SI, QUALCOSA E’ CAMBIATO

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Come Roma, più di Roma. Imprevedibile alla vigilia perfino per gli innamorati più ciechi, un simile inizio monstre è sicuramente più di quanto finanche Marino e De Laurentiis si aspettassero. Eppure è proprio così, il Napoli vince (quasi sempre) convincendo, e non è neppure la notizia migliore. E’ la prospettiva a farsi più rassicurante, il terrificante uno-due che ci aveva presentato il sorteggio dei calendari è stato archiviato con quattro punti, quattro rassicuranti razioni che vanno in cascina in vista dell’infido inverno rappresentato da quei periodi sonnolenti in cui gli azzurri arrancano e annoiano. E ciò paradossalmente accade quando la strada è in discesa, quando di fronte ci sono squadre di caratura inferiore. Almeno, questo è quanto accadeva fino allo scorso anno.

Ora, ci piace crederlo, qualcosa è cambiato. Fin dai primi vagiti estivi il Napoli presenta gli stessi pregi e molti dei difetti congeniti che si porta dietro fin dal principio della gestione Reja. Le differenze però ci sono, si vedono e si sentono. Innanzitutto in termini di uomini. Se paga qualcosa a livello quantitativo, la rosa costruita da Marino ne ha invece guadagnato senz’altro in qualità. Maggio ha finalmente messo in mostra le sue capacità di inserimento quando viene lasciato libero di offendere. Vitale da par suo dimostra di essere altrettanto efficace quando non deve preoccuparsi troppo di guardare gli avversari; sarà un bel ballottaggio con Mannini quando l’esterno ex Brescia tornerà disponibile. Fra le note liete c’è anche la difesa: l’esperienza di Aronica ha dato quel quid necessario a completare il reparto e a renderlo resistente alle intemperie. L’ultimo Domizzi, per quanto temibile in zona-gol, non dava più la sicurezza dei primi tempi. La voce fuori dal coro potrebbe essere considerata quella di un Denis ancora all’asciutto, ma attenzione a bollarlo troppo in fretta come nuovo Calderòn. Il ragazzo ci sa fare, è sempre sulla palla quando (raramente) viene invitato alla conclusione e una volta ritrovata la confidenza con la porta saprà proporsi anche con maggiore convinzione. Peccato che il gioco di sponda non sia propriamente nelle sue corde però questo dovrebbe servire da monito per i compagni a cercarlo di più negli spazi o con tentativi dal fondo. Una soluzione offensiva non ancora sperimentata, guarda caso la più semplice e scontata. Ma questa squadra ha abituato e si è abituata a stupire, a cercare la via del gol nei modi più cervellotici. Così si attenta alla salute della Roma, così si sconfigge la Fiorentina. Eppure, se i compagni impareranno ad innescarlo, Denis tornerà utile contro le piccole, in quelle gare soporifere dove per andare a segno devi buttarla in mezzo quanto più è possibile. Ciò che gli azzurri non hanno mai saputo fare, ciò che deve migliorare quest’anno se si vuole davvero puntare in alto.

E ora come ora non si può che essere ottimisti, in un simile clima di cambiamento. Anche perché a questo proposito menzione speciale la merita mister Reja. Sì, proprio lui, l’odiamato tecnico pane e salame sul cui operato si trova (a ragione) sempre qualcosa da eccepire. Eppure anche lui sembra diverso e ci dà la sensazione che con il tempo anche alcuni tabù stiano finalmente cadendo. Gli si può imputare una squadra troppo timida nel primo tempo, che come contro la Roma ha aspettato troppo gli avversari finendo per subirli irrimediabilmente. Si può storcere il naso di fronte ai cambi finali, con l’intero arsenale di difensori di ruolo schierato a protezione del risultato. Ma non si può chiudere gli occhi di fronte alle intuizioni che di punto in bianco ti cambiano il volto alla gara. In bianco o in nero che sia la mano dell’allenatore si deve vedere, la novità è che ora l’intervento del mister si vede anche in bene e non più solo in male. Avanzare Hamsik ha fatto vincere la partita agli azzurri, così come l’origine del pareggio dell’Olimpico è stata la mossa strategica di piazzare Blasi su Aquilani, annullandolo. Ed è vero che come al solito sono le invenzioni dei singoli (come lo straordinario Lavezzi) a far pendere la bilancia a favore o a torto, ma almeno quando è doveroso diamo a Edi quel che è di Edi.

Tutto bene quindi, risultati simili fanno sì che si vada ad affrontare il Benfica con lo stesso volto disteso e privo di tensione che aveva Reja ai microfoni di Sky. Agonismo e determinazione, ma anche qualcosa in più: questo è il Napoli che ammazza le grandi e fa sognare, e fino a prova contraria anche il Benfica è una squadra dal sangue blu, no?

   

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