VINAZZANI: "LA SALVEZZA E’ IL RICORDO PIU’ BELLO"

Claudio Vinazzani, toscano di Carrara in provincia di Massa, dov’è nato nel 1954, Capitano per più anni di un Napoli più da spada che da fioretto, centrocampista mai domo, ci ha rilasciato questa interessante intervista.

Lei giunge a Napoli nel 1976, proveniente dalla Massese che allora, come oggi,si trovava in serie C. Chi fu il mentore per il suo trasferimento a Napoli?"Fu Romeo Anconetani, poi funambolico presidente del Pisa a propormi a Ferlaino ed a Franco Janich, allora direttore sportivo nella sua doppia veste di procuratore (benché all’epoca fosse squalificato) e responsabile della Nazionale giovanile di serie C, squadra nella quale disputai anche due partite. Ricordo che prima di essere trasferito mi disse che l’alternativa al Napoli era il Cagliari, dove sarei giunto via Torino. Alla fine la spuntò il Napoli, e sono ben felice che sia andata così".

Appena arrivato, nel 1976, subito si trovò di fronte come allenatore un’istituzione del Napoli: Bruno Pesaola."Lo ricordo come un uomo davvero eccezionale con il quale allacciai da subito uno splendido rapporto, ma ricordo con piacere anche gli altri mister con i quali ho avuto a che fare nei miei 7 anni trascorsi in riva al Golfo: Di Marzio, Vinicio, Marchesi, Giacomini e poi ancora il "Petisso" Pesaola nella mia ultima stagione (‘82- ‘83)".Ancora oggi a Fuorigrotta, c’è un negozio di sport che porta il suo nome."Ho ancora una partecipazione che ho preferito tenere per avere ancora un legame con la città. Fosse stata un’altra città, probabilmente avrei ceduto tutto. Ma Napoli per me è qualcosa di speciale, un posto unico al mondo, dove il calore dei tifosi è ineguagliabile, anche quando criticano la squadra: in loro si coglie un amore viscerale".L’anno più bello?

"Non è stata la stagione del 3° posto. Il ricordo in me più vivo è quello del campionato 1982-’83, in cui, inaspettatamente, ci trovammo invischiati in pieno nella lotta per non retrocedere, tanto che al giro di boa eravamo ultimi con soli 8 punti. Giacomini andò via, vennero Pesaola e Rambone. Insieme a Bruscolotti e Ferrario promuovemmo una sorte di autogestione di noi giocatori.

Facemmo un girone di ritorno eccezionale, tanto da totalizzare 19 punti (allora la vittoria valeva 2 punti e le partite erano 15) appena due in meno della Roma Campione d’Italia. A fine anno ebbi la soddisfazione di ricevere dai tifosi il premio come miglior giocatore dell’anno".A fine anno però, arriva il momento del suo addio a Napoli.

"Io avevo un ottimo rapporto con l’Ingegner Ferlaino, tanto da discutere con lui i premi e quant’altro riguardasse il rapporto società-squadra. Inoltre ero delegato a rappresentare i miei compagni con la stampa, i tifosi etc.. Arrivò Antonio Juliano come Direttore Generale e credo che giustamente non volesse che la mia presenza rischiasse di sminuire il suo ruolo. A scanso di equivoci però, ci tengo a sottolineare che a mio modo di vedere il comportamento di Juliano fu giusto. Nella vita bisogna essere realisti, Juliano del resto è stato un ottimo dirigente, sono andato via con amarezza sì, ma con la consapevolezza di essere stato trattato con giustizia, e di aver lasciato un buon ricordo in tutti i tifosi partenopei".Restano i numeri positivi: 188 partite e 46 gol in sette stagioni.

"Prima dell’inizio del campionato, nel classico gioco della probabile formazione titolare, il mio nome non c’era quasi mai, per poi essere praticamente sempre presente quando in palio vi erano i 2 punti. La serietà, nel calcio come nella vita, non tradisce mai".E’ vero che i compagni la soprannominarono "Andreotti"?

"Sì è vero, uscì questa cosa su tutti i giornali da quando la scrisse un grande come Romolo Acampora (prima firma del "Mattino"). Debbo dire che sentirmi chiamare così solleticava non poco la mia vanità, anche perché, secondo me, Giulio Andreotti è stato uno dei politici italiani più importanti".Il dopo calcio di Claudio Vinazzani.

"Benché il mondo del calcio non sia più quello di una volta, ho continuato e continuo ancora oggi a farne parte. Sono stato direttore sportivo della Massese, direttore sportivo del Venezia, oggi sono alla Carrarese nel medesimo ruolo".

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