Che vi siete persi…
Spesso. Molto spesso, abbiamo visto giocatori di media caratura rifiutare la piazza di Napoli. Calciatori che non hanno nemmeno un minuto in una competizione Europea, si permettono anche il lusso di dubitare se approdare in una realtà ormai affermata a livello internazionale, come ormai lo è il Napoli da 8 anni a questa parte. Dove anche il più grande di tutti non ebbe esitazioni. O restare in una realtà di provincia e continuare ad essere l’eterna promessa.
Non possiamo saperlo con precisione, ma un’idea ce la siamo fatta. In realtà i motivi possono essere molteplici, partiamo da un calciatore più che da un interrogativo: Maxime Gonalons. Il regista francese corteggiatissimo da Benitez, ha chiuso più volte la porta in faccia a De Laurentiis, anche per mano del presidente Aulas. Il motivo? Non di certo l’ambizione del club partenopeo, ma qui entra in ballo la città. Ebbene egli sembra aver avuto perplessità sul tenore di vita che potesse offrire il capoluogo campano. Caro Maxime, per informazioni rivolgersi a Pepe Reina. Andando a scavare nel “cascione”, ripercorriamo l’anno 2009, quando alla guida dirigenziale c’era Pierpaolo Marino, che andò a scavare un giovane Olandese di nome Tim Matavz(ora al Genoa). L’affare sembrava praticamente chiuso, fin quando la madre procuratrice decise di interrompere tutto perché considerava Napoli una città pericolosa per suo figlio. Inutile aggiungere altro.
Potremmo scrivere un libro su tutti i calciatori che hanno rifiutato Napoli per codesto motivo, chiedere anche ad Adil Rami, il quale la sorella gli sconsigliò vivamente di accasarsi agli azzurri. Peccato che una volta arrivato a Napoli per sfidare il club, il centrale francese non ha resistito al fascino di scattarsi un selfie con il Vesuvio ed il golfo come sfondo.
Ma non sempre i motivi sono rappresentati dalla città. Anno 2010, il Napoli ha praticamente chiuso l’affare Mimmo Criscito, ma poi il tutto saltò perché De Laurentiis voleva i diritti del terzino di Cercola tutti per se (il Napoletano guadagnava più dagli sponsor che dal contratto da calciatore ).
Lo scorso anno abbiamo assistito ad un medesimo caso. Davide Astori, eterno promesso al Napoli, ma puntualmente non è mai sbarcato all’ombra del Vesuvio, anche quando erano già programmate le visite mediche a Dimaro. Solita storia, il Patron azzurro voleva che il difensore interrompesse il suo rapporto con la Puma. Risultato? Astori alla Fiorentina.
Aurelio De Laurentiis è una vecchia volpe, e sa il fatto suo. Una volta annunciò testuali parole: “Napoli è una realtà bella, ma complicata, la capiscono in pochi. E poi i contratti si fanno in 5. Si avete capito bene in 5. Bisogna vedere se il calciatore rientra nei miei parametri e il Napoli nei suoi. Se il procuratore crede che Napoli sia il meglio per il suo assistito. Se alla fidanzata piace la pizza, e al cane la veduta di terrazza Posillipo“.
Di nomi se ne possono fare milioni, e quelli che circolano in queste ore, come quelli di Herrera, Lapadula, Vecino e quelli che hanno rifiutato Napoli come Vrsaljko e Klassen, devono solo leggere la distinta della squadra, tanto per farsi un’idea di chi sarebbero i futuri compagni di squadra. Dalle nostre parti circola un detto: “Tutti sono utili ma nessuno è indispensabile”.
Napoli è un punto di arrivo non di partenza.


