NAPLES, ITALY - FEBRUARY 21: Ezequiel Lavezzi (C) of Napoli celebrates with teammates Edinson Cavani (L) and Marek Hamsik (R) after scoring his team's third goal during the UEFA Champions League round of 16 first leg match between SSC Napoli and Chelsea FC at Stadio San Paolo on February 21, 2012 in Naples, Italy. (Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

“Mi manchi come Hamsik, Lavezzi e Cavani”


A Napoli c’è malumore, vista l’onda negativa che sta inseguendo – quasi a travolgerla – la squadra di Gennaro Gattuso.
Il malumore va spesso a braccetto con la nostalgia.
E per i nostalgici è questo articolo: no signori, non staremo a rinvangare la memoria dell’annata dei novantun punti.

Vogliamo tornare un po’ più indietro e ricordare quando vestivano l’azzurro uno slovacco, un argentino e un uruguaiano.
Detta così sembra il principio di una barzelletta ma quelle che vogliamo ricordare sono tre storie legate a triplo filo con il Napoli.

Avere in azzurro i “tre tenori” significava  moltissime cose ma forse in molti erano ciechi e non capivano.
Hamsik, Lavezzi e Cavani.
I primi due arrivati nell’indifferenza generale – era un Napoli che veniva dalla serie B c’erano entusiasmo da un lato e poche pretese dall’altro – ma che in poco tempo hanno conquistato i napoletani fino a diventare parte del battito della città stessa.
L’ultimo, arrivato da quel meraviglioso Palermo fucina di campioni: Dybala, Pastore e lui Edinson Cavani.

Sono andati via tutti e tre, in modi e tempi diversi e oggi a Napoli mancano più degli allenatori che li hanno seguiti e più di ogni altro compagno che li ha affiancati.
A vantaggio di tutti, riportiamo tre episodi:

1) Un Napoli-Lazio che Cavani vinse praticamente da solo facendo impazzire di gioia i napoletani e causando più di qualche fegato spappolato tra i laziali.
L’Aquila fermò il suo volo mentre il Napoli andava sempre più in su, accompagnato dai cori dedicati a lui: il Matador.
La storia di Cavani a Napoli termina al gate di Capodichino: destinazione Parigi.
Al pari di Lavezzi scelse di non giocare in Italia, troppo grande il dispiacere per il pubblico azzurro, le sue ambizioni – di certo più economiche che calcistiche – lo portarono al PSG.
A sostituirlo arrivò da Madrid un certo Gonzalo Higuain che diventato re in città non ha avuto la stessa caratura umana del campione uruguagio.

2) Una partita con il Cagliari, dove un indomito Pocho Lavezzi lanciò una pallonata all’indirizzo di Max Allegri. La “rivoluzione” che poi effettivamente avvenne nella stagione 2018 in pochi sanno che prese le mosse dalla narrazione di quel tardo pomeriggio.
Va bene, ironia a parte, per parlare del Pocho e di quanto ha significato per la piazza partenopea non basterebbe un libro intero.
Di lui ricordiamo la corsa da cavallo pazzo, l’intelligenza di gioco e quel senso di “appartenenza” che portava cucito nello sguardo, una cosa che soltanto un argentino può avere quando arriva a Napoli.
Anche la sua storia termina a Capodichino, anche lui con destinazione Parigi, con un pezzo di cuore da eterno scugnizzo.

3) Veniamo all’ultimo, al capitano. Per lui non può essere raccontato un solo episodio.
Ogni maledetta partita in cui Marek Hamsik prendeva il suo posto al centro del campo, perché anche quando qualcuno osava dire che “dormiva” lui era il barometro azzurro che tutto misurava e tutto – grazie alla sua classe immensa – prevedeva e impostava.
Scusali Marekiaro, chiamarono “pazza” chi oggi scrive quando pianse per il tuo addio ora piangono tutti con chi indegnamente ha preso il tuo posto in mezzo al campo.
La storia di Marek a Napoli è terminata in una maniera indecorosa, tra rumors e smentite.
Il capitano è volato dall’altra parte del mondo, in Cina con la sua gente aspetta ancora di potergli dare un degno abbraccio.
Quello che la sua figura avrebbe meritato ma che per qualcun altro non era giusto.

Tre storie, tre ragazzi venuti da mondi lontanissimi che a Partenope sono diventati uomini e campioni.
Tre campioni cresciuti in azzurro e le cui gesta saranno narrate dai tifosi di oggi a chi verrà un domani.
Tra il passato – già troppo remoto – dei tre tenori e il presente, c’è stato il Napoli di Maurizio Sarri e tutti sanno quanto anche la sua storia meriti un capitolo a parte.
Di fatti nel clima di malumore e nostalgia che sta avvolgendo il Vesuvio c’è chi spera in un suo ritorno magari per portare a compimento una storia d’amore dal mancato finale.

Chi ci legge perdonerà la schiettezza ma il calcio è un gioco semplice nella sua assurdità.
Se ricordiamo i calciatori prima degli allenatori è perché sono loro a scendere in campo, a sudare, a lottare o quantomeno a provarci a portare gioia ai propri tifosi.
Le teste degli allenatori sono le prime a cadere quando le cose vanno male, ma ad oggi un po’ di tecnica e tattica sono pane per chiunque, quindi in panchina con i calciatori giusti potrebbe – e il condizionale è d’obbligo- esser seduto appunto, chiunque.
A mancare oggi sono i calciatori, le scelte sagge e oculate di una buona area tecnica.
Manca il veleno, quello che ti porta a esultare ma anche a puntare il dito verso il tuo ex presidente, con una maglia diversa,urlandogli in faccia che se la tua storia da re è finita com’è è finita “la colpa è la sua” e tu non sei poi così un traditore. 

A vantaggio di tutti e di chi scrive, non staremo qui a raccontare ancora altre storie che a Napoli sono finite sospese come quella di Gonzalo Higuain.
Oggi è un giorno grigio a Napoli e se si guarda in direzione Fuorigrotta verso il fu San Paolo ogni tifoso ha più di qualche apprensione.
A noi giornalisti non resta che documentare i fatti, farci prendere dalla nostalgia e dire a gran voce che se si vuole il veleno in campo c’è bisogno di gente che ha fame.
Come il Dio a cui è intitolato oggi lo stadio, un certo Diego Armando Maradona.

Napoli merita qualcosa di meglio di quello che stiamo vedendo nelle ultime settimane, fosse solo per orgoglio del passato non pretendiamo mica per amore, quello è questione di pancia e sangue, di appartenenza e voglia concetti che sono per pochi, come per pochi sono stati i “tre tenori”.

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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