Il San Paolo: da teatro da grandi occasioni a cimitero.
L’ultima sconfitta rimediata nella scorsa partita di serie A del Napoli, contro il Parma al San Paolo, ha sancito lo strappo inevitabile tra tifosi e squadra.
Gli stessi che in questi anni hanno accompagnato gli azzurri nel cammino che ha visto i partenopei vincere trofei e nel post fallimento ritornare prima in Serie A e successivamente nell’Europa che conta, a competere con i colossi del calcio mondiale.
Si è riuscito addirittura a trasformare questo impianto da 55.000 spettatori, in uno dei più bei teatri mondiali, subentrato al Collana, ha visto tra le sue mura grandi successi, insuccessi, vittorie, sconfitte, giustizie ed ingiustizie.
Ma da quando è iniziato il silenzio di tomba che sta attanagliando il clima delle ultime partite nelle ultime settimane?
Decisamente i momenti del post ammutinamento, un gesto che la gente non ha proprio visto bene, schierandosi in maniera molto decisa con la società ed in particolare con ADL, da lì il rapporto non è andato di certo a migliorare, fischi e parolacce hanno accompagnato gli azzurri per intere partite. Ma in realtà un momento di pace c’è stato, dopo il pareggio di Liverpool infatti, nella partita al San Paolo contro il Bologna, io stesso ho potuto constatare che tutto il popolo partenopeo si era tinto di azzurro, scortando il pullman con cori di incitamento e gesti evidenti di carica e cuore. Il risultato però è stato beffardo, sconfitta per 2-1 e fischi assordanti al termine della suddetta, da lì in poi non si è mai vista una tentata ricucitura, forse perché il Napoli non vince da Ottobre, oppure perché il carattere è sempre arrendevole e passivo. Motivazioni non scarseggiano di certo, ma l’augurio e la speranza in questo clima natalizio di festa, è sempre quella di vedere presto questa squadra più su in campionato e sentire ancora quei cori che fanno tremare i sismografi.



