FRANCO LERDA: SOGNAVA PULICI E DIVENNE…PULICINO!

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Franco Lerda nasce a Fossano in provincia di Cuneo il 19 Agosto 1967 sotto il segno del leone. Attaccante scaltro e veloce con tecnica molto discutibile nonostante la grande umiltà mescolata allo spirito di sacrificio, punti fondamentali di atleti anni '90. La sua carriera inizia a 12 anni nelle giovanili del Torino dove lui stesso, in un'intervista, ricorda emozionato quei suoi primi giorni: "Dormivo in corso Vittorio e sognavo di diventare come Pulici. Se sono un uomo lo devo Sergio Vatta (ex. responsabile sett. giovanile del Torino)".

 

Dopo aver percorso l'intera trafila, Franco il sognatore raggiunge la prima squadra portandosi all'esordio in Coppa Uefa il 6 Novembre 1985 (Hajduk Split-Torino 3-1) valida per i sedicesimi. L'esordio in campionato arriva 15 giorni dopo nella vittoria granata sul Pisa per 4 a 1 casalingo. Come spesso accade in determinate piazze, anche Calimero vien dipinto come un cigno alato e cristallino portando spesso e volentieri e giudizi sbagliati l'opinione pubblica. In tal senso, addirittura, Franco Lerda tocca la maglia della nazionale italiana Under 21 per ben due volte andando a segno in Portogallo, poi nulla più. Il sogno Pulici crolla dopo appena 2 stagioni con 19 presenze e 1 solo gol in granata, poi inizia a girovagare la penisola italiana in cerca di fortuna: prima sbarca a Messina nel 1987 (29 presenze e 2 gol), l'anno successivo a Taranto (32 presenze e 5 gol), quindi arriva alla Triestina (29 presenze e 6 gol), per poi raggiungere il Chievo Verona in serie C1 (32 presenze e 8 gol). Che non sia un puro sangue del gol lo si era ampiamente capito e forse, dopo determinate performance a dir poco devastanti, trova la sua piazza ideale nel Cesena dove ci resterà per due stagione dal 1991 al 1993. In maglia bianconera realizza 25 reti in 74 presenze, esorbitante, al limite dell'incredulità. Conquista le lusinghe del Brescia che nel 1993 punta su di lui, Hagi e Maurizio Neri per la risalita in massima serie, ma i 6 gol in 33 presenze fanno capire come il "Maradona dei Carpazi" (Hagi naturalmente) sia stato decisivo almeno quanto Neri mentre Lerda…beh, ahinoi, in un periodo nero come la pece nel Napoli post Maradona, convince Ferlaino nel regalargli una chance azzurra.

 

L'ex presidente azzurro, in totale sbando con Lerda dopo Vecchiola, lo porta a Napoli nel Novembre del 1994, ma il fortunato inizio di Massimo Agostini e la buona vena di Carbone e Pecchia, costringono il pubblico partenopeo a subire indigestione solo in 12 casi che poi lievitano a 14 con le due gare di Coppa Italia (addirittura conditi da un gol figlio di madre vedova). Finalmente il Napoli si convince e lo rispedisce a Brescia nella stagione successiva, nuovamente in Serie B: altre 16 presenze e 2 gol: che bomber!In genere, a 29 anni, un atleta si ritrova nel momento di massima  maturità agonistica, ma nel caso di Franco Lerda la parabola discendete sembra essere inizia molto tempo prima; dopo le due stagioni a Brescia, arriva una stagione e mezza l'Altetico Catania (40 presenze e 8 gol) per poi chiudere con l'Alessandria (8 presenze e 1 gol), quindi sbarca nella sua città, Cuneo, dove tra il 2000 e il 2002 tocca il punto più alto: 57 presenze e 38 gol! Ma non basta per attirare le attenzioni di Moratti, e così accetta la Canavese dove segnerà 11 gol in 21 presenze. Chiude la sua "carriera agonistica" a 36 anni e si lancia in una nuova sfida forse più adatta alle sue qualità: nel 2005 sostituisce Vittorio Zaino sulla panchina del Saluzzo (Serie D) per poi salire sempre più tra Casale, Pescara e Pro Patria. Ma con il Crotone, l'allenatore Franco Lerda compie il grande exploit portando la compagine calabrese non solo ad un'insperata salvezza con largo anticipo, ma riesce perfino ad entusiasmare un po' tutti fino a coinvolgere le grazie di quel mattacchione del presidente Cairo che riuscì a strapparlo alla concorrenza spietata (?) di Reggina e Cagliari pur di riportalo in granata.La sua seconda storia granata dovrà ancora essere scritta del tutto, ma l'inizio assomiglia tanto a quella già raccontata: 1 solo punto in tre gare che assomiglia molto ad una specie di ringraziamento ad parte della sua ex squadra (Crotone) dopo le randellate beccate dalla neopromossa Varese e dalla stentata Cittadella.

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