L’ARTE DELLA GUERRA (MEDIATICA)

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Ce stanno a provà, direbbero a Roma. Neanche finiscono le feste di Pasqua che già si entra in clima pre-partita di Inter-Napoli. Una gara particolarmente sentita dalle parti di Appiano Gentile. Basta avere qualche amico napo-interista per rendersi conto di quanto questi ragazzi qui abbiano il dente avvelenato e un gran desiderio di rivalsa. Come dargli torto: hanno “rubato” l’allenatore al Napoli pensando che potesse essere il simbolo della loro rinascita e invece si sono ritrovati l’ennesima stagione di transizione, con un rush finale all’insegna del “sogno” Europa League, tanta roba per una squadra che fino a qualche anno fa toccava con mano lo straordinario Triplete mourinhano. In cambio De Laurentiis ha preso la loro nemesi, quel Rafa Benìtez che a Milano vedono un po’ come da queste parti vediamo – che so – Emiliano Mondonico. E non l’ha fatto neanche troppo involontariamente, se lo conosciamo un po’. 

Ecco perché quest’anno il dualismo fra Napoli e Inter va ben oltre il mero risultato sportivo, che mai è stato in discussione da quando è iniziato il campionato. Giù al Sud si sente particolarmente soltanto l’amarcord con Mazzarri, che con i suoi atteggiamenti ha voluto lasciare a Napoli un segno purchessia, fra vedove inconsolabili e reduci dalla sindrome di Stoccolma. Su al Nord invece gli azzurri sono tornati ad essere uno di quei mostri da videogame sui quali imperniare epiche rincorse per risultati pirreschi, ché in effetti da quelle parti sono avvezzi a puntare alla gioia estemporanea (2010 e poi l’odissea nello spazio di un quinquennio) piuttosto che portare avanti un progetto concreto e non schizofrenico. È guerra, insomma. E in guerra è concesso tutto, anche inventare voci di mercato ad hoc per destabilizzare l’ambiente avversario. L’attendibilità e la bravura del giornalista che per primo ha lanciato la “bomba” sono tali da rendere quest’ultima qualcosa di più di una succosa bufala pasquale. L’idea che lui sappia qualcosa che noi qui a Napoli non sappiamo ti sfiora, ti martella l’istinto anche se sei scettico e addentro al mestiere, figuriamoci se sei un tifoso che legge i giornali e prende ogni notizia per oro colato. Poi si fa macinare il cervello e si fa la semplicissima equazione, per la quale è quantomeno singolare che un giornalista scafato e anche piuttosto furbo abbia sparato il notizione proprio quando la “sua” squadra deve affrontare il Napoli. Quindi state pure tranquilli: De Laurentiis e Benìtez non sono ai ferri corti, il matrimonio è solidissimo e non è per niente in discussione. Del resto non ne avrebbe motivo. Perché rinunciare ad un giardiniere di tal calibro, uno che nella stagione della semina è riuscito pure a raccogliere qualche bel frutto gustoso e anzi potrebbe “pareggiare” al primo colpo il miglior risultato del suo quinquennale predecessore, ovvero la Coppa Italia? E se così fosse, cosa dovrebbero fare invece a chi al primo anno del nuovo ciclo sta lottando per il quinto posto con corazzate come Parma, Atalanta e Verona… lapidarlo nell’erba della Pinetina?

Una bella boutade primaverile, non c’è che dire. Ben orchestrata, ben argomentata e con i tempi tecnici giusti. Ma pur sempre una boutade, che va smentita fortemente per evitare la pur minima possibilità che qualcuno possa cascarci. Più per immagine che per reale interesse, dato che in fondo questa partita conta molto più a Milano che a Napoli. Riguardo i colleghi meneghini: nice try, guys. Non ci sentiamo neanche di biasinarvi, pardon, di biasimarvi. Ci avremmo provato anche noi, per una partita più importante di questa!

 

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