CHE FINE HA FATTO HOFFER?
La casella reti in campionato è ancora a quota 0. E questo dato potrebbe dirla tutta sulla stagione di Erwin Hoffer, passato nel giro di pochi mesi da astro nascente del calcio austriaco a clamoroso pacco della sessione estiva del calciomercato. Un’autentica svista quella dell’ormai ex d.g. azzurro Marino, che vide in lui il bomber di scorta da almeno 10 gol a stagione. Certo è che i problemi con la lingua ne hanno condizionato rendimento ed impiego nei suoi primi mesi “italiani”, ma ora che la stagione volge al termine i 5,5 milioni di euro pagati per il suo cartellino dal Rapid Vienna lasciano un sorriso amaro sul viso dei tifosi. Eppure le sue performance nella passata stagione lasciavano ben sperare: 27 gol in 34 partite erano un bottino niente male seppur in un campionato minore come quello austriaco. Fatto sta che il 22enne attaccante non è mai riuscito ad acquistare la fiducia dell’ambiente ed è stato sempre, non spesso ma sempre, relegato in fondo alla panchina come quarto attaccante alle spalle di Lavezzi, Quagliarella e Denis. Prima della “cacciata” del duo Marino-Donadoni le sue apparizioni erano molto più frequenti: con l’inizio dell’era Mazzarri la situazione è radicalmente cambiata per il bomber di Baden. A gennaio erroneamente si era vociferato di un possibile approdo al Chievo in prestito per fare esperienza e cercare più minuti per ambientarsi in uno dei campionati più difficili al mondo. Per sua sfortuna avendo già giocato nell’anno calcistico con il Napoli e con il Rapid non potè nuovamente cambiare casacca e da allora vive in una sorte di prigione d’oro all’ombra del Vesuvio. Chi almeno qualche volta ha solcato il verde di un campo di calcio sa benissimo che a 22 anni non contano solo i soldi. In quel ragazzo con il viso da attore, così come fu lo stesso presidente De Laurentiis ad apostrofarlo prima ancora che mettesse piede a Napoli, si scorge a malapena un sorriso, finto e fin troppo insicuro. Quel sorriso malinconico di chi sa di stare sprecando giorno dopo giorno un’occasione che forse mai più gli capiterà nella vita. Vivere un sogno, poi vederlo pian piano sbiadire tra una panchina ed un infortunio di troppo, per di più nel momento sbagliato. La paura di perdere la nazionale, quella sua clip di addio al Rapid Vienna tra cori e striscioni in uno stadio verde tutto per lui: chissà quante emozioni, chissà quante volte l’avrà rivista e chissà se ad oggi il pentimento dell’addio ha preso il sopravvento sull’emozione dell’arrivo.
Tra paure ed incertezze Erwin si appresta a vivere questi ultimi mesi in azzurro: molto probabilmente a fine stagione sarà girato in prestito, quasi certamente non sarà del tutto ceduto. La sua situazione è tutto sommato semplice da capire: la dirigenza partenopea ha investito una somma cospicua per il suo acquisto e non vuole rischiare una minusvalenza da alienazione molto elevata. Vendere il giocatore a giugno, dopo una stagione con 0 gol all’attivo in campionato, sarebbe quantomeno “economicamente folle”. Di sicuro però errori del genere possono pregiudicare la stagione e di riflesso gli obiettivi di una squadra: si pensi all’attuale situazione proprio del Napoli. Con un attacco sterile, con Lavezzi fermo ai box per più di un mese tra gennaio e febbraio, Mazzarri avrebbe ben volentieri riposto la sua fiducia in un bomber più prolifico, magari più pronto per competere a determinati livelli. Ed allora ha poco senso a questo punto criticare una rosa “incompleta” per gli ultimi risultati non certo esaltanti. Sarebbe molto meglio ripensare con attenzione a ciò che è stato fatto nel mercato estivo e riflettere su ciò che non è stato fatto in quello invernale. Ed a quel punto sì che si potrebbero trarre i giusti colpevoli! Al buon intenditore, poche parole…
