L’ULTIMO CALCIO DI PEDRO

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Oggi voglio raccontarvi una storia. Sono stati giorni di grandi e sofferte riflessioni per me: la morte di Morosini ha detonato nella mia anima una bomba che aveva la miccia accesa da tanto, troppo tempo. Magari non c’entra nulla, non ho né la competenza medica né le conoscenze giuste per poter suffragare le mie tremende ipotesi. Ma qualcosa non quadra, troppe domande mi si affollano nella testa dopo gli ultimi casi. Muamba, Petrov e Morosini, se vogliamo fermarci solo al calcio giocato. Tre casi in due settimane sono veramente tanti e la domanda cerca da sola le risposte, le brama come i demoni del vaso di Pandora cercavano quel coperchio che impediva loro di venir fuori. 

Stamattina decido di chiamare Carlo Petrini. L’ho sempre ammirato per il preziosissimo quanto sotterraneo lavoro di denuncia contro i mali del calcio, sarei stato onorato di ricevere una sua opinione su quanto sta accadendo in questo periodo. Magari mi avrebbe detto che sono un cretino e i morti (e i moribondi) sono tutti casuali; oppure avrebbe confermato le mie paure, mi avrebbe dato qualche spunto di ragionamento ulteriore, mi avrebbe indirizzato sulla via giusta. Potete immaginare lo sgomento nell’aprire il sito del Corriere e scoprire che se n’è andato anche lui, proprio oggi che volevo scavalcare la barricata e smettere di vivere nell’ignavia. Destino crudele, o forse solo un segno. Pedro, come lo chiamavano gli amici, era molto malato ed era prossimo a lasciarci. Per me è stato come un altro calcio nel sedere: voglio cercare, voglio smettere di guardare solo partite e scoprire invece quali sono le metastasi che stanno consumando dall’interno il calcio e i calciatori. Non so neanche da dove cominciare ma state certi che comincerò, a partire da questo articolo. Se sarò riuscito a convincere anche uno solo di voi a leggere un libro avrò compiuto già il primo passo. Il resto lo vedrò, lo vedremo. Spero di trovare sulla mia strada qualche amico più esperto che sappia guidarmi e voglia avvalersi del mio aiuto. La buona volontà non mi manca e quando mi ci metto so essere anche molto utile.

Intanto comincio dal primo passo: voglio completare la bibliografia in materia, riempire il vuoto di tutte le omissioni compiute per pigrizia o per mancanza di tempo. A partire proprio dai libri di Carlo Petrini. “Nel fango del Dio Pallone” è un’opera illuminante e lo saranno sicuramente anche tutti gli altri scritti di questo coraggioso autore. Apritelo, sfogliatelo, divoratelo. Vi accenderà qualche lampadina, e anche qualora non lo facesse sarà stata comunque una lettura piacevole. Io ve l’ho detto, ora siete liberi di fare ciò che vi pare. Ma poi se restate immobili non versate neppure una lacrima quando cadrà il prossimo, almeno non senza sentirvi in colpa neanche un po’.

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