LA FARFALLA E L’URAGANO
Troppo pazzo, questo pazzo mondo globalizzato. A volte, pensateci, basta davvero poco. Basta che qualche professionista non troppo professionale spulci una partita straniera, magari in streaming su RojaDirecta, travisando l’intero senso di un evento e sbagliando anche un solo passaggio di una semplice equazione mentale. Poi il tizio in questione va su Twitter e cinguetta una cazzata; magari ha un piccolo bacino di followers che hanno tanti piccoli bacini di followers, e così via fino a formare un oceano, un mare di cazzate che unisce gli antipodi del mondo nella guerra ad un’informazione sbagliata. Un oceano a causa di una lacrima. Sfido chiunque a non trovarci un pizzico di ironia.
Pare che le cose siano andate proprio così. Un giornalista turco vede Balotelli sedersi in panchina dopo una prestazione da schiaffi. Due secondi prima i fischi assordanti del San Paolo, due secondi dopo il pianto sconsolato di SuperMario. Ci vuole poco a fare due più due, ci vuole ancora meno a sbagliare il risultato se non conosci la matematica, che in questo caso è un insieme di fattori difficili da percepire se hai uno streaming scrauso a millanta chilometri di distanza. Lingua, cultura, ambiente, antefatti e retroscena. Vai a spiegare tutto ad un blogger di Istanbul che non ci pensa due volte e dallo smartphone di ordinanza fa partire una crociata anti-razzista tale da scomodare perfino il Napoli, subito corso ai ripari con un comunicato che era ormai diventato sacrosanto. Pensate, migliaia di messaggi identici da parte di turchi (anti)napoletani sul canale ufficiale della SSC, tutti con lo stesso mantra: NO TO RACISM. Una litania che in poche ore è arrivata anche negli Stati Uniti, dove qualche altro influencer superficialotto quanto basta ha pensato bene di cavalcare l’onda dell’enorme equivoco nato da quel tweet sbagliato. No to racism. Proprio ai napoletani, fra i pochi a “limitarsi” (si fa per dire) a sfottò goliardici e furtarelli di striscioni nel dileggio dell’avversario. Proprio ai napoletani, quelli che in tutta Italia sono bersagliati da inni a catastrofi naturali e sciocchezzuole del genere. Ma ormai l’uragano era partito, e non sono bastate le smentite per evitare tutto lo strascico di indignados occasionali che hanno spento il cellulare (e il cervello) subito dopo l’ondata di disgusto a comando. Come vedete tutto il mondo è paese, e la mamma degli imbecilli, oltre ad essere sempre incinta, è anche ubiqua.
In tutto questo stupisce il silenzio di Balotelli e ancor di più quello del Milan, che assistono inermi allo scempio della verità senza muovere un dito. Il “caso” internazionale si è creato ed è impossibile non saperne nulla, anche perché è nato da un fan club dello stesso Balotelli. Basterebbe un piccolo gesto per zittire gran parte del vociare indistinto che ha già travalicato il confine dell’equivoco per sfociare nella diffamazione più sfrenata. Il Milan lo sa bene che non erano buu razzisti ma “normalissimi” (si fa sempre per dire) fischi da avversari, e lo sa bene anche il calciatore, che per altre cose il tweet ce l’ha sempre bell’e pronto. Sarà il caso di imbracciare il telefonino: a quanto pare nessuno più di lui può smuovere le masse, di pecore ma soprattutto di bufale.
