Corbo : “Non è cambiato nulla, si sa chi è da qualche anno al vertice..”
I tweet sono scintille di modernità. Bella invenzione. Ma hanno due limiti. Non decidono e non parlano. Altrimenti quello inviato l’altra sera da un furibondo Aurelio De Laurentiis avrebbe subito infilato la via del ritorno. Sarebbe riapparso sul display. Il tweet avrebbe anche spiegato il dietrofront. «Caro Aurelio, perché protesti con la Federazione? Questa è la Figc di Tavecchio presidente, quella che ha voluto Lotito, la stessa che tu hai sostenuto l’11 agosto con Galliani».
Se i tweet avessero buona memoria, si potrebbe leggere anche questo: «Gli arbitri favoriscono ancora la Juve, la stessa Juve che con la Roma e la Fiorentina ha alzato le barricate contro Tavecchio e Lotito». Quindi: meglio stare all’opposizione? Attendere che la Federazione intervenga per punire Tagliavento e la sua orchestra è una lodevole illusione. Chi vive sotto un cielo di nuvole nere e teme il peggio, pensate all’inquieto movimento di Lega Pro, non colpisce mai i nemici dichiarati.
Tende a mitigarne le asperità, come ha fatto finora la Figc proprio con la Juve e con la Roma, che ha tanti progetti ma ogni giorno combatte per mettere in ORDINE i conti. De Laurentiis entrò nel CALCIO con i furori del riformista. Aveva ragione. Magari avesse insistito. I parrucconi del vecchio potere facevano di tutto per far passare come visionario un imprenditore con grandi idee e molti soldi, tutti suoi e tutti puliti. Nell’estate 2014 si è sdraiato all’ombra di Lotito, presidente della Lazio prossima avversaria, regista dell’operazione Tavecchio.
Non è cambiato nulla, meno che mai la storica tendenza degli arbitri. Risolvere il dubbio in favore del più forte. Si sa chi è da qualche anno al vertice. Quindi, “in dubio pro Juve” è il corollario. Ma chi è il più forte agli occhi di un arbitro? Una volta il club che influiva sulla qualifica ad internazionale. Lecce e Catanzaro, con gli irripetibili presidenti Iurlano e Ceravolo, erano molto considerati. La nuova comunicazione oggi modifica la scala di valori.
Un club ora conta se ha un alto potenziale mediatico. Ecco perché dall’altra sera, più che gli errori di Tagliavento fanno riflettere l’impatto del tweet di De Laurentiis e la raffinata polemica di Benitez contro una rocciosa Ilaria D’Amico. «Ho imparato in Italia che quando ci sono degli errori in favore della Juve, si dice sempre: “ci può stare”. Per gli altri non ci può stare un errore». Questa in sintesi la posizione di Benitez, consueto il garbo.
Ma la D’Amico taglia torto quasi giustificando Benitez che «parla per l’amarezza della sconfitta». Almeno inelegante. Sgradevole il distinguo dell’ex milanista Boban: «Mi meraviglio di lei, l’avesse fatta questa polemica il suo presidente…». Chi è Boban per censurare in via obliqua De Laurentiis, in una vicenda di grave errore contro il suo club? Sky è un esempio di buon giornalismo anche in politica, perché si concede qualche eclissi stile? Il fascino juventino, lo sa anche Ilaria, è intenso. Ma ha un limite nel diritto di chi paga, vede, ascolta.
Fonte: Antonio Corbo per La Repubblica


