IL NAPOLI ALZA LA VOCE: PROTEGGERE LAVEZZI
Il Napoli lancia l’allarme. Reja alza la voce, sette giorni dopo Marino. Ezequiel Lavezzi sotto osservazione, subisce una caterva di falli durante le partite ma “non sempre viene creduto. E questo danneggia la squadra e il giocatore”. Il Napoli non ci sta. Prova a farsi sentire, come fece la Roma qualche anno fa per tutelare Totti. Lavezzi è spesso bersaglio delle “carezze” dei difensori avversari. Colpi proibiti, falli pericolosi, spesso rischia la sua incolumità, il giocatore argentino la cui velocità supersonica attira i pericolosi interventi in ritardo degli avversari. Per ora gli è andata bene…
Il problema è che dopo il rigore ricevuto contro la Juve – rigore fasullo ma nella cui azione Lavezzi non simulò perché ci fu il contatto con Chiellini – prima che si fischi un fallo a favore dell’attaccante sudamericano ce ne vuole. Già a Firenze Lavezzi fu beccato dal pubblico e l’arbitro Gava non fu ‘clemente’ nei suoi confronti, negandogli più di una punizione (e graziando Dainelli e Gamberini più volte). Andò un po’ meglio con la Reggina, dove il rigore conquistato dall’argentino era talmente macroscopico da non dar adito a nessun dubbio. Sabato sera contro il Palermo Rosetti ha sùbito puntato il “pocho”, caduto per la terre in più di un’occasione e vittima di entrate durissime dei difensori rosanero, mai sanzionate a dovere. Su uno dei falli non fischiati a favore di Lavezzi (commesso da Biava), il Palermo ha fatto partire l’azione che ha dato la stura al corner dal quale è nato il gol della vittoria. E dopo, Lavezzi in altre due circostanze è stato letteralmente sbalzato da terra da Zaccardo e ancora da Biava vedendosi addirittura sventolare in faccia il cartellino giallo.
Trattamento pessimo quello ricevuto da La vezzi, un colpo basso allo spettacolo. Il Palermo ha picchiato e Rosetti ha permesso di farlo. E’ vero che a volte l’argentino accentua, magari sull’onda della velocità delle sue azioni, ma etichettarlo come cascatore puro ci sembra congettura eccessiva. E trattarlo vita natural durante alla stegua di un simulatore non è corretto, bensì diventa troppo penalizzante per il calciatore e per il Napoli. Dunque, è bene alzare la voce, farsi sentire, lanciare l’allarme, chiedere giustizia e giustezza nelle scelte dei direttori di gara. Che nell’essere prevenuti non adempiono correttamente al proprio compito di giudici imparziali, falsando le carte in tavola. Quei falli evidenti non fischiati a Palermo legittimano qualche cattivo pensiero, che speravamo non dovesse far capolino dopo la gara con la Juve. Perché agli errori non si può rimediare con altri errori e soprattutto non si può marchiare in modo infame un giovane atleta che non ha il vizietto della simulazione nel suo dna. Meditate arbitri, meditate.
