Sarri out: ne è valsa davvero la pena Maurizio?

La storia d’amore mai nata tra Maurizio Sarri e la Juventus termina dopo solo un anno.
Ebbene sì siamo all’epilogo, parafrasando un vecchio film di Comencini “Voltati Eugenio “ è proprio il caso di dire “voltati Maurizio “ e chiederti ne è valsa la pena?
A Sarri appena esonerato non è bastato lo scudetto imbarazzante e noioso vinto in un luglio asfissiante.
La Juventus è fuori dalla Champions League, con giocatori boccheggianti e non in condizione ripresentati contro il Lione di Rudi Garcia; e i francesi con il minimo sforzo volano ai quarti con il City di Guardiola.
Non ci sono scuse che tengano, la Juve aveva pescato dall’urna l’avversario migliore e poteva e doveva raggiungere i quarti in carrozza.
Ha fatto quasi tenerezza vedere Sarri, all’ennesima domanda di un giornalista – per lui stolto e offensivo – che gli chiede se aveva paura dell esonero.
Ha detto testualmente: state definendo i dirigenti della Juve dilettanti? Le decisioni non le prendono per una partita.
E invece caro Maurizio è andata così: i tuoi ex dirigenti baratterebbero almeno tre scudetti per una sola vittoria in Champions League, ormai vincere in Italia quasi li annoia.
Per questo Andrea Agnelli aveva scelto te: sperava almeno di divertirsi, ma questa Juventus – forse realmente alla fine di un ciclo – ha giocato il campionato più brutto degli ultimi anni, polverizzando tutti i record negativi e nonostante tutto causa avversari incapaci ha vinto ugualmente. Andrea Agnelli dopo Conte e Allegri è andato contro gli insegnamenti dello zio Giovanni e di Boniperti, ha abbandonato il buon De Couberten e il suo “siamo la Juve l’importante è vincere!”.
Aveva scelto te, ma alla fine, aiutato dai numeri non ha retto nel portare avanti la sua idea, data la poca lucidità e gestione della squadra dimostrata.
E sì Maurizio ne è valsa la pena?
Alla festa scudetto eri poco più che una comparsa e quando hai stappato lo spumante, chissà se ti sei chiesto come sarebbe stato vincere a Napoli?Qualche anno fa all’ombra del Vesuvio eri riuscito a dar vita all’antologia del calcio.
Eri entrato nelle enciclopedie che avevano coniato per te il termine “Sarrismo”: un’idea di calcio folle e maniacale che ha fatto impazzire un intero popolo. I napoletani avevano fatto di te il loro Masaniello, quello che andava contro i potenti e minacciava di andarsi a prendere il palazzo.
Agnelli aveva scelto te e tu hai scelto di entrare nel palazzo con il colletto bianco inamidato, del proletario che era in te non c’era più traccia: alla conferenza di presentazione somigliavi al migliore dei vecchi democristiani.
Un’estate dopo: ne è valsa la pena?
Avevi lasciato il posto in banca per inseguire un sogno: lo avevi raggiunto.
Hai vinto un’Europa League con il Chelsea e la vittoria l’hai dedicata ai tifosi del Napoli che per troppo tempo si sono sentiti tuoi orfani.
Poi sei arrivato a Torino, allenatore indigesto a stampa, tifoseria e a parte della squadra che non hanno mai sopportato quei modi un po’ così che a Napoli avevano fatto quasi la storia.
Quello che pensa del tuo anno in bianconero la squadra, trova la sua sintesi nelle parole di Pjanić: Con Sarri non si è ripetuto quello che avevamo visto a Napoli.
Massimo riconoscimento per gli azzurri e massima sconfitta umana e lavorativa per te, Maurizio Sarri che un anno dopo lasci il posto in panchina ad Andrea Pirlo. A dimostrazione di quanto alla Juventus stiano cambiando gli scenari, e di quanto la scelta di portarti a Torino sia considerabile un’infelice parentesi.
Pirlo, un ex giocatore senza nessuna esperienza da allenatore, preferito a chi ha macinato campi e polvere per arrivare alle stelle: hai nel tuo palmares uno scudetto inutile che senza di te, loro avrebbero vinto ugualmente.
Eri amato e osannato da tutti, ma hai scelto di svegliarti dal sogno: quantificare i sacrifici fatti a peso d’oro, perdendo te stesso.
Ti immaginiamo in Toscana, a chiederti se nonostante il contratto da capogiro e lo scudetto alla fine dei giochi ne sia valsa davvero la pena.


