CIRO DE LUCA, DALLA ROMANIA CON FURORE TUTTO AZZURRO

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La sua nascita avviene alle pendici del Vesuvio, simbolo per eccellenza della città partenopea, e sin da bambino inizia a legarsi alla sua terra. Ciro De Luca, cantautore napoletano, ora vive per scelta e lavoro in Romania, a tantissimi chilometri di distanza  dalla città natale e dai suoi cari, ma può dirsi soddisfatto per ciò che la vita gli ha riservato. Scopre di avere una certa predisposizione per il mondo dello spettacolo, infatti inizia a fare cabaret e a mettersi in mostra con un vasto repertorio di imitazioni verosimili di personaggi famosi, ma la svolta arriva quando decide di approfondire la sua autentica passione: il canto e la musica tutta ispirata alla sua città natale. Il suo pensiero è costantemente rivolto alla ricerca di novità da far convivere con l’omaggio doveroso a tutto ciò che lo rimanda alla tradizione e alla cultura tipicamente partenopea. Ciro De Luca evidenzia ai nostri microfoni quanto la passione per i colori azzurri valga in termini extra-lavorativi rappresentando, di fatto, parte integrante della sua attività e della sua vita quotidiana.

La sua vita è improntata alla musica, quanto vale per lei il calcio che può essere definito un modo di fare o dare spettacolo?

Trovandomi spesso dinanzi al pubblico delle grandi occasioni e cercando di trasmettere quante più emozioni possibili alla gente che mi assiste, sembra quasi che viva le stesse azioni in campo di un giocatore e che, prima o poi, mi toccherà ricoprire la parte del protagonista della scena. Questo è l’effetto che mi procura il calcio in genere e il Napoli in particolare. Alla prima occasione      sento il bisogno di ricaricare le batterie dallo stress lavorativo e giornaliero godendomi una bella partita davanti al pc.

Lei risiede e lavora in Romania, ma come si tiene informato sulle vicende calcistiche del Napoli?

Fortunatamente sono sempre riuscito ad informarmi sul Napoli in occasione di concerti vari grazie alle innovazioni tecnologiche che permettono aggiornamenti in tempo reale. Poi ho avuto anche occasione, nel dicembre del 2010, di assistere alla gara contro la Steaua in tribuna e ho dovuto, per forza maggiore, gioire solo all’esterno dello stadio e una volta che raggiunsi un posto più tranquillo.

Come considera il cammino in Europa sinora intrapreso?

Naturalmente, molto positivo. Meglio di così, i ragazzi non avrebbero potuto fare. Siamo ancora in corsa contro il Chelsea per l’accesso ai quarti. La squadra c’è e lo sta dimostrando palesemente nella massima competizione europea.

 

In campionato è arrivata la vittoria contro l’Inter. Quanto inciderà sulla rincorsa al terzo posto?

Sono stati tre punti fondamentali che permettono alla squadra di trovare stimoli ancora più forti per il proseguimento del campionato e al consolidamento del terzo posto. Credo che Udinese e Lazio non avranno vita facile con il Napoli che pressa e segue a soli cinque punti di svantaggio. Inoltre contro Parma e, poi, Cagliari gli azzurri hanno l’occasione di allungare la scia positiva e di gettar le basi per il momento verità.

Chi, tra i ragazzi, lo ha convinto di più e chi, invece, di meno?

Voglio uscire leggermente dal coro, in quanto molti dimenticano quanto sia rilevante l’apporto di Morgan De Sanctis. Il nostro portierone, dopo i primi momenti di difficoltà, ha risposto sempre presente sul campo e ha difeso strenuamente molti risultati favorevoli. Non c’è, in verità, un giocatore che mi ha deluso in particolar modo ma da Christian Maggio mi aspetto sempre qualcosa in più in quanto so che ha importanti potenzialità da terzino. Non è abbastanza continuo, restando alcune volte troppo sulla difensiva e, invece, quando spinge a volontà arriva poi stanco con l’appuntamento decisivo sotto rete. Può migliorare notevolmente la finalizzazione.

Fino alla fine della stagione, ci sarà un tour de force da affrontare. Dove bisogna concentrarsi di più?

Credo che il Napoli abbia tutte le carte in regola per continuare a stupire in Europa, per centrare il terzo posto e per vincere la Coppa Italia. Le forze in campo vanno gestite al meglio grazie al lavoro dello staff tecnico e ora che tutti sono a disposizione bisogna osare finché ci sarà forza di farlo. I ragazzi hanno autostima e morale alle stelle, poi non manca mai il calore e il sostegno del San Paolo. Il verdetto finale in campionato è decisivo per l’occasione di fortificare la crescita in campo europeo, quindi bisognerà privilegiare questa strada, ma questo lo si capirà tra una quindicina di giorni.

Che partita si aspetta contro il Chelsea a Londra senza Mazzarri in panchina e contro il Siena per la Coppa Italia?

Dovrà essere un Napoli accorto e pronto al contrattacco perché il Chelsea, che proverà a fare la partita, ha bisogno di stravolgere il risultato e dimostrare di uscire dal baratro. Noi, invece, possiamo colpirli in contropiede sfruttando la velocità della manovra. Non credo che l’assenza di Mazzarri in panchina sia un problema, i ragazzi già sanno cosa fare e saranno guidati egregiamente da Frustalupi. Lo hanno dimostrato nel 3-1 dell’andata e al ritorno tocca loro l’ennesima prova di forza e carattere. La gara contro il Siena deve essere letta bene dal mister, il Napoli deve cercare di segnare subito il goal della tranquillità e gestire il vantaggio magari colpendo in altre occasioni. So che la tifoseria non farà mai mancare il suo apporto perché il San Paolo non è un’arma in più, ma un arsenale di armi che possono andare a favore, ma anche contro. Soprattutto per gli avversari meno esperti che non sono abituati al colpo d’occhio. Avanzo un pronostico, 3-0 per noi.

Quale calciatore azzurro potrà sempre più entrare nel meccanismo di squadra ricoprendo un ruolo in crescendo?

Conto, ovviamente, sulla crescita del gruppo. Se dovessi scegliere uno solo, additerei Blerim Dzemaili che mi ha soddisfatto nella gara contro l’Inter. Se continuerà così lo vedremo migliorare a vista d’occhio risultando un importante acquisto da parte della dirigenza.

Che canzone si sente di dedicare al Napoli?

In ogni mia esibizione dal vivo mi capita sempre di intonare i versi della celebre canzone “’O sole mio” e quando la canto in pubblico mi emoziona particolarmente. Scegliendo, invece, una del mio repertorio, non sarei indeciso a puntare su “Sogno d’amore”, sentimento che alimento, nonostante la lontananza, verso la mia terra.

Nel caso in cui la squadra partenopea centrasse uno dei tre obiettivi per cui concorre, come festeggerà tale traguardo?

In estate parteciperò ad un grande evento a Costanza, sul Mar Nero dove, nel corso dei cinque giorni programmati, interverranno tanti altri artisti e ogni anno si registra la presenza di oltre cento mila persone. Approfittando anche delle riprese televisive, aumenterà il desiderio di cantare davanti a tutti l’inno del Napoli risalente al periodo d’oro e tuttora in atto, ovvero “’O surdato ‘nnammurato” e sarà il mio modo di rivolgere un omaggio, una dedica sentita ai colori della squadra e della città.  

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