NAPOLI, SENZA PANCHINA LUNGA ADDIO SALTO DI QUALITA’ ALMENO PER ORA…

Nell’era del calcio moderno post – Bosman, una delle parole più inflazionate e spesso abusate, oramai, è diventata “turnover”, vocabolo che, purtroppo, dalle nostre parti non sempre è possibile utilizzare con disinvoltura. Basta scorgere il minutaggio di Gargano (1700), Hamsik (1450) e Blasi (1390), ovvero i tre giocatori azzurri più impiegati in stagione, e si può comprendere appieno come non ci sia da meravigliarsi se allo stato attuale proprio questi calciatori, e di conseguenza la squadra tutta, siano un po’ in affanno dal punto di vista fisico. Se è vero che il centrocampo è considerato il punto nevralgico del gioco del calcio, il reparto più importante nella costruzione di una squadra, quando questo settore va in difficoltà è l’intera “equipe” a risentirne come è normale che sia. Nel Napoli, se è vero che nel reparto difensivo c’è abbondanza di portieri e difensori centrali, non altrettanto si può dire per quanto riguarda il centrocampo. Con Dalla Bona e Amodio messi ai margini e praticamente fuori rosa, con Bogliacino, peraltro appena rientrato da un lungo infortunio, intercambiabile con il solo Hamsik, come alternativa agli infaticabili e generosi Blasi e Gargano resta il solo Pazienza, troppo poco per una squadra che vuole puntare in alto e che necessita di far tirare il fiato ai suoi giocatori più importanti in qualche occasione.

Sulle fasce la situazione non è più florida: ai titolari Maggio e Mannini (adattato a sinistra), si contrappongono i diretti sostituti Montervino e Vitale, che in due hanno raccolto in Serie A appena una ventina di presenze. Se Sparta piange, Atene non ride e così anche in attacco si pone lo stesso problema: Lavezzi non può praticamente rifiatare neanche per 20 minuti, poiché i suoi eventuali sostituti Pià e Russotto hanno pochissima esperienza nella massima serie e non hanno all’attivo neanche un gol in categoria. Anche per quanto riguarda le prime punte, se Zalayeta è infortunato o squalificato e Denis è in una giornata no come domenica scorsa, manca quel Sosa o Calaiò di turno da gettare nella mischia per cercare di smuovere le acque. Forse quando addetti ai lavori e non, s’interrogano su in cosa difetti realmente il Napoli per effettuare il definitivo salto di qualità, la risposta potrebbe essere ricercata proprio nella mancanza di alternative all’altezza dei titolari. Non volendo considerare il Milan, la Juventus e la corazzata Inter, una spanna sopra tutte le altre, anche quelle che potrebbero essere le dirette concorrenti del Napoli in un’eventuale corsa ad un posto in Champions, sono dotate di organici in grado di reggere l’urto anche nei momenti più difficili che arriveranno nel corso della stagione. Nonostante la partenza ad handicap, anche per via dei numerosi infortuni che hanno afflitto molti dei loro calciatori più importanti, Roma e Fiorentina stanno in ogni caso dimostrando di poter risorgere dalle ceneri e di poter tenere botta alla lunga, mettendo magari in vetrina anche qualcuno di quei potenziali “rincalzi” come Brighi e Jovetic, per fare due nomi su tutti. Non se la passano molto peggio Genoa e Udinese, che seppur non dotate di pari qualità rispetto alle due compagini su citate, possono permettersi il lusso di tenere a scaldare la panca giocatori come Mesto, Gasbarroni, Felipe, Obodo, Sanchez e Floro Flores. Stesso discorso può essere fatto per Lazio, “afflitta” addirittura da problemi di abbondanza visti i casi De Silvestri, Foggia e Rocchi scoppiati dall’inizio della stagione sin qui. Non sarebbe male, dunque, se in vista del mercato di Gennaio, Pierpaolo Marino ci stupisse come nello scorso inverno, piazzando quei due o tre colpi mirati per potenziare e completare l’organico laddove mostra qualche carenza, lasciando magari partire quei giocatori che l’allenatore Reja non vede nella maniera più assoluta e che rischiano di ammuffire ritrovandosi ogni domenica in tribuna.

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