzata da chi improvvisamente ha visto servirsi su un piatto d’argento la possibilità di sfogare la sua frustrazione e la sua inefficienza su chi più si odia, solo perché amanti di una fede e passionali a tal punto da riempire d’oro chi soltanto prova a distruggere lo strapotere del Nord. Oltre alle chiacchiere arrivano anche le prime immagini: 6 foto, soltanto sei fotografie che ritraggono un pannello sfondato, qualche servizio igienico mal ridotto e qualche sediolino strappato. Milioni di euro per questo?! Il fondo lo si tocca qualche tempo dopo quando il Ministro Maroni parla con fierezza ai microfoni di tutta Italia. “Divieto di trasferta ai tifosi del Napoli per tutto il campionato. Questi, sono delinquenti”. Napoli è ferita nel cuore e nell’anima. L’intera città sembra vergognarsi cercando invano di chiedere pietà. Una pietà che non arriverà mai.Passa il tempo e qualcuno comincia ad alzare la testa, comincia a parlare, comincia a raccontare la verità. Tifosi napoletani che strappano microfoni e penne per mettere a nudo la verità, giornalisti stranieri increduli alle notizie essendo del tutto false rispetto ai fatti che loro stessi hanno avuto modo di vivere. Il caso mediatico prende forma, Napoli indaga con sdegno. Quella maledetta carrozza diventa un fantasma che nessuno può vedere. Molti tifosi lamentano i vari maltrattamenti subiti nel loro percorso verso lo stadio, gente comune rivendica l’inesistenza della pressione ricevuta per abbandonare il treno. Il grande trappolone messo a punto per nascondere la voglia di spremere le tasche dei cittadini mettendo in risalto un caso mediatico utile a tutti per ghettizzare una città come Napoli, comincia a sgretolarsi. Quegli sguardi in redazione avevano un senso, poche persone, poche cittadini racchiusi in una stanza avevano capito il tutto.
L’orologio corre, ma i tempi non cambiano fino alla conclusione dell’ennesima pacchianata di un paese dove tutto è concesso…se non sei partenopeo! Quattro mesi dopo il caso viene archiviato, quel treno non è mai stato devastato e Napoli schiuma di rabbia. Logica vorrebbe che chi sbagli provi a rimediare al torto profuso, macché. La punizione persiste ed è ancor più grave notare come solo in Campania sia stato messo in risalto l’effettivo e il vero mentre l’Italia intera resta in silenzio, forse in un silenzio di vergogna meritata.Cosa succede nel frattempo? Succede che durante il Derby di Torino ci sono scontri tra tifoserie e polizia. Nessuna punizione.Durante il derby di Roma molte immagini documentano scontri prima sugli spalti poi in strada mostrando scene da guerriglia urbana. Nessuna punizione.A Bergamo, durante Atalanta – Napoli, i tifosi bergamaschi intonano cori razzisti non verso la tifoseria azzurra ma verso l’intera città di Napoli. Nessuna punizione.Domenica scorsa, durante Reggina – Napoli, Santacroce e Zalayeta sono stati bersagliati da cori a sfondo razzista. Nessuna punizione.Napoli, dopo tutto, ha dimostrato la sua superiorità. Non basterà un leghista a fermare la sua passione, non basterà un paese invidioso a fermare il loro cuore.
25 Gennaio 2009, stadio San Paolo di Napoli, prima giornata di ritorno, Napoli – Roma. Uno striscione fa bella mostra di se in Curva A. “23 giorni…1300 corpi senza vita. Sangue che cola da raffiche di chiacchiere. Con tutto il nostro sdegno…tacciano le bombe, s’inneschi la ragione. Mai più guerra a Gaza…mai più la guerra!”.Nessuna emittente nazionale ha messo in risalto questo striscione, troppo sfrontata, superiore, intelligente e matura questa tifoseria, l’Italia non avrebbe capito. Gli sguardi di quel 29 Agosto avevano intuito, avevano ragione. Napoli avrà comunque la sua vendetta e nel modo più doloroso e pacifico possibile perché queste pacchianate sono fatte nel Paese dei Balocchi e Napoli ha dimostrato di non essere ne Pinocchio ne Lucignolo. In Sud Africa, Napoli, griderà ancora una volta…”Argentina, Argentina”
