I ‘PENSIERI AURELIANI’: OVVERO, COME COSTRINGERE MAZZARRI AD ANDARE VIA
E alla fine Don Aurelio parlò! Meglio tardi che mai, perché quel discorso fatto dal Presidente all’indomani del trionfo dell’Olimpico poteva essere affrontato già da diverso tempo, vale a dire da quando, a un certo punto della stagione, erano ben visibili i risultati degli errori commessi dalla dirigenza e delle incomprensioni in seno ad essa che hanno reso a tratti nauseante l’annata azzurra appena conclusa. E’ pur vero che far uscire fuori parole simili in taluni momenti, ad esempio dopo la terribile notte di Londra o dopo il pomeriggio amaro del ‘Dall’Ara’, avrebbe avuto un effetto devastante su una situazione di per sé già caotica e precaria; tuttavia va dato merito a De Laurentiis di aver avuto la dabbenaggine (per non dire l’astuzia o la furbizia) di dare sfogo ai suoi pensieri in libertà a sipario calato, in un clima, ammettiamolo pure, di festa e allegria per il successone sulla Juventus, un clima rilassato che quindi potrebbe anche ammettere dibattiti su questioni cruciali come quelli riguardanti il futuro del Napoli, ma non abbastanza sereno da far dimenticare le grane di tanti mesi, le quali rischiano anzi di riesplodere prepotentemente quando tali questioni vengono riammesse all’ordine del giorno.
Orbene, Don Aurelio ieri ha espresso chiaramente i suoi desideri per il Napoli de l’avenir. Ha detto che per essere competitivi occorre una rosa molto ampia, magari di trenta giocatori, tutti con le stesse possibilità di mettersi in mostra a prescindere dai loro effettivi valori; che chi guida la squadra dev’essere bravo a trasmettere ai ragazzi la filosofia della società, a saper ricucire i malumori e a dare armonia allo spogliatoio evitando i musi lunghi, ma deve altresì avere la capacità di gestire il turn-over, affinché tutti possano giocare, si possa supplire a infortuni e indisponibilità di varia sorta e si dia maggior spazio soprattutto ai più giovani. A tal proposito, il Presidente ha confessato un’altra volontà, un desio anelato un po’ da tutti, ossia riportare a Napoli l’astro nascente del calcio italiano Lorenzo Insigne, a patto però che, come ha affermato lo stesso patron, il talentino frattese giochi e non ammuffisca in panca o nei distinti. Un discorso chiaro, dunque: squadra ampia, tutti importanti ma nessuno indispensabile, tutti democraticamente uguali e con le stesse possibilità di scendere in campo, addio alla leggenda dei ‘titolarissimi’, gestione oculata e umana (paterna, potremmo dire) della rosa, largo ai giovani. Ecco, largo ai giovani: da questo punto di vista aspettiamo di vedere i fatti, sebbene tale espressione sembra darci l’idea di un Presidente che, per grazia di Dio, apparterebbe anch’egli alla schiera di coloro che hanno ammirato a bocca aperta l’esempio-Pescara, un’orchestra perfetta da 89 reti segnate (e manca ancora l’ultima giornata di B…) di piccoli virgulti catechizzati magistralmente da Zeman, quello stesso Zeman a cui, guarda caso, De Laurentiis ha telefonato per congratularsi e per avere ragguagli circa i progressi di Insigne. La dimostrazione, pertanto, che Don Aurelio avrebbe capito che, se gestiti in maniera efficace e sfruttati intelligentemente, i ragazzini possono dare spettacolo e fare grande una squadra, mixati con i loro compagni più maturi ed esperti. Niente male, quindi, almeno dal punto di vista dell’impatto mediatico, il monologo del Presidente, specialmente se consideriamo che non si tratta di parole dal sen uscite, bensì di idee e teorie che l’autore di esse avrebbe partorito, a suo dire, dopo otto anni di presidenza in cui ha imparato tutto del calcio dando retta ai consigli di nessuno.
Eppure, rileggendo attentamente i termini e le espressioni usate dal padrone del Napoli, ci sono alcune cose che non ritornano e che costringono a porci retoricamente delle domande. L’attuale tecnico azzurro è avvezzo ad avere a disposizione una rosa ampia di trenta elementi e a farli giocare tutti? Sinceramente no. L’attuale allenatore del Napoli nella stagione testé terminata ha dato dimostrazione di saper controllare gli screzi tra i giocatori, di far sì che mantenessero i nervi saldi nei momenti topici, di riuscire a gestirli equamente dando spazio a ognuno di loro e senza fare “a chi figli e a chi figliastri”, per dirla alla napoletana? Onestamente no. L’umile Walter ha dato ampio credito ai giovani, intuendone le capacità e concedendogli chances di mostrare il loro valore, magari creando apposta varianti tattiche che risaltassero le loro qualità e contemporaneamente portassero benefici alla squadra tutta a livello di risultati? Diremmo proprio di no. E allora, perché De Laurentiis ha fatto quel discorso ieri? Perché, da abile comunicatore quale è, ha messo in evidenza proprio quelle che sono le mancanze e le lacune di un allenatore, capace di portare a casa un ‘titulo’ (almeno uno, diamine…), ma pur sempre integralista e ottuso come Mazzarri? La risposta è chiara: il patron ha praticamente bocciato l’operato del suo allenatore, ha emesso il suo giudizio tutt’altro che positivo sulla gestione scellerata e superficiale del tecnico di San Vincenzo e si è forse guardato intorno constatando che in giro ci sono trainers meno radicali e vanagloriosi, più camaleontici e imprevedibili, maggiormente al passo coi tempi e più ‘svegli’ del nostro. Tutto ciò basta per poter dire che le probabili intenzioni di Don Aurelio sono quelle di rompere con un mister che, coincidenza delle coincidenze, ha già deciso di non voler rinnovare il contratto che lo lega al Napoli fino al 2013 e che desidera comunque rimanere ancora una stagione pur di guadagnare il suo ingaggio fino all’ultimo centesimo, fermo com’è nella sua convinzione di voler puntare su calciatori già esperti e navigati piuttosto che sui nuovi talenti che il Presidente desidera portare in azzurro. Come si può vedere, le premesse per lo strappo ci sono tutte, ma è chiaro che sapremo molto di più in tal senso solo dopo il summit tra De Laurentiis e Mazzarri che avrà luogo martedì prossimo, un vertice che appare ben lungi dall’essere un incontro a Canossa; solo allora le nubi che avvolgono il destino dell’allenatore toscano saranno forse spazzate via, nondimeno sembra evidente che, dopo gli ultimi ‘pensieri aureliani’, la posizione dell’umile Walter si sia fatta ancor più precaria di quanto non lo fosse già prima. E stavolta non ci sarebbero ripensamenti che tengano: la relazione tra i due potrebbe finire per davvero, alla faccia dell’utopico ‘Mazzarri alla Ferguson’ tanto sognato da De Laurentiis.
