‘La hazaña del Villamarín’: Spagna-Malta 12-1 (1983)
Nel Napoli più iberico della storia, scopriamo le curiosità, gli aneddoti, il modus vivendi della cultura spagnola
¡Hola!
In uno degli ultimi numeri di ‘Napoli Olé’ abbiamo parlato del trionfo della Spagna agli Europei del 1964, quelli vinti in casa, al Santiago Bernabéu, davanti a Francisco Franco. Ebbene, da allora in poi sia a livello di club che di Nazionale il fútbol ibérico vive anni bui, di tante ombre e pochissime luci. L’organizzazione del Mondiale 1982 rappresenta sì un timido riavvicinamento, per la gente, allo sport più bello mondo, ma a livello prettamente tecnico l’occasione non viene affatto sfruttata dalle Furie Rosse, ben lontane dal lotto delle migliori (Italia Campione in testa). Finché non giunge una sera fredda e ventilata di fine dicembre. Una notte in cui, anziché pensare all’imminente Navidad e ai regali per i propri cari, gli spagnoli si incollano agli schermi della TVE per assistere a un’impresa storica. L’impresa su cui è impresso il marchio di ‘biscotto’, infamante ancorché opinabile, e che tuttavia rinverdisce la storia d’amore tra la Roja e i suoi aficionados. È la ‘Hazaña del Villamarín‘, il cappotto rifilato dalla Spagna a Malta che il 21 dicembre 1983 vale il pass per Euro ‘84.
MALEDETTA ROTTERDAM – Reduce dal fiasco ‘mundial’, la Real Federación congeda la bandiera madridista José Santamaría e ne richiama un’altra, Miguel Muñoz, già CT nel ’69 per quattro partite quando a guidare la Nazionale vi è una Commissione Federale. Il tempo stringe: bisogna immediatamente concentrarsi sulle qualificazioni agli Europei. La Spagna è inserita nel Gruppo 7, un girone a cinque non propriamente proibitivo. Se non fosse che, oltre a Irlanda, Islanda e Malta, ci sarebbe l’Olanda, ancora in crisi d’identità ma piena di giovani virgulti già bravi e destinati a esplodere di lì a poco. Il biglietto per andare in Francia va alla prima classificata, sicché appare subito chiaro che a contenderselo saranno iberici e neerlandesi. I ragazzi di Muñoz, tra cui iniziano ad emergere nuove leve come Butragueño, Buyo, Francisco, Roberto e Salva, se la cavano abbastanza bene: battono in casa islandesi, irlandesi e gli stessi olandesi, ottengono un punto prezioso a Dublino e fanno bottino pieno a La Valletta e Reykjavik. Tuttavia si tratta di successi striminziti e di misura, che non aiutano a livello di differenza reti nella corsa a due contro gli Oranje, i quali al contrario vanno avanti a suon di gol. Si arriva allo scontro diretto di Rotterdam del 16 novembre 1983: alla Spagna basterebbe un pari, invece viene sconfitta 2-1, ammattita dai lampi di Houtman e Gullit (già c’era!). E un mese dopo i tulipani seppelliscono sotto cinque reti Malta, concludendo così il loro girone a 13 punti con ventidue gol realizzati e appena sei subiti. Se le Furie Rosse superassero proprio i modesti maltesi nell’ultima sfida, raggiungerebbero i rivali in vetta ma rimarrebbero tagliati fuori per peggior differenza reti: bisogna battere gli isolani con undici marcature di scarto. Un’impresa ritenuta quasi impossibile, persino dalla sempre ottimistica stampa iberica. Eppure in quei giorni c’è chi fiuta lontanamente la possibilità di compierla, a cominciare dalla stessa Federcalcio spagnola. La quale, per evitare stanchezze e tossine varie, anticipa al mercoledì la 16a giornata della Liga, in modo da concedere ai Nazionali una settimana abbondante di tempo per preparare al meglio la sfida.
“ANDIAMO A PARIGI!” – Benché con stati d’animo opposti dopo i risultati conseguiti con i propri club, quel pomeriggio di giovedì 15 dicembre, nel ritiro di Alcalá de Guadaira, i vari Buyo, Santillana, Sarabia, Goikoetxea, Carrasco, Victor Muñoz, Señor e compagnia cominciano a sentire dentro di sé, per poi condividerla a vicenda, la voglia di realizzare il sogno di andare a giocarsela contro le migliori del continente. In quei giorni Muñoz non perde la calma né il buonumore. Alla vigilia del match dichiara: “Abbiamo solo bisogno di crearci undici occasioni e sfruttarle”. E con ironia gli scappa la frecciata: “Se riuscissimo a farcela si dirà che ci siamo comprati la partita…”. Da parte sua il portiere maltese John Bonello si mostra sicuro: “L’Olanda ha già la qualificazione in tasca, non subiremo nemmeno cinque reti: dopo averne prese otto dall’Irlanda abbiamo imparato la lezione e giochiamo meno aperti. La Spagna avrebbe dovuto chiudere il discorso-qualificazione a Rotterdam, non con noi”. E lancia finanche la scommessa: “Non prenderemo undici gol. Anzi, giuro di non tornare a Malta se dovessi subire un passivo simile”. Fatto sta che quella sera del 21 dicembre 1983, vuoi per il freddo o per le scarse aspettative, soltanto poco meno di trentamila persone affollano le scalee del ‘Benito Villamarín’ di Siviglia, la casa del Betis. Muñoz manda in campo il seguente schieramento: Buyo; Maceda, Camacho, Goikoextea; Victor Muñoz, Gordillo, Señor; Carrasco, Sarabia, Santillana, Rincón. L’inizio del match non promette nulla di buono: dopo soli centoventi secondi Señor fallisce un rigore comminato dall’arbitro turco Erkan Göksel. Al 14’ però le Furie Rosse mettono il naso avanti con Santillana. Inizio dell’impresa? Macché: appena otto minuti e Degiorgio spara da fuori una cannonata che coglie disgraziatamente Maceda mettendo Buyo fuori causa. La Spagna gioca tutta all’attacco, favorita dalle praterie lasciate dalla retroguardia maltese, specie sulle fasce, e dall’atteggiamento totalmente arrendevole e difensivistico degli avversari. Santillana concede bis e tris al 26’ e al 29’, ma da lì fino al 45’ il madridista e soci sprecano tante, troppe occasioni da rete gentilmente concesse dai biancorossi. Solo 3-1 all’intervallo: pochissimo per sperare nel miracolo. Anni dopo ricorderà Maceda: “Rientrammo fregati negli spogliatoi per il fatto di aver sbagliato troppo. Ci disperavamo a ogni gol mancato, eppure sapevamo che i maltesi avrebbero accusato un calo fisico perché li facevamo correre per tutto il tempo appresso al pallone. Nell’intervallo furono il mister e Rincón a ridarci l’entusiasmo”. Il tempo di rientrare sul tappeto del Villamarín e le Furie Rosse si gettano in dieci all’attacco. Ed è proprio l’idolo di casa Poli Rincón ad aprire le danze dopo soli due giri di lancette, replicando poi al 57’ e ancora al 64’. In precedenza, però, al 62’ e al 63’, ci ha pensato anche lo stesso Maceda a dare corpo alla speranza, peraltro segnando la sua seconda rete personale addirittura con una deliziosa palombella. A venticinque minuti dal gong l’impresa sembra possibile, tanto che grupponi di tifosi (con regolare biglietto, ovviamente!) si precipitano ad assiepare i gradoni dello stadio riempiendolo in pochi minuti. La gente si sgola nel sostenere i suoi beniamini, crede nella riuscita della missione, urla “¡Sí, sí, sí, nos vamos a París!”. I maltesi praticamente non tirano più in porta. Anzi, mandano la palla sempre fuori dal campo e perdono deliberatamente tempo per non buscarle più di quante ne hanno già prese. Già ammonito, Degiorgio si becca il rosso per aver prolungato l’esecuzione di una rimessa laterale. Al 76’ Santillana fa poker, e così Rincón due minuti dopo. All’80’ Sarabia accelera il miracolo, vicino nei minuti successivi ma mancato per tre volte consecutive. Finché all’84’ Señor raccoglie una corta respinta della difesa e scarica un siluro che fa secco Bonello. Il Villamarín esplode di gioia, tutta la panchina spagnola entra in campo, compreso lo stesso Muñoz il quale salta in aria come un grillo dall’emozione. Resta la gioia incontenibile del pubblico andaluso, che anzi reclama a gran voce altri gol fischiando parzialmente la melina iberica. Al fischio finale è delirio, sugli spalti e nelle strade di Siviglia, per un’impresa che riconcilia il popolo con la sua Selección come non accadeva da tanti anni. Un amore consolidato ancor più quell’estate, allorquando la Roja riesce ad arrivare sino all’atto finale perso con onore contro i Bleus di Platini.
BONELLO ‘AMIGO’ … – Quel risultato storico rappresenta un punto di svolta per il calcio spagnolo: da allora in poi, eccezion fatta per Euro ‘92, le Furie Rosse non salteranno più una sola importante manifestazione internazionale tra Mondiali ed Europei. Ma è appunto inutile dire quanti e quali sospetti provochi l’impresa. In quei giorni l’ipotesi-‘biscotto’ fa il giro sui giornali di mezza Europa, sul banco degli imputati finisce in particolar modo l’atteggiamento fin troppo arrendevole dei maltesi. Eppure proprio loro, gli olandesi, le ‘vittime’ della presunta combine, accettano il verdetto con signorilità decoubertiniana: “Si vede che i miracoli esistono anche nel calcio”, dirà a freddo il CT olandese Kees Rijvers che non ha assistito al match in TV. I maltesi, alla loro peggior sconfitta della storia, finiranno sotto inchiesta della loro Federcalcio, la quale evincerà l’assoluto dilettantismo in cui versa il movimento calcistico isolano in quegli anni. Bonello, tanto spavaldo quanto malcapitato, nel 2006 presterà il suo volto a un ironico spot della Amstel in cui viene celebrato come “il miglior amico degli spagnoli”. ‘Biscotto’ o no (decisamente no, a ben vedere), resta tuttavia ancora oggi l’eco di quella grande impresa. E quando oggi nella Península ci si chiede tra amici di vecchia data “Dov’eri la notte del 21 dicembre 1983?”, la risposta è una sola. Molto ovvia ….
¡Hasta la próxima!


