La favola più bella che si possa raccontare…
Lo straordinario momento di Lorenzo Insigne è il lieto fine di una storia piena di ostacoli.
E’ il minuto 74 di uno dei tanti Milan-Napoli della storia, e sulla lavagnetta luminosa del quarto uomo campeggia in rosso il numero 24. Insigne esce dal campo, dopo aver fatto a pezzi gli uomini di Mihajlovic, tra gli applausi scroscianti del pubblico di San Siro. La scala del calcio consacra il nuovo simbolo italiano con un tributo raramente visto prima, lanciandolo definitivamente nell’Olimpo del pallone. La favola di Lorenzo Insigne è appena cominciata, ma è anche già finita, in un vortice di emozioni, sensazione, sorrisi, lacrime e gioie che collimano ed esplodono nell’inimmaginabile inizio di stagione del Magnifico. Si diceva di una favola già finita, e non lo si fa alludendo a pensieri malinconici, ma alla certezza che questo momento non sarà poi tale, che non resterà un lampo, un bagliore che per la sua essenza è destinato presto ad esaurirsi. Sarà una condizione che si protrarrà a lungo, irradiando il tempo di una luce meravigliosamente accecante.
Ma come in ogni favola che si rispetti, anche quella dello scugnizzo di Frattamaggiore si presenta come un percorso ad ostacoli, che conosce la sua origine il 29 agosto 2014 : durante Napoli-Lazio di Coppa Italia, finita 1-0 per gli azzurri, Benitez richiama Lorenzo in panchina. Dagli spalti si levano più fischi che applausi, e Insigne reagisce indispettito incitando provocatoriamente i tifosi a continuare. Passano 7 mesi, è il 19 agosto, ma la scena non cambia : nell’andata dei preliminari di Champions League contro l’Athletic Bilbao, il Napoli è sotto di un gol al San Paolo, Insigne esce per fare posto a Mertens. Questa volta i fischi sono assordanti, e Lorenzo proprio non riesce a trattenere la rabbia, scalciando tutto ciò che trova sulla propria strada. “ E’ il troppo amore “, si disse, ma un amore sofferente probabilmente un amore non lo è. La sofferenza, quella vera, sarebbe arrivata da li a poco : il 9 novembre, la sera prima di partire per Coverciano e rispondere alla chiamata del C.T. Conte, Insigne è in campo a Firenze, quando per evitare l’intervento di un avversario cade male e si rompe il crociato anteriore del ginocchio destro. Il pianto disperato di Lorenzo è una scena commovente che unisce l’Italia intera attorno al piccolo attaccante partenopeo.
29-19-9. Un tris di date decrescenti a scandire la strada di Insigne : ogni sofferenza è più dura di quella precedente, ma il periodo buio si va esaurendo man mano, e luce si avvicina. Napoli-Sampdoria del 26 aprile scorso è il trionfo della gioia e dell’emozione : Lorenzo è da poco tornato a calcare i campi, ruba palla a centrocampo e si invola verso Viviano, freddandolo con una perfetta traiettoria dal limite dell’area. La corsa sotto la curva, le braccia che si sollevano incrociandosi sul volto, quella fascia da capitano ben in vista e le lacrime liberatorie di un ragazzo diventato uomo. Il resto è storia nota e recente, sono freddi numeri che scaldano il cuore dei napoletani. 7 partite, 5 reti, 3 assist. E poi c’è quello che le statistiche non possono raccontare : c’è la personalità, c’è la fantasia, c’è il genio, c’è la leadership, c’è l’entusiasmo, c’è l’assunzione di responsabilità. C’è tutto, ma proprio tutto, nella favola più bella che si possa raccontare.


