AL DI LA’ DEGLI EPISODI

Benché macroscopiche e (forse) decisive, le sviste del signor Calvarese non tolgono nulla ai meriti del successo ottenuto dal Napoli sul Genoa

Apriti cielo! Ora qualche addetto ai lavori sarà lesto a scagliare i suoi strali al Napoli. Preciso all’appuntamento con la polemica, con la parolina pungente all’indirizzo di Aurelio De Laurentiis e Rafa Benitez. E qualcuno vorrà puntare i riflettori sugli errori evidenti, macroscopici, del modesto e mediocre signor Calvarese. Qualcuno vorrà che tutta l’attenzione si sposti sulle topiche che avrebbero (così si mormora sui social network) nettamente favorito il successo degli azzurri sul volenteroso, ma penalizzato Genoa. Tutto sugli episodi, nulla sul resto. Nulla sulle altre cose viste in maniera nitida sul campo.

Ossia, sui meriti del Napoli e sui demeriti del Genoa. I meriti di una squadra che ha totalmente metabolizzato la botta post-Juve, degna della terza piazza e per nulla superficiale ed evanescente come la si vorrebbe ritenere. E i demeriti di un collettivo ben organizzato, quello di Gasperini, ma troppo sprecone sul più bello e tradito da alcuni componenti. A parte lo scatenato Perotti, se a rendersi più pericolosi sono gli esterni come Antonelli ed Edenilson, allora capirete che nell’attacco rossoblu non tutto è filato liscio, anche perché Feftatzidis non è propriamente un centravanti, né per know-how né fisicamente. Così si spiegano i pochi affanni dei partenopei, in sofferenza soltanto (sarà un caso …?) durante le loro pennichelle. Quelle di Koulibaly, ad esempio, che nel primo tempo ne ha combinate di tutti i colori, salvo poi riaversi nella ripresa. Tuttavia più di lui l’ha fatta grossa Inler, il peggiore in campo tra i chicos di Don Rafé. Quasi mai un contrasto vinto, pochissimi passaggi indovinati, farraginosità nella manovra. Tutto nel suo stile, ovviamente. E nel suo stile è anche l’avere sulla coscienza un goal subìto. Stavolta a ringraziare sentitamente è Iago Falque, trovatosi il pertugio libero in percussione quasi senza volerlo: un gioco da ragazzi per l’iberico. Fosse finita così, i tifosi azzurri sarebbero stati a recriminare sei giorni interi. Soprattutto alla luce del fatto che alcuni dei loro beniamini hanno fatto di tutto per portare a casa la vittoria. In primis Higuain, lìder màximo dopo un periodo di preoccupante letargo. Reti a parte, è stato onnipresente in attacco, infaticabile nel chiamare palla a sé e aiutare i colleghi di reparto in piena azione. Ma ci ha messo del suo anche il brillante Strinic, preciso nelle chiusure e prezioso in fase di spinta. Gladiatorio Lopez: avesse avuto una giornata storta, con un Inler così, sarebbe stata una nottataccia. E ci ha messo del suo anche Rafael, finalmente freddo nelle parate come nelle uscite su palla alta. Si è impegnato a fondo pure Callejon, ché non poteva mica lasciare lo spompato Maggio da solo contro Perotti. Attacco e difesa per l’andaluso: ala tattica, come l’avrebbero chiamato i nostri papà. A sprazzi si è rivisto qualcosina di Hamsik, barlumi del tempo che fu, subito spazzati dalle solite incertezze. Trattasi di particolari che non rendono molto uniforme il quadro azzurro, ma che facilmente lasciano intuire come la vittoria del Napoli sia indiscutibile. Per lo sforzo messo in campo, per la mole di gioco prodotta, per le occasioni da goal avute (ahi ahi, De Guzman). E per l’imprecisione caratterizzante i liguri nelle loro chances.

Eppure per qualcuno conteranno solo gli episodi. Ammettiamolo. Il primo goal del Pipita è irregolare, poiché parte in offside sulla molle risposta di Perin a Callejon. Lì però è l’assistente Manganelli a fare cilecca, mal posizionato. E a voler essere buonisti, il rigore concesso da Calvarese è alquanto generoso: Kucka spinge sì Higuain, ma non in maniera plateale. Un normale contrasto di gioco, insomma, vigoroso ancorché non punibile. Le sviste del fischietto teramano hanno il loro peso, confermando lo scarso livello dell’interessato e dell’intera classe arbitrale italiana. Ma non cancellano il resto, come dicevamo prima. Non lo cancellano perché il caro Calvarese ha scontentato tutti, da una parte e dall’altra, somministrando gialli come medicine gratuite, sorvolando su falli netti e fischiandone altri inesistenti. E il resto, ripetiamo, parla di un Napoli meritevole del successo a prescindere, al di là degli episodi. Di un Napoli che spalla a spalla non rinuncia mai alla sua idea di calcio. Di un gruppo camaleontico, pronto a chiudersi se l’avversario ha dei giocolieri a centrocampo, ma altrettanto pronto a scattare, pungere e colpire se l’avversario è statico in difesa. Un gruppo poi bravo a congelare la sfida e addormentarla, senza però mai rinunciare al pensiero di segnare altre reti. Una squadra che, in lotta ancora su tre fronti, deve solo credere più in se stessa senza sedersi sugli allori.

Translate »