PORTA VUOTA
Promettente l’anno scorso, Rafael si sta rivelando protagonista assai in negativo della crisi del Napoli. Tanti i suoi difetti: perché s’è deciso di puntare su di lui?
Tra i protagonisti del marasma-Napoli c’è anche lui; o meglio, soprattutto lui: Rafael Cabral Barbosa. Erede poco degno (almeno per ora) di Pepe Reina. Involuto e lontano anni luce da quel barlume di bravura che pure aveva mostrato la scorsa stagione. In Patria gli vorrebbero affidare le chiavi della porta che fu di Gilmar, Felix, Leão e Taffarel; ne sono davvero convinti, persino il CT Dunga. Potrà anche diventare il portiere del futuro dei verdeoro, ma intanto rischia di non esserlo degli azzurri a giudicare dalle sue prestazioni di questo avvio di stagione. Le quali hanno mostrato pienamente i limiti di questo giocatore. Già conosciuti, certo. Magari mascherati dalle belle prestazioni della scorsa annata. Ma riesplosi nel contesto avvilente e disastroso che sta caratterizzando il Ciuccio.
CI RICORDA QUALCUNO … – Riavvolgete il nastro delle vostre memorie e provate a ricordare se Rafael non vi riporta alla mente uno tra i più recenti dei suoi predecessori. Sì, proprio lui, Morgan De Sanctis. “Tra lui e lei scegliere non saprei”, vi verrebbe da dire. Ed in effetti il brasiliano somiglia molto all’abruzzese in quanto a deficit. L’ex numero uno del Santos non sa rinviare, né con le mani né tantomeno con i piedi (aaaah, quanto si sente lì la mancanza di Pepe!). Non ha il senso della posizione tra i pali, con conseguente rischio di benedire traiettorie troppo insidiose, tipo quella di Bruno Fernandes che l’anno scorso lo uccellò in Napoli-Udinese. Si mostra molle e poco deciso sui tiri ravvicinati. E, dulcis in fundo, rimane immobile in porta sui cross, fermo nell’area piccola senza manco accennare all’uscita, o comunque tentennando nel cercare la presa. Tutte caratteristiche che ovviamente, unite all’inesperienza e all’incertezza, non conferiscono fiducia a un reparto già debole di suo per vari motivi. Le doti alla rovescia dell’interessato si sono mostrate in tutta la loro crudezza proprio nel match con il Palermo (sarà un caso…?). Sulla prima rete rosanero se n’è stato fermo tra i pali consentendo a Belotti di colpire di testa indisturbato. Sulla seconda ha smorzato debolmente la stoccata da dentro l’area di Barreto. E in quanto alla terza e ultima, sarebbe stata cosa buona e giusta se avesse impedito il bis a Belotti uscendo nuovamente sul traversone di Vazquez, o chiudendo meglio la saracinesca sul tiro finale. Quella saracinesca attualmente vuota, davvero vuota, con un portiere così. Va bene che le responsabilità delle reti subite ricadono più spesso sull’intera difesa che non sull’estremo difensore. Ma se nemmeno questi tiene salde le fila e rassicura i suoi, allora stiamo proprio freschi …
PERCHE’ RISCHIARLO? – Peccato, perché nel 2013-14 qualcosina di buono l’aveva fatta. E aveva raggiunto l’apogeo proprio nella sua serata più disgraziata, quella di Swansea, lì dove probabilmente ha origine la sua attuale crisi. Quel ginocchio spezzato, quella terribile rottura del legamento che l’ha costretto a un lungo stop, ha forse bloccato la sua crescita, senza dubbio a livello mentale. Un aspetto, quest’ultimo, importante per chi gioca a porta. Se però non si supera il trauma fisico, se è il problema diventa quello di scacciare via la paura di nuovi infortuni, allora vuol dire che i limiti psicologici del giocatore sono davvero intrinseci, e non faranno mai di lui un portiere ad alti livelli. Donde viene spontaneo chiedersi come mai Benitez ha piegato la testa dinanzi alla partenza del suo pupillo Pepe. Specialmente alla luce di quanto detto dallo stesso mister dopo la beffa del mercoledì: “Rafael ha vinto sette titoli, ma deve crescere e gli ci vuole tempo per migliorare”. E allora perché lanciarlo allo sbaraglio dalla sera alla mattina? Perché, in seguito all’addio di Reina, non puntare dapprima su un portiere più esperto che potesse fargli da chioccia, magari scommettendo perfino su Andujar? Sono domande alle quali sarebbe gradita risposta (di risposte, del resto, Benitez ne dovrebbe dare un bel po’ in questo periodo …). E meno male che a luglio, dalla pace di Dimaro, il ragazzotto aveva affermato sicuro: “Grazie a Dio sono tornato in campo; sto bene e mi sento più forte di prima”. Affidarsi all’Onnipotente sarà anche bello e rasserenante, specie per un atleta. Ma se poi, fede in Dio a parte, ci si dimentica dell’impegno in campo, è normale che il Padreterno ti mette alla prova facendoti subire goal a ripetizione …
P.S. Nel suo libro S.S.C. Napoli: una squadra e la sua città (1977), Giuseppe Pacileo, decano del giornalismo sportivo napoletano, parlando delle cattive prestazioni di chi sostituiva i grandi Giuseppe Casari e Ottavio Bugatti, dice: “Il Napoli ha sempre avuto bisogno di buoni portieri …”. Tutto giusto: merita una condivisione su Facebook, come minimo.


