LA LUPA INCIAMPA SUL CIUCCIO
Tutto e il contrario di tutto. Il Napoli offre ai suoi tele e radio-tifosi (assenti all’Olimpico per le note decisioni extracalcistiche sulle quali preferiamo stendere un velo pietoso) un mirabolante 4-4, in una partita che come ormai è consuetudine provvede a demolire qualsiasi certezza acquisita dalle gare precedenti. Ad inizio campionato tutti a celebrare la straordinaria solidità difensiva, testimoniata anche dai dati statistici. I centrali difensivi partenopei insieme con l’ultimo baluardo della squadra erano stati candidati in blocco per la Nazionale, e grazie a loro il Napoli continuava a mantenersi egregiamente a galla. Ebbene, oggi proprio il muro arretrato si è sbriciolato come un biscottino, e con esso anche il suo custode. Iezzo ha macchiato la sua prova con una papera e una grossa incertezza, episodi che sono costati due dei quattro gol. Il neo-Nazionale Cannavaro ha dimostrato che forse Donadoni ha fatto bene a tenerlo fuori contro il Sudafrica, perché ha mostrato il lato peggiore del suo umorale talento: disattento per l’intera gara, specialmente sul rigore ed in occasione del gol di Perrotta, dove si è sganciato dalla marcatura in maniera molto discutibile, con conseguenze nefaste. Neppure Domizzi è stato impeccabile, in pesante ritardo in vari frangenti della gara, in particolar modo quando su un fuorigioco è partito circa mezz’ora dopo rispetto ai compagni. Per non parlare di Savini, che rappresenta però una spiacevole conferma: non fatelo crossare, per favore, il pallone nella maggior parte dei casi finirà perduto malamente. Fortuna che un suo cross troppo corto è stato corretto da Zalayeta che ha servito l’assist ad Hamsik per il 2-2. Il Panterone a ben vedere ha messo lo zampino in tre dei quattro gol azzurri, e nell’ultimo ci ha infilato pure il testone. A proposito di attaccanti, dicevamo delle smentite che i Reja-boys continuano a fornire, nel bene e nel male. Si diceva che contro l’Inter la squadra era apparsa troppo rinunciataria, non aveva mai cercato davvero la via del gol e le punte non si erano viste neppure col binocolo. E allora non era lo stesso Napoli di oggi: straripante Lavezzi, prezioso Zalayeta. Peccato per Calaiò che come al solito non può dimostrare un bel niente finché continua ad entrare a dieci minuti dal termine della gara, ma questa è la realtà e se questi sono i risultati non si può recriminare troppo.
Ma leggendo i nomi sul tabellino un dato risalta su tutti, sgargiante come la luce che illumina il volpone Marino in sede di mercato. Quattro gol di quattro uomini arrivati a Napoli grazie a quattro intuizioni del Direttore. E qualcosa vorrà pur dire. Lo straordinario Hamsik è riuscito ad infilarsi come una lama nel burro, nei giganteschi spazi che gli offrivano gli stralunati romanisti. Ma anche Gargano è una sempre più piacevole sorpresa, finora ne avevamo apprezzato soltanto la personalità e la preziosa intelligenza tattica, stasera l’uruguagio ha tirato fuori un altro asso dalla manica. La “castagna” da fuori area è nelle sue corde, può essere una risorsa importantissima nel corso del campionato. L’acquisto degli esterni (soprattutto quello sinistro, se proprio ci si ostina a non voler puntare su Rullo) sarebbe stata la ciliegina sulla torta di un mercato gestito con grande competenza da Marino. Così com’è il Napoli è bello, bello come il sole, però appare purtroppo anche palesemente incompleto. Ma per questo c’è ancora il mercato di gennaio, no?
