LE REGOLE DEL CALCIO: ARTICOLO 1

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Nel primo ventennio del 1800 nasce, presso le Università inglesi, il gioco del calcio in forme molto simili a quello giocato oggi. Al tempo non esistevano regole scritte, né arbitri. Ci si accordava prima della partita sulle regole da osservare perché ciascun ateneo ne rispettava alcune, come accadeva ad ognuno di noi, quando si era ragazzini e si andava a giocare per strada. In caso di controversie erano i capitani che si confrontavano e sceglievano di comune accordo. Non c’erano stadi e le partite venivano effettuate nei cortili delle Università ma anche nei prati o per le strade e per le piazze.

Il gioco del calcio, così come tutti gli altri giochi, è un’attività di fantasia e ricreazione ma è anche altamente formativo. Quando è accompagnato da regole si determinano anche differenti capacità. Le regole sono utili per disciplinare tante attività umane, senza di esse ci sarebbe il caos! L’arbitro assume, quindi, un ruolo fondamentale perché è colui che sovraintende il confronto agonistico e garantisce equità tra i partecipanti  oltre che le stesse opportunità.  Da qui si capisce da dove nasce l’esigenza di un regolamento. Infatti, già nel 1850, ogni Università ne possedeva uno proprio, mentre nel 1856, i rappresentanti dei vari atenei si riunirono a Cambridge e diedero vita al primo regolamento validato che prese il nome di “Regole del Club Universitario di Football”. Infine nel  dicembre del 1863, dopo sei intense sedute e ben tre mesi di duro lavoro, venne approvato il primo “Regolamento Del Giuoco Del Calcio”. Questo viene costantemente aggiornato con le circolari d’inizio anno e consiste di 17 regole.

 

REGOLA 1  – IL TERRENO DI GIOCO

La regola 1 è  una parte di regolamento con una serie di numeri, pertanto, mi limiterò a descrivere alcune curiosità. Nella regola numero uno s’inizia ovviamente dalle fondamenta e cioè dal Terreno di Gioco. Esso è lo spazio dove si svolge effettivamente la partita. Questo non coincide col campo di gioco che è, invece,  il complesso sportivo nella sua interezza (stadio) che comprende, oltre al terreno di gioco anche il recinto di gioco (spalti) ed il campo per destinazione (la pista d'atletica).

                                                           

Le gare possono essere giocate  su superfici naturali o artificiali, il cui colore deve essere verde. Il terreno di gioco deve essere rettangolare e segnato con linee che fanno parte della superficie che delimitano. Le linee, tracciate con gesso o altro materiale idoneo, devono essere larghe tra i 10 e 12 cm. Quelle che delimitano i lati più lunghi sono dette «linee laterali» che vanno dai 90 – 120 m; quelle che delimitano i  lati più corti «linee di porta» che vanno da 45 a 90 m. Il terreno di gioco è diviso in due metà dalla «linea mediana». Il centrocampo è segnato nel mezzo della linea mediana. Attorno è tracciata una circonferenza di 9,15 m (distanza regolamentare).  A ciascun angolo del terreno di gioco, ad un'altezza non inferiore al 1,5 m, deve essere infissa un'asta non appuntita recante una bandierina. Una porta deve essere posta  al centro di ciascuna linea di porta. Per concludere ci sono le aree di rigore con le rispettive aree di porte. All’interno dell’area di rigore, ad 11m dalla linea di porta,  c’è il “dischetto” di rigore che è almeno a 9,15m dalla linea dell’area di rigore. Il giudizio sull'impraticabilità del terreno di gioco spetta solo all'arbitro designato  per la gara. L'arbitro decide che il terreno è impraticabile se il pallone non rimbalza, galleggia in più zone o quando le pozzanghere non consentono un'idonea segnatura del terreno di gioco. Quando sono presenti ed in più zone lastre di ghiaccio che costituiscono pericolo per i calciatori, quando a causa di  forte vento il pallone non resta fermo nelle riprese di gioco, infine quando l'arbitro non riesce a vedere, da una porta, la totalità del terreno di gioco ivi compresa la porta  opposta.

 

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