Dries Mertens e il sacrificio inosservato
La voglia, il carattere e la grinta di certo non gli mancano, ma c’è da dire che in quest’ultimo mese, al Napoli, è mancato e non poco il folletto azzurro con la maglia numero 14 che era stato devastante all’inizio della stagione.
Ovviamente un motivo c’è e nonostante il belga sia uno dei pochi a combattere quando le cose si mettono male per il Napoli, si percepisce che qualcosa non va, che l’ex PSV non sia lo stesso d’inizio stagione.
Tutto questo chiaramente succede per un motivo, un problema che è sotto gli occhi di tutti, ossia la mancanza di una vera e propria punta, di un giocatore che si trovi al centro dell’area di rigore per buttarla dentro.
Non convinto dalle prove di Gabbiadini, Sarri ha quindi deciso di lanciare, oramai da un mese a questa parte, Dries Mertens prima punta, nonostante il giocatore azzurro non abbia tutte le caratteristiche che formano un attaccante di razza.
A molti non sono piaciute le dichiarazioni, di ieri sera nel post gara, del tecnico azzurro: “E’ calato di condizione rispetto a un mese fa, ma nonostante questo avremmo bisogno di due o tre Mertens. Ho nostalgia di quando si alzava dalla panchina e mi risolveva le partite”.
In queste parole Sarri non fa riferimento al sacrificio che compie Mertens in un ruolo non suo, i tifosi e parte della stampa avrebbero preferito che questo dedizione al sacrificio del belga fosse stata evidenziata dal tecnico toscano, che ha deciso di collocare Mertens in quella parte del campo dal primo minuto dopo l’evidente bocciatura di Gabbiadini.
Dati alla mano composti da cali di percentuali, conclusioni e assist, il sacrificio di Mertens non deve passare inosservato, il problema è però sempre lo stesso: una mancanza di una vera e propria prima punta.


