Il partito- no euro

Oggi la Lazio, ieri il Napoli, l’altro ieri squadre che sono anche precipitate in B: quando le coppe europee sono una zavorra

Maledetta Europa. Chissà a quanti presidenti, dirigenti e allenatori sarà balenato in testa questo pensiero blasfemo, che guai se lo sentono i tifosi. È lunga la lista di squadre che si sono letteralmente aggrovigliate su se stesse dopo una stagione esaltante, culminata con la qualificazione a qualche competizione europea che non era nei programmi di inizio stagione. Feste grandi, soddisfazioni enormi, ma dopo pochi mesi il passo più lungo della gamba presenta il conto, e spesso è un conto più salato della soddisfazione stessa.

Provate di questi tempi a fare una telefonata a Claudio Lotito e a chiedergli quanto è contento che lo scorso 31 maggio la Lazio abbia vinto a Napoli e si sia piazzata al terzo posto. Probabilmente vi lancerebbe qualcosa e Stefano Pioli ancor più di lui. Il sor Claudio, maestro nello ‘spostare’ cose al punto di aver a suo nome anche un’esilarante pagina Facebook, se avesse la possibilità sposterebbe la sua squadra anche fuori dall’Europa League. Già, perché quest’anno gira tutto molto male, come se fosse tutto un diabolico contrappasso. Prima l’esultanza per il terzo posto, la finale di Coppa Italia e la relativa qualificazione in Supercoppa. Ora Supercoppa e preliminari Champions sono già un lontano ricordo, mentre l’Europa League sembra quasi un’incombenza da buttare giù malvolentieri. Come cambia il mondo in così poco tempo: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, talmente tragici da dar modo ai tifosi di sfogare la loro frustrazione nel peggior modo possibile. Certo, dare dei “vermi” a gente che fino a poco fa ti ha portato in paradiso è segno di squilibrio mentale, oltre ad essere indice di profonda ingratitudine, ma non è questo il tavolo su cui piantare una discussione del genere. La Lazio è l’ultima vittima di questa sindrome europea che lo scorso anno ha beccato il Napoli (finale di stagione alla canna del gas, inglorioso anche più dell’inizio), e prima ancora squadre a cui è andata anche peggio. Le ultime ad essere colpite da questa sorta di maledizione sono Empoli, Chievo e Sampdoria, dalle stelle di un’Europa League inattesa alle stalle di una retrocessione immediata. Per non parlare del Parma dello scorso anno, ma anche lì usciremmo un minimo fuori tema.

Ovviamente ci sono dei distinguo da fare, ma è indubbio che il filo conduttore è sempre lo stesso: sorprendere si può, il difficile è confermarsi, soprattutto se non c’è la forza, la voglia e la competenza di effettuare una programmazione adeguata. Gli acquisti estivi della Lazio sono tutti di ottima prospettiva, ma nel concreto c’è poco ricambio per chi lo scorso anno era abituato a due competizioni e ora se ne trova una terza altrettanto logorante. Sperare che la stessa identica formazione titolare dello scorso anno potesse ripetersi, iniziando la stagione molto prima e con tante partite in più, è scelta miope, oltre che estremamente rischiosa. Il dazio da pagare può essere davvero pesante se non si raddrizza la barca quanto prima. E viene quasi il dubbio che sia proprio questo il motivo per cui Enrico Preziosi non si è strappato i capelli quando il suo Genoa non è riuscito a qualificarsi all’Europa League. Quest’estate fra le due sponde genovesi è stata guerra (goliardica) a botte di striscioni volanti e tweet al vetriolo. Alla fine è uscita anche la Samp, con una batosta anche piuttosto inattesa col Vojvodina: che dite, pensiamo troppo male se insinuiamo che a Ferrero ha fatto piacere?

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