SOLUZIONE FINALE!

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E’ finita la stagione 2008/2009. Finalmente! Non se ne poteva più e nessuno si sarebbe mai aspettato un atteggiamento simile fino ad un sette mesi fa. Quanti guai in questo Napoli, quante grane in questa società da risolvere subito e con effetto immediato perché per crescere, per diventare grandi, per mettere il bastone fra le ruote di un carro che corre veloce già da qualche tempo, non bastano solo i capitali.Napoli rivive le pagine di questa ultima stagione con una rabbia immensa, assordante, un sentimento nato da chi si sente preso in giro, sbattuto fuori da una realtà per la quale è pronto a spendere un denaro in risparmio e del tempo prezioso. Un anno ricco errori diventati guai ignorandone le sirene perpetue e crescenti di giorno in giorno.

Sul filo del rasoio. Guardiamoci un po’ intorno e capiremo il perché di tante cose. I problemi del Napoli sono nati con la fine della stagione 2007/2008, già, perché le falle non si creano improvvisamente durante la notte ma maturano durante il giorno crescendo sempre più a dismisura se non si trovano, o non si vogliono trovare, le soluzioni adeguate. L’incertezza, il c’è o non c’è, due piedi in una scarpa, vado via o mi cacci. Errore primario e madornale quello di lasciar scorrere sotto la mano del tempo una decisione essenziale per il futuro prossimo. Per mesi abbiamo ascoltato il tecnico Edy Reja glissare il suo futuro, d’altro canto la dirigenza ne rimanda la decisione. Situazione che destabilizza inevitabilmente il gruppo che a pochi giorni dall’inizio di una nuova stagione non sa ancora chi sarà il timoniere. Tutto si risolve, come piace a questa società, con un po’ d’acqua insipida per allungare il brodo: rinnovo al tecnico per una sola stagione e la consapevolezza che comunque vada sarà l’ultima.Situazione che oscura il giorno successivo: per cosa lottiamo? Per chi lottiamo? E se oggi va così, domani come andrà? Nessuno è stato in grado di leggere ciò che accadeva altrove riportando in casa propria le stesse incertezze. La Juventus aveva già deciso il destino di Ranieri e, anche senza Intertoto, inizia bene per poi crollare inesorabilmente costringendo la società a cambiare sul finire; Ancelotti sognava la terra della Regina e il Milan ha lasciato che tutto scorresse tranquillo con il risultato di una stagione più che deludente. Alla Lazio, Rossi si, Rossi no, e guarda caso solo l’obiettivo Coppa Italia salva i biancocelesti da un fallimento ampiamente annunciato. Per non parlare di Torino e Palermo. Insomma, la gestione tecnica ha influenzato buona parte del progetto tanto decantato, forse perché la certezza di tale progetto non era nemmeno viva nella mente dell’ideatore.

Puntare al buio. Generalmente una società ambiziosa cerca di migliorarsi pian piano senza perdere di vista le proprie basi o, quanto meno, la propria idea. Al Napoli, questo, non è accaduto, bensì il contrario. La squadra raggiunge l’Intertoto e per quanto un po’ tutti sapessero come un inizio anticipato potesse costare sul piano fisico nel periodo primaverile (e non a Novembre come in tanti hanno provato a far credere) la gestione del mercato è stata del tutto a discapito di se stessi. Via Domizzi, un signor difensore preso più dalle proprie paranoie che dal progetto societario, e ci può stare, ma gli acquisti di Rinaudo (riserva di Barzagli nel Palermo) per una cifra assurda quale 6 milioni di euro, e l’arrivo di Aronica scartato a suo tempo dalla Juventus e discreto difensore della Reggina, hanno portato la struttura difensiva azzurra a posarsi totalmente su Santacroce (giovane e inesperto), Cannavaro (scarso di personalità nel gestire il reparto) e Contini (bravo e troppo discontinuo). Il centrocampo reggeva sulla solita corsa senza testa (e menomale che qualcuno sosteneva come la mente controlli il corpo) consolidando un’assenza di idee palesata già tempo addietro; l’attacco, poi, ne viveva di enigmi continui con l’arrivo di Denis (goleador in Argentina ma già fallimentare in Italia ai tempi del Cesena) che assomiglia più alla puntata a carte coperte che ad un deciso All-in da sfruttare a pieno. A questo si aggiunge l’addio di un certo Roberto Carlos Sosa che tanto peso ed equilibrio ne portava in spogliatoio, una specie di leader dalla faccia dirigenziale in calzoncini e scarpini. Per non parlare della costante assenza di un laterale sinistro di ruolo che ha costretto ad un giovane, Luigi Vitale, a immedesimarsi in ciò che potrebbe essere domani ma che non è sicuramente oggi: un calciatore di fascia totale.

Società fantasma. Nel calcio moderno, poi, è molto importante avere una certa immagine relazionata ad un certo peso “politico”. Il Napoli, tornato in A, ha letteralmente ignorato il campo dell’amministrazione federale restando costantemente in silenzio anche quando la giustizia veritiera ne chiede vendetta. I fatti di Roma, anzi, i NON fatti di Roma hanno penalizzato l’intera tifoseria azzurra, per non parlare dell’immagine di un’intera città, costretti a guardare da lontano i propri beniamini mentre fuori il San Paolo ne beccavano di santa ragione. E la società? Silenzio. Nessuno ha intrapreso una sorta di rivendicazione, nessuno ha tutelato la tifoseria di fronte ad organi che dovrebbero essere competente ma che non lo sono, nessuno ha battuto i pugni sul tavolo come dovrebbe fare una piazza dal quarto bacino d’utenza. Buio assoluto e meno male che la passione azzurra supera quella di una nazione intera. La Roma alza la voce e becca “favori”, la Fiorentina fa lo stesso e becca “piaceri”, il Napoli resta in silenzio e incassa senza batter ciglio. Essere signori non significa tacere in eterno, ma far valere le proprie ragioni senza cadere nel ridicolo e uomini che fanno della comunicazione il proprio pane quotidiano, dovrebbero saperlo.

Vinco io e perdono gl’altri. In questo Napoli c’è un gioco che dura da anni: la palla avvelenata! Quando il celo è azzurro e ricco di stelle, ecco il padre padrone pronto a sfoderare il distinto sorriso di chi sa che di premi ne arriveranno a bizzeffe; quando il celo diventa in odor di tempesta, il piccolo padrino si perde tra le nuvole nascondendo il proprio ego dietro le “colpe altrui”. Situazione che innervosisce l’intero ambiente perché prelevare un uomo per farlo diventare martire (o scudo) delle proprie azioni è deplorevole. Non dimenticando, poi, il silenzio stampa che dura dalla notte dei tempi perché “in situazioni come queste è bene restare in silenzio”. E’ stato talmente un bene che adesso Napoli deve vedere il proprio idolo scappare come un principe deposto e braccato. E’ pur vero che pretendere quattrini senza meritarli a pieno non ne giova alla propria immagine, ma fare promesse illusorie è una cappa di tensione che coinvolge tutti perché adesso davvero tutti non si fideranno di ulteriori promesse future.

In conclusione, poi, è bello ridere di ciò che accade quasi per caso. Il Napoli s’è divertito nello stilare il suo buon calendario ed è incredibile come nel mese di Giugno, il direttore generale Pierpaolo Marino sieda al piano con una scritta in bella mostra: “Non sparate sul pianista” mentre alle sue spalle aleggia foto segnaletica di Lavezzi con la scritta “Wanted”. Ironia della sorte…

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