CHE FINE HA FATTO JORGINHO?

Arrivato in punta di piedi, è andato incontro ad un sali-scendi nel corso di questa stagione, fino a scivolare al terzo posto nelle gerarchie di Benitez per la mediana.

Impressionante, per l’impatto alla prima esperienza in una big e la personalità da veterano mostrata sin dall’esordio contro il Chievo; per l’adattamento alla mediana due dopo anni di centrocampo a tre e la qualità della manovra unita alla rapidità di pensiero. Non c’è dubbio che Jorge Luiz Frello, meglio noto come Jorginho, abbia lasciato il segno nella seconda parte dello scorso campionato, arrivato a Napoli dal Verona di Mandorlini. Scalza fin da subito Behrami e Dzemaili, e si piazza al fianco di Inler, il cui rendimento migliora grazie allo sgravo dai compiti di impostazione; compiti, invece, affidati al nuovo arrivato, chiamato da Benitez a tessere le trame di gioco del suo Napoli, oltre a sfruttare le naturali doti di inserimento: il gol contro la Roma nella semifinale di ritorno di Coppa Italia è un gioiello, un mix di tecnica e stile a richiamare il sangue verde-oro che scorre nelle vene del ragazzo di Imbituba.

PARTENZA AD HANDICAP- Nell’incubo rappresentato dall’inizio di questa stagione del Napoli Jorginho si segnala però tra i peggiori : male a Bilbao, male a Genova, malissimo in casa contro il Chievo, fuori contro Udinese e Palermo. Appesantito, molle nei contrasti, spesso fuori posizione, non inventa e non prende per mano la squadra, sbaglia tanto e come tanti sembra un pesce fuor d’acqua; del regista finalmente arrivato alla corte di un allenatore che fa del possesso palla e della qualità del gioco i principi cardine della sua filosofia di calcio nemmeno l’ombra. Il richiamo di preparazione fatto in estate pesa e non solo su Jorginho, che, nei momenti di scarsa vena degli avanti partenopei, ovvero quando si tratta di rincorrere gli avversari più che far correre e girare il pallone per portare pericoli alle retroguardie altrui, non rappresenta il massimo in quanto a funzionalità, per le sue naturali caratteristiche di gioco.

LA RINASCITA- Gli incubi ,come i sogni, fortunatamente finiscono, e la rinascita di Jorginho arriva in contemporanea a quella del Napoli: gioca un’ottima mezz’ora finale a San Siro contro l’Inter, quando interpreta alla perfezione il ruolo di trequartista ma soprattutto di raccordo tra centrocampo e attacco; diventa nuovamente la mente della squadra, in cooperazione con un fantastico Insigne, nei match con Verona e Roma al San Paolo, e altresì nei 15 minuti giocati nell’infrasettimanale disputato a Bergamo contro l’Atalanta, quando guida la squadra nel finale alla ricerca del pareggio. Ma è la prestazione del Franchi, il 9 novembre, il punto di massima luce della sua stagione: il Napoli vince 1 a 0, e Jorginho gioca in maniera sontuosa, si prende le responsabilità di chi in mezzo al campo la fa da padrone, tiene palla, la fa girare, la protegge e si inserisce, disputando forse la sua miglior partita in maglia azzurra. Poi però..

NUOVO CROLLO- Come in simbiosi, il nuovo momento negativo di Jorginho coincide con quello di tutto il Napoli. Squalificato contro il Cagliari, al rientro della sosta, entra, e male, a Genova contro la Sampdoria, andando a disputare successivamente due match da quattro in pagella, contro l’Empoli prima e il Milan dopo. Da li in poi solo scampoli di partita : 12 minuti contro il Parma, 14 in Supercoppa a Doha, con tanto di rigore fallito, e 23 a Cesena, fino alla panchina del San Paolo nella sfida alla Juventus. Praticamente sparito, scivolato, nelle gerarchie di Benitez, dopo Gargano e David Lopez. Perché? Una questione tattica? Poco funzionale per la ricerca di quell’equilibrio tanto invocato da Benitez? Forse, ma sarebbe in ogni caso difficile spiegare gli appena 685 minuti complessivi nelle 18 partite di campionato, altra cosa rispetto ai 1120 del girone di ritorno nella passata stagione (sempre 18 partite, a Bologna non era convocabile). O è una questione fisica? Ha di nuovo noie in tal senso? Forse, ma sarebbe difficile spiegare anche questa situazione, un problema che troppo spesso si presenterebbe per un calciatore di appena 23 anni. In definitiva, che fine ha fatto Jorginho?

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