IL TRIONFO DI UN POPOLO
Prepara una torta che già mentre si cuoce in forno capisci che verrà su piuttosto bene; guarniscila con una cura che rasenta la perfezione; infine, per completare l’opera, mettici su una ciliegina rossa chiamata Quagliarella. Ecco servito in tavola il dolce più buono del mondo, quello che tante anime in pena aspettavano di poter addentare da ben ventidue anni. È per loro, è solo per loro, loro che cantano a squarciagola “è per te, è per te, è per te”. È stato questo il primo pensiero del presidente, ai tifosi azzurri che tanto hanno penato prima di poter assistere a questa splendida rinascita: non ci poteva essere pensiero più giusto.
Ma parliamo della partita, perché una partita allo stadio Olimpico si è giocata, anche se sbronzi della festa quasi non ce lo ricordiamo più. È stato il Napoli perfetto, quello che ad inizio campionato ha demolito Milan e Inter e a metà stagione ha avuto ragione di Manchester City e Chelsea. Quel Napoli che senza altre competizioni forse avrebbe potuto giocarsi anche lo scudetto, perché in Italia non è inferiore a nessuno e l’ha dimostrato ampiamente. Per il migliore in campo vi stupisco: io dico Gokhan, geometra di ferro che non ha perso un pallone e ne ha serviti alcuni davvero splendidi: una prestazione di spessore proprio di fronte al mostro sacro Pirlo. Ma non possiamo assolutamente dimenticare le accelerazioni brucianti del Pocho (a proposito, che tuffo al cuore quelle lacrime da ultimo giorno di scuola), la furbizia fantasma di Marek, i miracoli di un ritrovato Morgan, l’inattesa solidità del trio Hugo-Paolo-Salvatore. E quell’Edinson che in un modo o nell’altro il cartellino lo timbra sempre. Nomi di ragazzi con cui abbiamo condiviso talmente tanto che sembra stupido oggi chiamarli con il cognome. Loro e mister Walter, uno che a volte può essere testardo fino ai limiti dell’autolesionismo, ma se da quando c’è lui siamo arrivati lassù qualcosa vorrà pur dire.
Che festa ragazzi, che incredibile esplosione di felicità tenuta sommersa per troppo tempo. Le piazze del centro erano vulcani zampillanti acqua e gioia, vino e liberazione, trionfo e devozione.Ora speriamo soltanto che una serata simile abbia fatto recedere De Laurentiis dal proposito di snobbare l’Europa League: un trofeo del genere varrebbe ben più di una Coppa Italia, che per quanto sia bella fra le mani di Paolo non ha certo caratura internazionale. Ma ora basta polemiche, basta pensare al futuro. Oggi il presente ci sembra più bello di qualsiasi domani possibile, e probabilmente per una sera è giusto così. Godiamocela tutta, ce la siamo proprio meritata.
