KEEP CALM AND…

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Il Napoli ha vinto, non importa come ma ha vinto. Di questi tempi forse è meglio evitare di far troppo gli schizzinosi: quando c’è fame si mangia anche solo il pane, senza star troppo lì a pensare al companatico. Nell’ultimo periodo, non ce ne voglia Mazzarri, se c’è una carestia è quella del bel gioco. Può capitare, attenzione, non per questo bisogna strapparsi i capelli e gridare necessariamente allo scandalo. Intanto basta accontentarsi dei tre punti e sperare in tempi migliori, che tanto fra sei mesi delle partitacce nessuno si ricorderà più.

Eppure, nella gioia per la vittoria a Siena, c’è un episodio accaduto nel finale che dovrebbe indurre più di una riflessione. Morgan De Sanctis, lo abbiamo visto tutti, va sotto la Curva e regala la maglia ai tifosi, ma prima e dopo lascia uno strascico polemico non indifferente. Un gesto che solo un uomo con due attributi grossi così poteva fare, un atto di grande signorilità e coerenza nonostante la sua palese violenza verbale e non verbale. Le riflessioni che ne scaturiscono sono tante, in primis la forte sofferenza di uno spogliatoio che non sta prendendo benissimo le forti critiche dei tifosi: il Napoli si sente secondo in classifica (e in effetti lo è) e non capisce come si possa additare con tanta ostinazione una squadra che va avanti – non importa come ma va avanti – sia in campionato che in Europa. Se ha reagito così, Morgan stava esprimendo un malcontento generale del gruppo, che non capisce cos’altro deve fare per accontentare i suoi fan. In parole povere i tifosi sono scontenti dei calciatori e i calciatori sono scontenti dei tifosi. Chi ha ragione? Probabilmente entrambi.

Ragioniamoci un attimo. Effettivamente nella situazione attuale c’è poco da essere entusiasti, ma di sicuro ci sarebbe poco anche da essere così musoni. Si gioca male, si perde qualche volta di troppo, ma si è sempre lì, complice anche la disastrosa stagione delle squadre più blasonate e qualche battuta di arresto di rivelazioni come Lazio e Fiorentina. Forse è comprensibile che un calciatore possa risentirsi a vedere tifosi così inclini al pessimismo cosmico. Allo stesso modo, però, De Sanctis dovrebbe sempre ricordare che parla con gente che fa chilometri, supera gli ostacoli eccetera eccetera, ma soprattutto gente che spende un bel po’ di dindini per seguirlo. Sarà retorica, ma se il suo stipendio è così lauto è anche e soprattutto per i tifosi. Tutti, quelli belli e quelli brutti, gli ottimisti e i pessimisti. Siamo sicuri che lo sa bene anche lui. Archiviato questo fisiologico momento di rabbia sarà tutto come prima, a patto che da entrambe le parti si mantenga la calma e si tiri avanti al meglio possibile: fa un certo effetto vedere tanto nervosismo in una squadra che lotta per il secondo posto.

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