E’ SEMPRE COLPA DEGLI ALTRI

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Non sempre si può vincere, bisogna saper perdere. O anche pareggiare. Di questi tempi non è facile trovare chi sappia farlo guardandosi dentro, cercando demeriti propri anziché addebitare il flop della giornata a congiunture astrali, cospirazioni interplanetarie o sfortune cosmiche. Tutto, purché non sia colpa propria ma sempre di qualcun altro.

 

Prendiamo Pozzo, presidente dell’Udinese beffata dal Napoli negli ultimi dieci minuti con un doppio Cavani da urlo. Fa male, fa talmente male che persino uno come lui, notoriamente piuttosto morigerato, sbrocchi scaricando le colpe sull’arbitro Rocchi. Rime da filastrocca a parte, in effetti gli estremi per recriminare potevano anche starci, ma non solo da una parte. Rosso ingiusto a Fabbrini, rosso ingiustamente risparmiato a Pinzi e Domizzi. Ma il patron non andava troppo per il sottile, basta che ci fosse una svista a cui aggrapparsi e stop con le domande. Si fa presto a lamentarsi, anche delle recriminazioni altrui. Già, perché i napoletani non possono urlare al “chiagnazza”, proprio loro che dopo l’uscita dalla Champions hanno scomodato finanche Platini. Impossibile che la nostra squadra perda 4-1 contro il Chelsea: c’è sempre qualcosa dietro, come diceva quel tizio della pubblicità. Il fantasioso complotto anti-De Laurentiis, strombazzato anche da qualche giornaletto compiacente, ha soppiantato i demeriti di una squadra che la partita l’ha persa, punto e basta. E non andiamo oltre perché se no si offende qualcuno. 

 

Ma lo zenit (non la squadra eh) di questa escalation di faccia tosta l’ha toccata ieri un altro sitaccio, di quelli che andrebbero chiusi con le travi alle finestre, se mai ne avessero altre che non siano pop-up. La bandiera – indovinate un po’ – è quella della Juve, la stessa squadra che rubacchia gol dentro di un metro e poi grida allo scandalo dieci minuti dopo, con tanto di dossierino d’occasione contro presunti torti arbitrali. Il sitaccio in questione (non nominiamolo, si dovesse indicizzare) ha il becero coraggio di definire l’arbitro Rocchi come il “quarto tenore” del Napoli che rincorre il terzo posto. Assodiamo quindi che dalle parti di Torino qualcuno si droga, perché Rocchi sarà folle ma di certo non è “napoletano”, per informazioni studiare un po’ la storia di quest’arbitro con gli azzurri. Inoltre stendiamo un velo pietoso sul “piangere per professione”, di cui abbiamo una diapositiva cercando “Agnelli e Conte” su Google Immagini. Dossier unilaterali, richieste danni pagliacciata e articoli deliranti: ecco la “pioggia di lacrime” con annesso lancio del fazzoletto, più lontano possibile. Se questo sport nello sport fosse disciplina olimpica, all’intero mondo juventino l’oro spetterebbe di diritto, senza neanche scendere in campo. Il problema, al massimo, sarebbe nella consegna della medaglia: al collo o al colon?

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