IL TIFO, L’AGO DELLA BILANCIA
Alcuni dicono che i tifosi sono il sale del calcio; altri sostengono che il popolo della sciarpa rischia di distruggere il calcio. La verità, probabilmente, sta nel mezzo, perché gli appassionati del gioco più bello del mondo (ma lo è ancora?) rappresentano non solo il consumatore finale al quale mirano le tv che coprono di milioni le società, ma anche il pungolo che costringe i presidenti ad indebitarsi fino al collo per evitare contestazioni. Fa sempre effetto, tuttavia, vedere (poco prima di Ferragosto) migliaia di persone all'allenamento di una squadra di calcio. Fa effetto perché quei cinquemila che hanno affollato il piccolo "Comunale" di Marano sono nei sogni del presidente dell'Albinoleffe, che vorrebbe poterci contare almeno per le gare interne. Il calcio è così, bello perché seguito in ogni dimensione e con identica passione anche se i numeri possono essere terribilmente diversi. Una cosa è certa: non è la quantità di tifosi a fare la categoria, perché Chievo e Albinoleffe (per citare due esempi) hanno resistito a lungo in una giungla di giganti, loro che sembravano lillipuziani ma con un cuore così grande; ed è altrettanto vero che squadre con una tifoseria calda, anzi caldissima, continuano ad arrancare nelle categorie inferiori. Può essere vero anche il contrario: non tutti i miracoli durano in eterno, specialmente se alla base non ci sono i danari (che reggono il calcio moderno), ed è per questo che il Chievo retrocede in B e l'Albinoleffe (speriamo fra molto tempo) tornerà in C1; ed è altrettanto scontato che al pari di Fiorentina, Genoa e Napoli, anche Bari, Bologna e company torneranno presto in alto, sempre che trovino società all'altezza. Il calcio è bello proprio perché la condizione ideale non esiste: le grandi, per essere sempre più grandi, rischiano di finire male alla prima stagione negativa; e le piccole, provando a giocare con le grandi, rischiano di scomparire al primo scivolone. L'ago della bilancia è proprio il tifo, che se non fosse una "malattia" sarebbe soltanto un valore aggiunto. Forse, però, sarebbe tutto più banale: anche la contestazione, sempre che sia civile e moderata, fa parte dello sport; ma dello sport fa parte anche la sconfitta…
