NOTTE DA NAPOLI…..A META’
Alla fine dei novanta minuti i conti non tornano. C'è amarezza quando dovrebbe esserci unicamente la gioia per il ritorno ad un calcio europeo di un certo livello, per di più vittorioso, e invece resta l'amaro in bocca. Come se dopo una cena squisita ti andasse di traverso il dolce, rovinandoti completamente la serata e facendo passare in secondo piano le portate precedenti. Sono i sentimenti che si manifestano nell'immediato dopo partita, quando i riflettori devono ancora spegnersi e la gente si accalca verso le uscite. Gente encomiabile quella del San Paolo per la passione e la correttezza con cui ha soffiato alle spalle dei propri beniamini, trascinadoli letteralmente sul terreno di gioco. Ma saranno gli stessi che buona parte della Penisola dipinge come criminali pregiudicati senza scrupoli? Provate a chiederlo ai tifosi del Benfica, accolti in tribuna con tanto di foto ricordo, scambio di sciarpetta e pacche sulle spalle, assolutamente pacifiche si intende, oppure agli stessi giocatori lusitani, sbarcati a Capodichino tra gli applausi degli appassionati azzurri. A questo punto viene da pensare che l'apertura del Presidente verso una superlega europea non sia poi una così brutta idea visto il clima idilliaco vissuto nel corso della serata. Già, la serata. Perchè gira e rigira lì devi tornare. Ad una partita bella, intensa, ricca in qualità e quantità. Non è sembrato di assistere ad un preliminare di Uefa e nemmeno si notava la differenza tra la testa di serie e l'outsider. Tutt'altro. Si è avuta la netta sensazione, per lughi tratti del match, che fosse il Napoli la squadra da battere. Il Napoli dell'uno- due terribile sull'asse Vitale- Denis perchè una reazione così appartiene solo alle grandi squadre, capaci di ribaltare la partita a proprio piacimento. Ahimè gli azzurri non sono solo questo. Sono pure quelli sbadati in occasione dei due calci piazzati dei gol. Sono quelli della cena stupenda e del dessert assassino, per intenderci. Capaci di fare male con una semplicità disarmante e pure di perdersi in due banali tiri da fermo. Ha fatto tutto il Napoli, insomma, mentre il Benfica si è limitato ad un palleggio stucchevole e inconcludente. Reyes è il lontano parente del giocatore di Siviglia mentre nelle sfida Di Maria- Lavezzi sembra superfluo evidenziare le differenze. Probabilmente a sponsor sta meglio il primo, però. Il ritmo monocorde di Suazo e soci, peraltro ampiamente previsto, non ha quindi creato sconquassi dalle parti di Navarro, uscito dal terreno di gioco con i guantoni praticamente immacolati.
Si sono fatti preferire decisamente gli azzurri, capaci di ripiegare e ripartire, di palleggiare e pure di dare inerzia all'azione di sfondamento con le sgommate di Maggio e Vitale sulle fasce ma anche con le serpentine del Pocho o le sportellate di un buon Denis. Resta il rammarico per quelle due gravi disattenzioni. Soprattutto la seconda. E' arrivata come un pugno in pieno mento perchè, proprio in quei minuti, il Napoli stava producendo il massimo sforzo per chiudere la pratica, mettendo alle corde un avversario in chiarissima difficoltà, in bambola totale sulle incursioni dei soldatini azzurri. Peccato. Ma resta, deve restare, la consapevolezza che il ritorno è tutto da giocare. Che al Benfica basterà si segnare un sola rete ma, nel farlo, dovà pure stare attento a non concedere troppi spazi per le micidiali ripartenze azzurre. Non facciamoci allora rovinare questa deliziosa e succulenta cena da quell'ultima portata. Cogliamo il lato positivo di una vittoria prestigiosa contro una grande del calcio europeo e correggiamo quelle pecche, quegli alti e bassi, che sono comunque comprensibili per un gruppo molto giovane come quello napoletano. Giochiamo il ritorno a Lisbona sicuri dei propri mezzi e senza alcun timore reverenziale. Nella convinzione di poter godere pienamente e non solamente a metà.
