FARINA FUORI DAL SACCO

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L’altro giorno pensavo che vorrei tanto intervistare Simone Farina. La prima domanda è già pronta: “Caro Simone, andiamo subito dritti al sodo. Sei più scarso tu o più ipocriti i tuoi colleghi?”. Domanda provocatoria, ovviamente. Perché Farina non è di certo un campione, e magari la serie B era anche troppo, visto che si è giocato trent’anni di vita dalla Lega Pro in giù. Questo nessuno lo mette in dubbio e non è proprio il caso di mettersi a fare i moralisti al contrario. Certo è che vederlo senza squadra a metà settembre, proprio lui, a chi è un po’ più malizioso lascia sorgere più di un interrogativo.

Non ci giriamo troppo intorno: cosa stia accadendo è lampante, e voglio andare oltre. Secondo me in questo momento avere Simone Farina in spogliatoio è come averci un gay dichiarato. Niente in contrario, per carità, ma meglio di no. Hai paura a farti la doccia con lui, probabilmente perché hai qualcosa da nascondere. Del resto l'omofobia non è altro che questo: chi ha lo scheletro nell'armadio sei tu, non chi è gay. La verità è che nel calcio di oggi non c'è spazio per le "spie", perché in un gruppo c’è sempre chi ha qualche segretuccio da nascondere. Lo dimostrano le risultanze delle ultime indagini, che hanno scoperchiato giusto la punta dell’iceberg. Il verme della disonestà ha intaccato la maggior parte del frutteto, e i dirigenti preferiscono mantenere lo status quo piuttosto che turbarlo con qualche “elemento di disturbo” (!). Ecco perché ci si pensa mille volte prima di ingaggiare Farina. Un onestissimo mestierante come tanti che la terza serie può farla ad occhi chiusi, da protagonista e leader del gruppo, come ha dimostrato a Gubbio. Possibile che fra tante squadre dell’ex serie C nessuna abbia bisogno di una figura simile? L’affare ci starebbe tutto, anche solo a livello di ritorno di immagine; il fatto che questo affare però nessuno voglia farlo suona ancora più sospetto di tutti i risultati delle intercettazioni ambientali messi insieme.

E dire che Cesare Prandelli, forse una delle poche persone veramente pulite del calcio, l’allarme l’aveva lanciato in tempi non sospetti, e anche piuttosto rumoroso: non lasciamolo solo, ho paura di cosa potrebbe accadere fra qualche mese. Timori confermati e ribaditi anche nella conferenza stampa di ieri. Il ct è  stato l’unico a spendere qualche parola per un ragazzo normale, uno che è stato eroe per un mese e poi è finito non solo dimenticato, ma anche emarginato da un mondo troppo diverso da lui. C’è da chiedersi dove sono finiti quei pomposi magnaccia che quando l’onda mediatica era alta hanno regalato a Simone targhe a 32 denti, riempiendosi la bocca del suo coraggio riflesso. Sarà volgare, ma la fotografia del mondo del pallone è la parafrasi del proverbio più vero del mondo: sono tutti impavidi con le palle degli altri.

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