Non è una Waterloo
La sconfitta dello Stadium sta assumendo i toni di una Waterloo ma è solo e unicamente una strage di cuori infranti che possono però ritrovare ancora amore ed entusiasmo.
Un “tiro all’improvviso” è stato quello di Zaza che ha fatto più stragi di Al Capone nella serata del ‘29 di San Valentino. I sostenitori azzurri si sono sentiti colpiti nel profondo dall’esito finale della gara dello Stadium vissuta per settimane come una gara dall’importanza più alta di quella che veramente avesse. Un San Valentino che ha regalato cioccolatini amari per i tifosi che, non per questo, devono far passare questa sconfitta come la fine di tutto, come la Waterloo del Napoleone Sarri perchè ci sono ancora 13 lunghe e interminabili “battaglie” (e passateci il termine senza per questo voler creare un clima ostile per una partita di calcio). Quello che deve passare come messaggio, dopo la partita di ieri, è che il comandante ha visto cadere sul campo alcuni dei suoi colonnelli (su tutti Jorginho e Insigne) ma la truppa deve ricomporsi e far si che questa sconfitta non sia il principio di una fine, come fu la campagna di Russia per Napoleone, ma il punto di partenza da cui, coeso, un gruppo riprende le armi e continua il suo cammino. Le parole di “Leonida” Reina a fine gara su Twitter sono l’urlo del condottiero che chiede ai suoi di rialzarsi e di continuare a portare avanti una stagione che fino ad oggi è stata lodevole e ricca di soddisfazioni e che non può finire con tre mesi di anticipo.
Tanti, forse troppi, cuori spezzati ieri, ma non per questo il tifoso napoletano, innamorato cronico, deve perdere il suo entusiasmo e darsi per sconfitto prima del tempo ma, anzi, deve continuare a stare vicino alla squadra da qui a fine stagione. Perchè sia nel bene che nel male si deve restare uniti e non farsi sfaldare da faide disfattiste o dal riaffiorare di vecchi rancori o livori. In tanti ieri su social o tra le mura di casa o nei bar hanno urlato la loro rabbia di amanti traditi iniziando a trovare questo o quell’altro colpevole, trovando così le loro personali ragioni per una sconfitta a tratti immeritata ma per certi versi annunciata dalla tradizione sfavorevole e dalle mancanza di equilibrio in un ambiente, come quello napoletano, che stenta ad essere coerente.
Aurelio il primo bersaglio perchè non ha acquistato l’”Esperienza” al mercato, un pò come l’amalgama che il buon Massimino cercava di comprare per il suo Catania negli anni ottanta. Ma davvero è solo per questo che il Napoli ieri è uscito nuovamente sconfitto dallo Stadium? L’episodio del tiro (deviato), che ha segnato l’incontro, è stato solo un fulmine in un cammino verso uno zero a zero costruito dal tatticismo dei due tecnici e dalla prestazione eccellente delle due difese più forti del campionato. Napoli punito dall’unico errore di Koulibaly e dall’ingenua palla persa da Mertens. Anche questo è il calcio ma quello che amareggia è il “cuore oltre l’ostacolo” che gli azzurri avrebbero dovuto buttare, come preannunciato, e che invece si è trasformato nel braccino del tennista e lascia per questo l’amaro in bocca. Ma ancora una volta chi è causa del suo mal pianga se stesso, perchè la faccia tosta che Sarri voleva non l’ha mostrata nessuno e il Napoli si è fatto attirare nel classico gioco del gatto con il topo rallentando quando doveva accelerare e non riuscendo minimamente a gestire la gara come, anche tutti, Sarri incluso, sapevano di non essere capaci. Il perchè di questo atteggiamento? E’ chiaro ed evidente in quanto dovuto all’errore più grande, ovvero a quello di caricare a molla ambiente e squadra per questa che non era una finale di Coppa, come ce ne state tra le due squadre con esiti ultimamente favorevoli agli azzurri, ma una gara a neanche due terzi della stagione e che solo in caso di vittoria azzurra avrebbe dato una svolta importante ma comunque mai decisiva.
Oggi il risveglio dei tifosi (per chi ha dormito…) è stato sconfortante ma l’amarezza deve trasformarsi in forza d’urto e in maggiore coesione e coerenza, quella che la rabbia non aiuta ad alimentare anzi, la trasforma in livore che fa solo male al Napoli perchè diventa irriconoscenza verso quanto fatto da questo gruppo fino ad oggi.
E allora avanti Napoli, rialzati e cammina, corri più forte di prima perchè tutto può accadere un giorno all’improvviso…..

