Mito e tradizione

Per Diego e non solo: il Napoli vince una partita pesante quanto un macigno. Roma battuta, alla fine, tutto sommato anche facilmente: secco 4-0 e il Napoli torna a sognare, recupera una buona posizione in classifica, agguantando proprio la Roma oltre che la Juventus a quota 17 punti. Notte magica nello stadio che presto sarà intitolato a Maradona: il Napoli si scrolla di dosso il peso di una settimana difficile, triste, dentro e fuori dal campo. Una batosta il ko col Milan, poi la scomparsa di Maradona: c’era soltanto un modo per risollevare morale e classifica, ovvero battare una Roma in gran fiducia, che fino a stasera non aveva mai perso (sul campo). Il Napoli ci è riuscito e lo ha fatto giocando, a tratti, anche un gran calcio (finalmente). Gattuso ha cambiato modulo, è passato al 4-3-3, e forse non è un caso che il Napoli abbia ritrovato gli equilibri perduti: con Demme al centro del campo e Zielinski e Fabian mezze ali. La Roma, reduce da cinque vittorie di fila – Europa League compresa -, non ha praticamente mai tirato in porta. Si sblocca Insigne, con un gol proprio alla Maradona; con la partecipazione di Mirante, certo, ma quella punizione sembrava telecomandata proprio da Diego, direttamente da lassù. Quindi il Napoli spreca, controlla e dilaga nella ripresa: match già in ghiaccio con Fabian, al suo primo gol stagionale dopo una prestazione decisamente convincente, poi con Mertens, che non ha fatto una gran partita, e infine il poker firmato da Politano, appena entrato. Quattro gol, come con l’Atalanta: dopo un periodo buio, non tanto a livello di risultati, ma soprattutto per la qualità di gioco, il Napoli torna a far ben sperare, regala spettacolo, alza la media gol segnati e non subisce gol da uno dei migliori attacchi del campionato. E lo fa nel segno della magia di Insigne, del ricordo di Maradona e della svolta tattica di Gattuso: ora il Napoli ha ufficialmente due sistemi di gioco da alternare, avendo ritrovato quel 4-3-3 che sembrava finito troppo presto in soffitta. Anche senza Osimhen e anche con un Mertens non al cento per cento, il Napoli ricomincia esattamente da un vecchio punto fermo, da un porto sicuro, da una certezza; da quel modulo col quale ha sfiorato uno scudetto, ha vinto cinque mesi fa una Coppa Italia. La quadra è corta, aggressiva, recupera prima il pallone; ha un metodista, Demme, che sa sempre dove farsi trovare. È una vittoria più importante di quanto si pensi: il Napoli torna a dire la sua dopo aver mostrato tante debolezze col Milan. La qualità c’è sempre stata, quella mancava era l’idendità. E stasera c’è stata, nel segno della tradizione e del mito.


