UNA MACCHINA DA GOAL!
Era la metà del Luglio scorso. Edinson Cavani , implacabile cecchino del Napoli targato Mazzarri , era appena passato al Paris St. Germain per 64 milioni di euro. Napoli aveva appena salutato colui che , in poco più di tre anni , era diventata la bandiera indiscussa di una squadra che dell’uruguaiano aveva imparato ad apprezzare non solo l’indiscutibile potenza atletica , quanto la sua assoluta freddezza nell’insaccare il pallone alle spalle dei portieri avversari. Napoli era preoccupata : in fin dei conti , è dura separarsi da un calciatore che , nonostante la sua poca gratitudine al momento del congedo , era riuscito comunque a mettere a segno 104 reti in tre stagioni in azzurro. Napoli era preoccupata : l’arrivo di Gonzalo Higuain era ancora una flebile voce che si perdeva nei tortuosi ed intricati meandri del calciomercato , quelli di Meertens e Callejon non stuzzicavano appieno la fantasia del tifoso napoletano , che , dai tempi di Careca e Schwoch , sognavano quel numero 9 capace di trascinare un’intera squadra alla vittoria. Le nubi intorno al reparto offensivo di quel Napoli sembravano tante a tutti. O meglio , quasi a tutti. Perché se i presunti esperti del settore riempivano pagine di giornali per sottolineare quanto Cavani fosse assolutamente indispensabile per quel Napoli , dall’altra parte quella vecchia volpe , di nome Rafa Benitez , spargeva a tutti rassicuranti sorrisi , assolutamente conscio che la cessione di colui che , fino a quel momento , era etichettato come simbolo assoluto del Napoli , in realtà era meno grave di quello che si poteva immaginare. Ed il “Rafa-pensiero ” appariva subito chiaro già durante il ritiro estivo : il Napoli che verrà , secondo il madrileno , non dovrà dipendere dalle marcature di un solo giocatore , ma essere in grado di portare quanti più uomini possibili a trovare la via del goal. Il tutto attraverso l’organizzazione di gioco e non più con le ripartenze veloci , tanto care alla precedente gestione tecnica. Benitez era così convinto del suo credo che arrivava addirittura a pronosticare venti goal per Josè Maria Callejon , gregario di lusso nel Real Madrid di Josè Mourihno. Ottimo calciatore , ma pur sempre gregario. Non il campione di oggi. Sono ormai passati dieci mesi da quell’afosa metà di Luglio. Da quei giorni sono cambiate molte cose , il Napoli rimpiazzò Cavani con “ El Pipita” Higuain ed il resto è storia dei giorni nostri. Una storia che afferma che Benitez ha già alzato il suo primo trofeo ( la Coppa Italia) da quando siede sulla panchina azzurra , ha raggiunto la qualificazione in Champions League , con la vittoria a Genova contro la Sampdoria ha stabilito il record delle vittorie esterne del club e , vincendo l’ultima gara a Verona , potrebbe eguagliare quello di punti del Napoli di Mazzarri ( che però non era impegnato nelle Coppe). In attesa di poter frantumare anche questi risultati , balza all’occhio un altro successo targato Rafa : e quel record tende a spazzare via tutti i dubbi e le incertezze che la partenza di Cavani aveva suscitato all’intera Italia calcistica. Il primo Napoli di Benitez , tra campionato , Coppa Italia e Coppe Europee , è riuscito a realizzare 99 reti , con una partita ancora da disputare in casa contro il Verona. Mai nessun Napoli del passato era riuscito in tale impresa. E ciò che avvicina il Napoli ai grandi club europei è che tali marcature sono state equamente distribuite tra tanti calciatori per il tramite di quel 4-2-3-1 che , ancor oggi , fa storcere il naso agli amanti di quel calcio italiano , bistrattato in campo europeo finanche dal forte ma non irresistibile Benfica. E se i ventiquattro goal stagionali di Gonzalo Higuain non sono una novità , balza alla mente la profezia dell’indovino Benitez su Callejon : l’ala azzurra ha infatti , fino ad ora , realizzato 19 marcature , appena una in meno ( al momento ) di quella pronosticata dal suo allenatore. Ma non è finita qui : assolutamente prolifica ( in relazione al loro impiego) è stata anche la stagione di Dries Meertens ( 11 reti) , di Goran Pandev ( 8 reti contro le 7 della scorsa stagione) , di Lorenzo Insigne ( 9 contro le 5 dell’ultimo anno di Mazzarri ) , di Blerim Dzemaili ( 6 con un minutaggio davvero ridotto) e di Duvan Zapata. Nel Napoli di Benitez , insomma , segnano tutti : segno evidente di una squadra che rispecchia appieno la mentalità del suo tecnico , una compagine perfettamente consapevole che , nel calcio di oggi , per vincere occorre segnare sempre un goal in più dell’avversario. E se consideriamo il fatto che , a causa di lunghi e seri infortuni , questo Napoli ha dovuto a lungo fare i conti con l’assenza di un elemento come Camilo Zuniga e con la precaria condizione fisica del suo centrocampista più prolifico , quale è Marek Hamsik , non immaginiamo cosa questa squadra sarà capace di fare tra un anno , quando – con un impianto di gioco ancor più collaudato e con la speranza di subire meno infortuni – Benitez potrà avere al meglio della condizione tutti quegli elementi che potranno solo aumentare la pericolosità offensiva degli azzurri. Magari , saggiamente coadiuvati da elementi di maggior spessore , in fase di non possesso , rispetto a quelli che comunque bene hanno fatto quest’anno in base alle loro possibilità. E’quasi un peccato che , contro il Verona , questa giostra del goal debba chiudere i battenti. Davvero , un grande peccato.
