IL FALLO DI ADRIANO

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Non c’è termometro migliore per misurare una crisi che tastare il polso agli intoccabili, o presunti tali. Se sono caduti i grandi dittatori dopo decenni di governo vuol dire che prima o poi capita proprio a tutti. Li vedi lì, fieri e inattaccabili, pare quasi che niente e nessuno possa scalfirne il potere, finché non sopraggiunge poi il declino, inesorabile e lento ma nel contempo repentino e sorprendente per quanto sembrava cristallizzato il totem. Una descrizione che sembra corrispondere appieno alla parabola di Adriano Galliani. 

 

Un’epopea storica, fatta di trionfi entusiasmanti e di un potere smisurato, nel Milan come in Lega, al punto che ormai pareva quasi decidesse tutto lui, a maggior ragione dopo la caduta della Triade bianconera. Un mammasantissima in piena regola, in grado di demolire i nemici e di portare in cielo gli amici, semplicemente alzando il telefono. Poi una serie di granchi clamorosi, nel Palazzo ma soprattutto nel suo Milan, quello di cui era stato unico e solo deus ex machina da quando Berlusconi aveva deciso di defilarsi. Scelte di mercato sempre più opinabili fino a sfociare nel cervellotico mercato di quest’anno, probabilmente l’ultimo, sicuramente il più inglorioso. Il Milan degli ultimi anni aveva sempre portato in dote un campione pomposo preso soltanto per defocalizzare la piazza sull’assenza di programmazione, sul denaro sempre più esiguo, sulle ambizioni sempre più ridimensionate. Ma intorno la squadra era solida, fatta di calciatori affidabili che potevano proteggere le spalle al Ronaldinho di turno, giusto per citarne uno. Il resto lo facevano un po’ di fortuna (Nocerino, Abate, Boateng) e qualche “aiutino” dall’alto, che non è mai mancato. Quest’anno le spintarelle non bastano più, perché intorno è tutto un disastro. Calciatori mediocri come i Constant e i Birsa, altri alla canna del gas come Mexes e Matri, per non parlare di una guida tecnica esautorata da tempo. Ovvio che anche i giovani a disposizione si ritrovino spaesati e in difficoltà, da Niang ed El Shaarawy a Balotelli, passando per il lungodegente De Sciglio. Con tanti saluti anche al pur flebile accenno di progettualità messo in piedi negli ultimi due anni. 

 

E così, esauriti tutti i capri espiatori, col derelitto Allegri che ormai è una foglia di fico, Galliani si ritrova col cerino in mano. La proprietà è pronta a presentargli il conto e a destituirlo da una carica che sembrava dovesse essere sua in eterno. Di una cosa però potete star certi: che il buon Adriano cadrà sempre in piedi. Berlusconi è un suo amico fraterno, non lo lascerebbe mai in mezzo a una strada. Per lui è già pronta una buonuscita milionaria e – pare – un incarico in Mediaset, dove potrà ritrovare stimoli che al Milan sembravano ormai perduti. Chissà poi che un giorno neanche troppo lontano non sia riesumato anche nel mondo del calcio, magari con un incarico in Lega, stavolta senza il peso della “maglia” cucita addosso. A quel punto il cerchio potrebbe davvero chiudersi…

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