ODIANDO AMANDOLA
E' strano, a un certo punto si prova sempre un senso di compassione verso chi si trova travolto dalla cacca che ha appena pestato. Ammetto che ieri guardando le imprese di Gianpiero Amandola sono stato il primo ad esclamare “ma tu guarda un po' questo”, se proprio vogliamo edulcorarla un po'. Poi però mi ha preso la febbre del filologo e ho scavato, ho letto ho ascoltato e ho guardato. Il mio personalissimo responso è che il giornalista del TGR Piemonte merita tutto ciò che gli sta capitando, dai provvedimenti disciplinari alle tante accuse subite. Tutte, meno una: quella di essere razzista.
Cioè, a guardare e riguardare bene quel servizio terrificante, la si può anche cogliere l'ironia di Amandola. A un certo punto, quando con fare finto-indulgente dice al ritardato che sta intervistando “li riconoscete dalla puzza, con molta signorilità”, c'è effettivamente un velato fare canzonatorio nelle sue parole, e dovremmo stupirci del contrario. Ma non è questo il punto. Amandola ha sbagliato in ciò che dovrebbe saper fare meglio, ovvero il suo lavoro. Era sbagliato il montaggio, era sbagliata l'intenzione, è stata infelice la battuta. Con quegli occhiali da sole voleva fare la iena, suo malgrado è finito invece a mischiarsi con le scimmie. Vuoi fare del sarcasmo? Bene, fai un servizio incentrato soltanto sulla stupidità umana, non mischiarci dentro anche vecchi e bambini. Altrimenti delle due l'una: o sono tutti tifosi o sono tutti cretini. Cogliere l'essenza di un intero stadio in due minuti è impresa impossibile, al punto che si finisce per fare proprio ciò che ha fatto il tg piemontese: accartocciarsi su se stesso e ritrovarsi sommerso da una valanga di guano. Meritatissimo.
Un altro passaggio inevitabile di tutta la vicenda è che Amandola si è ritrovato ad essere l'agnello sacrificale della guerra di recriminazioni reciproche che andava avanti da settimane. Ad esempio, in tutto il casino è sfuggito il focus sui perfetti esemplaridi imbecilli che infestano gli stadi italiani, maldestramente serviti in tavola dallo staff del tg regionale. Ragazzini con sguardi da microcefali che non provano la benché minima vergogna a farsi riprendere mentre urlano cori più stupidi di loro a tutta Italia; un nano beota con inequivocabile accento meridionale che si mette a discettare di filosofia leghista con lo stesso grottesco risultato che otterrebbe Borghezio se tenesse una lezione sulla dieta Dukan; napoletani “difettosi” orgogliosi di mischiarsi con gente che godrebbe nel vederli “lavati” dal Vesuvio. Ecco, probabilmente la più grande beffa per Gianpiero Amandola è stata proprio questa: da buon capro espiatorio è riuscito a distogliere lo sguardo di tutti da ciò che (forse) voleva sottolineare anche lui.
