Falsa partenza

Era prevedibile un inizio difficile per il nuovo Napoli di Sarri. Ma la sconfitta all’esordio col Sassuolo brucia nonostante gli azzurri siano un cantiere aperto. C’è da lavorare …

Chissà, forse Sarri non voleva essere così melodrammatico quando in conferenza stampa ha detto: “Il Sassuolo è il peggior avversario che potesse capitarci”. Una frase degna della migliore dialettica del suo conterraneo Mazzarri. Eppure l’ex empolese ci ha azzeccato. Eh sì, perché i neroverdi ci hanno pensato per benino a dare una solenne bastonatura al Napoli, epilogo inatteso dai più, persino dai più pessimisti. Inizio più brutto non poteva esserci per il nuovo corso azzurro, ancora tormentato dai fantasmi della Champions mancata. L’ultimo passivo al debutto risaliva al 23 agosto 2009 a Palermo: sei anni esatti. Nessuno vuole appellarsi alla cabala, anche se tutti sanno come finì poi quella stagione. Ma la sconfitta di misura avvilisce. Così come il modo con cui è maturata, benché le attenuanti ci siano tutte.

E tali attenuanti derivano da un assioma molto semplice: il Sassuolo gioca a memoria da quattro anni, il Napoli da nemmeno due mesi. Tanto basta per rassegnarsi all’evenienza: il gioco vero di Sarri va atteso pazientemente. Per ora si è intravisto a sprazzi. E’ successo nei primi venti minuti, con l’apice costituita dalla rete di giustezza di Hamsik e un contorno di pressing alto e qualche movimento senza palla. Lo stesso andazzo visto anche nella ripresa, se non altro perché il Sassuolo ha tirato i remi in barca consentendo al Ciuccio di trotterellare e andare al tiro più di quanto non avesse fatto dopo il momentaneo vantaggio. Tuttavia queste timide sfuriate sono spazzate via da quanto accaduto negli altri momenti del match. Quelli in cui, cioè, i ragazzi di Di Francesco hanno preso coraggio. Quando Defrel e Berardi hanno svariato sul fronte offensivo mandando in crisi la difesa. Quando Vrsaljko ha messo la quinta facendo andare al manicomio Hysaj. Quando Duncan e Missiroli hanno smistato buoni palloni dalla mediana, vincendo a livello fisico i duelli con David Lopez e Valdifiori. Così si spiega la miglior concretezza dei neroverdi, bravi anche ad approfittare dei vecchi talloni d’Achille azzurri. Quali? Quelli difensivi, of course! Non bastava il solito Maggio, fortemente responsabile su entrambi i goal emiliani. Ci si è messo anche il suo collega albanese a non farsi apprezzare. E lo stesso dicasi per il suo ex compagno Valdifiori, assai deludente dopo le buone prestazioni del precampionato. Così così Mertens: male nel primo tempo, più propositivo nel secondo. E gli errori dei singoli non sono l’unico elemento negativo da rimarcare. Certe scelte di Sarri, infatti, continuano a non convincere. Insigne trequartista è uno spreco, specie se a un certo si pesta finanche i piedi con il belga. Togliere Higuain in luogo di Gabbiadini a nemmeno mezz’ora dal 90’ è una decisione strana. Il Pipita (un po’ smagrito: bene così) ha predicato sì nel deserto, ma per recuperare forma fisica deve giocare di più e riprendere confidenza col campo. E meno male che Manolo ha fatto capire di essere già in palla. Si manifesta però un fosco presagio: forse un tandem Gabbia-Pipita non lo vedremo mai. Ed è un grosso peccato.

Come un peccato è anche questa falsa partenza. Vincere non sarebbe stato facile contro il già collaudato Sassuolo, e questo lo si sapeva. Eppure perdere così, a causa di una dormita (l’ennesima, e siamo appena all’inizio!), a 7’ dallo scadere fa malissimo soprattutto per il morale. Magra consolazione essere a pari punti con la Juve caduta per mano dell’Udinese, in un campionato dove la Roma stecca, Lazio e Fiorentina lanciano (giustamente) la sfida e le milanesi perdono o vincono col fiatone. Restano nondimeno le attenuanti: il Napoli di Sarri è un cantiere ancora aperto, le squadre del tecnico tosco-napoletano faticano sempre all’inizio. Celebrare processi a trentasette giornate dalla fine è fuori luogo. Tuttavia occorre muoversi e lavorare. Sul campo, migliorando intesa, forma e gioco. Sul mercato, dove in nemmeno dieci giorni occorre trovare almeno un altro difensore centrale purché sia buono e non dorma. Lavorare, dunque. Tempo ce n’è. Ma senza pausa. Del resto lo diceva anche Benitez. Il punto è un altro: la piazza non ha pazienza né equilibrio. Con Sarri dovrà averne. E non per colpa del tecnico….

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