Il protagonista: Gargano cuor di leone

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Napoli in semifinale – Finisce con l’Inter all’Inferno ed il Napoli in Paradiso. La magia di Rafa  che indovina il cambio di Ghoulam per De Guzman infortunato e Higuain che con un colpo da bigliardo e buca d’angolo trafigge Carrizo. Troppo facile sprecare titoli e menzioni speciali per il pipita, calciatore di gran lunga superiore alla media del campionato e della rosa del Napoli.

Ma chi corre, lotta, lascia tutto in campo è quel ragazzino di 168 cm vero protagonista di giornata. Le sue partite non saranno appariscenti, non farà delle giocate eccezionali ma ciò che colpisce di lui è la voglia di non arrendersi mai, di rincorrere gli avversari e mordere le caviglie di tutti. Memorabili sono i suoi recuperi, spesso in raddoppio o quando e soprattutto i suoi compagni sono stati superati. Dal ritiro di Dimaro si è messo a disposizione del gruppo, sacrificandosi sempre durante l’allenamento, secondo alcuni aveva la valigia pronta per andare via e, comunque, veniva considerato il quarto centrocampista della rosa.

Buona parte della critica per un motivo tecnico e della tifoseria per motivi legati ad una lettera infelice, chissà quanto scritta di suo pugno, non l’hanno accolto benissimo. Ma lui, come spesso è abituato a fare, si è messo in silenzio a dimostrare prima di poterci stare in questo gruppo, poi addirittura diventandone un leader in campo e fuori.Questa sera ha avuto anche il giusto riconoscimento ad una stagione che appare da incorniciare: la fascia di capitano. All’uscita dal campo del cognato Hamsik ha messo la fascia sul braccio ed ancora più cuore in campo. Ma Walter non è stato solo recuperi, corsa e grinta. E’ un uomo che riesce a dare equilibrio, accorcia la squadra, insolitamente ordinato tatticamente. Riesce ad essere il regista in fase di possesso, smista palloni allargando il pallone sulle fasce non disdegnando il passaggio in verticale ed il tiro a porta. Un giocatore completo, soprattutto un uomo con attributi, maturo al punto giusto, forse soltanto un po’ carente dal punto di vista fisico ma ricco di una serenità che riesce a trovare nella famiglia. Riesce a dare tutto in campo, e ricaricarsi fuori con gli affetti più intimi.

Sempre corretto, cerca di intervenire  sul pallone e mai sulle gambe dell’avversario ma se qualcuno cerca di mettergli i piedi in testa esce fuori tutta la sua rabbia positiva e non si ferma davanti a nessuno, chiedere a Medel per le testimonianze. Ci teneva tanto contro la sua ex squadra, forse ancor di più se ci fosse stato Mazzarri sulla panchina, quella famosa partita che non potè giocare a San Siro perchè infortunato ma che avrebbe voluto anche con l’aiuto della maschera dopo essersi rotto la mandibola. In una parola: cuor di leone.

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