GHIRO GHIRARDI
Che tutto il bailamme di quest’estate si dovesse ripercuotere sulla nuova stagione si era capito. Ma non così. Un inizio così scioccante non ce lo aspettavamo neanche dalle neopromosse, figuriamoci da una squadra che veniva da una stagione a dir poco trionfale e che, se escludiamo un paio di elementi sostituibilissimi, quest’estate ha cambiato poco e niente. Come si fa a passare da rivelazione del campionato a ultima della classe in pochi mesi? Bella domanda: di ragioni ce ne sono veramente tante.
In primis i già accennati fantasmi del passato. Dopo che l’Europa League conquistata sul campo gli è stata scippata per una questione burocratica, il Parma ha vissuto un’estate per niente tranquilla, fra i ricorsi in tribunale e le minacce di dimissioni da parte di Tommaso Ghirardi. A quanto pare è rientrata la prospettiva di restare senza presidente, ma non quella di restare senza guida. Ed ecco il secondo problema. Negli anni il giovane e pacioso Ghirardi di errori ne ha commessi, ma poi ha dimostrato di aver imparato e di essere in grado di gestire una società con piglio da leader e con una programmazione convincente. Poi la delusione estiva ha provocato un distacco repentino e traumatico per la squadra che si è ritrovata a briglie sciolte, con una dirigenza che non sa più che pesci prendere e una guida tecnica ormai a corto di motivazioni. Arriviamo quindi al terzo punto, la conseguenza di tutto ciò, che è poi quello che possiamo tranquillamente notare guardando risultati e classifica. Il Parma si è schiantato sulla nuova stagione con tutta una scia di recriminazioni e veleni che hanno indispettito l’ambiente e messo la squadra in una condizione di psicodramma preventivo, che sommato alle problematiche preesistenti ha portato a partite folli come quella col Milan. L’anno precedente i gialloblu erano fra le squadre più solide del campionato, vedergli prendere cinque gol tutti insieme è disarmante.
Certo, ci si è messa anche la sfiga, che applica sempre in modo chirurgico la famosa legge di Murphy. Di colpo in una settimana sono venuti meno tre dei pilastri della squadra con infortuni tutti piuttosto gravi. Cassani, Paletta e Biabiany erano degli insostituibili lo scorso anno e lo sono a maggior ragione quest’anno che non sono arrivate alternative all’altezza. Colpa quindi anche di un mercato tutto da interpretare: Lodi e Belfodil sono le ombre dei calciatori che erano, in particolare il regista sembra aver subito drammaticamente la “sindrome di D’Agostino”, cioè del calciatore che tutti lo vogliono e nessuno se lo piglia per poi ritrovarsi a retrocedere in B con la squadra precedente, l’inizio della fine. Donadoni intanto continua a sperimentare, cambiando l’ordine degli addendi ma non la somma. E Ghirardi? Lui si limita all’ordinaria amministrazione, prende atto del disastro ma sembra quasi non curarsene. Ora come ora i tifosi del Parma possono solo sperare che il letargo del “Ghiro” duri fino a fine dicembre: la situazione si può raddrizzare a gennaio con qualche intervento deciso, non certo come quest’estate. Va bene piangere sul latte versato, ma la vita continua e bisogna guardare avanti, o si rischia di schiantarsi sul serio: a volte il passo tra il cielo e il baratro può essere veramente breve.


