LA ZEBRA PERDE IL PELO, MA NON IL VIZIO…

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Cambiano i tempi. Cambiano le tecnologie, le ricerche e gli allenatori. Alcuni, però, il vizio non vogliono proprio perderlo riesumando, se possibile, ogni mezzo per arrivare ad un obiettivo.

Il caso. Fabrizio Ravanelli, ex calciatore di Juventus e Perugia, assume la guida dell'Ajaccio compagine francese neopromossa in prima divisione. Comincia la nuova avventura per "penna bianca" divenuto famoso per la sua chioma brizzolata emersa già in giovane età. Le cose, però, non vanno poi così bene: solo 3 punti in sei partita con l'unica gioia nel pareggio 1 a 1 contro i milionari del Paris SG. Ravanelli è già in discussione, lui, che voleva diventare il nuovo Marcello Lippi e trasferire il credo juventino nell'isola francese. Già, il credo juventino, un credo non apprezzato e qualche volta perfino boicottato. Il crack arriva dopo la sconfitta per 3 a 1 con il Valenciennes. La squadra sbotta, la società è stufa e Ravanelli torna a casa, ma non è l'esonero a piazzare il tecnico italiano sotto i riflettori, bensì le dichiarazioni rilasciate, quasi a nome di tutta la squadra, dal difensore Cedric Hengbart che accusa anche il preparatore Gianpiero Ventrone: "Fin dall’inizio della stagione ci ha invitati a fare uso di questi prodotti e io sono stato uno dei pochi a rifiutare in modo categorico. Sono nate delle discussioni ma a 33 anni non voglio iniziare a prendere certe sostanze. Ho più di 10 anni di carriera alle spalle, ho giocato in Champions, ho fatto più di 40 partite a stagione per due o tre anni di fila senza prendere nulla. Usare prodotti per aiutare le prestazioni mi sembrava come ricorrere al doping anche se doping non era". Frasi sconcertanti che riaprono nella memoria fatti già accaduti, accertati e mai puniti perchè l'Italia non ha intenzione di tenere un peso unilaterale quando in mezzo c'è qualche personaggio di spicco. Stralcio di un passato infangato e mai ridiscusso in tutta la sua interezza

 

La difesa e l'arringa. Ravanelli non ci sta e risponde a tono. "Erano integratori alimentari che si possono trovare anche al supermercato".Tanto basta, secondo Ravanelli, a discolparsi. Macchè, in Francia non ci stanno a passare per fessi e bocciano in pieno il tecnico italiano mai amato. Oltretutto, Ravanelli, si distanzia da analogie con la Juventus dopata degli anni '90 proprio come riportato dalla stampa transalpina marchiando quasi ulteriormente quell'ennesimo spaccato di storia calcistica italiana da dimenticare dove di mezzo c'era sempre la Juventus.

 

La domanda, però, riporta a quei tempi quando la zebra perse improvvisamente la memoria davanti ai giudici. Un empasse della memoria a medio-lungo termine ripresa subito dopo e cresciuto con il passare degli anni. Di fronte al PM Guariniello, Paolo Montero non ricordava nulla, anzi, non sapeva nulla. Non sapeva di prendere sostanze, non sapeva che fossero dopanti, non sapeva neanche se beveva acqua o vino. Antonio Conte, poi, quello che oggi ad ogni intervista ricorda aneddoti e sfavori arbitrali di mesi e anni addietro, in quel momento ricordava di prendere una sola sostanza, non dopante, ma forse utile a fargli ricrescere i capelli quasi dieci anni dopo. Del Piero e Vialli avevano visto aumentare la propria muscolatura dalla sera alla mattina. Insomma, siamo alle solite. L'esempio di come in certe aree del calcio italiano si diventa campioni e superstar. Un vizio nato allora e forse mai perduto del tutto. Hai voglia nel rammentare tutti quei prodotti commerciali che terminano in "ade", difficilmente Hengbart si sarebbe fatto sbattere fuori rosa per non bere una bevanda a gusto limone e arancia. Bisognerebbe andare più affondo, aprire un inchiesta e rispolverare la recidività dei soggetti in questione almeno per decenza, per onore e onestà. Quell'onestà che il mondo bianco e nero non ha mai veramente conosciuto…

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