“CASSATE” SICILIANE
Il calcio ci ha abituati allo stereotipo delle interviste standard, quelle in cui si vola basso e ci si lascia andare a dichiarazioni sempre un po’ prudenti, per non surriscaldare tifosi già abbastanza infiammabili per conto loro. Frasi come “Il campionato è lungo” oppure “Dobbiamo ancora lavorare tanto” fanno parte del prontuario di ogni allenatore, tanto che pare quasi siano scritte sui libri di Coverciano. A Palermo invece sembra essere nata una nuova moda, da quando è iniziata la gestione Zenga. Tutti a fare proclami, dichiarazioni battagliere che mirano all’impossibile per poi guardare il possibile dall’alto verso il basso. Un modo un po’ inconsueto di caricarsi e puntare gli obiettivi, ma pur sempre un modo.
Fin qui tutto bene, anche frasi come “Vinceremo lo scudetto”, per quanto potenziali boomerang, possono essere giustificate da finalità motivazionali. Il discorso diventa un po’ differente se poi a furia di volare troppo in alto si staccano i piedi da terra, perdendo il contatto con la realtà. È quello che è successo ieri, esordio in campionato del Palermo contro il Napoli. Non l’hanno detto solo i media campani che gli azzurri hanno stradominato il primo tempo e tenuto botta nella ripresa, finendo per subire una sconfitta tutto sommato immeritata. Le ingenuità sicuramente ci sono state e comunque è sempre fuori luogo appellarsi alla dea Sfortuna quando giunge una battuta d’arresto. Il 2-1 finale ci sta tutto, bisogna accettarlo come si devono accettare tutti i risultati, in qualunque modo essi maturino. In questo caso, in genere, la squadra vincitrice prende e porta a casa, uscendo furtivamente dalla porta di servizio consapevole di aver trovato i tre punti a terra. A Palermo questo non succede: il nuovo trend impone spavalderia ad ogni costo e tutti si uniformano alle direttive. Ecco quindi che l’allenatore, a fine partita, parla di vittoria meritata in cui i rosanero avevano di fronte un avversario “importante” (termine ormai abusato, ma che significa?), ma sono riusciti a gestire bene la gara. Il presidente, il giorno dopo e quindi a mente fredda, addirittura afferma che tutto sommato le occasioni più nitide le ha avute la sua squadra e il Napoli non ha fatto granché per vincere il match.
Per fortuna ieri allo stadio non c’erano soltanto loro e milioni di spettatori hanno potuto vedere in tv ciò che è realmente accaduto, così ognuno può farsi una sua idea e valutare con la propria testa. Questi occhi hanno visto un gol regolare annullato al Napoli e uno un po’ meno regolare non annullato al Palermo. Questi occhi hanno visto tre-pali-tre colpiti in pochi minuti da una squadra arrembante che stava asfissiando gli avversari nella propria area di rigore, e fino a prova contraria quella squadra aveva la maglia azzurra, non rosa. Questi occhi valutano l’intero match e pensano che forse la vittoria non è così limpida e non sarebbe un’eresia ammettere che un po’ di fortuna ieri i siciliani l’hanno avuta. E come questi occhi molti altri, dalle poltrone in tv ai tavolini dei bar di mezza Italia, giudicano la prestazione di ieri del Napoli meritevole quantomeno di un pareggio. Se poi lo Z-Team (Zenga+Zamparini) ha avuto tutt’altra impressione, bisognerebbe consigliar loro un buon paio d’occhiali, o più semplicemente una lezione di obiettività: perché va bene volare alto, ma riconoscere onestamente i meriti di un avversario, anche per chi coltiva ambizioni straordinarie, non è mai stato un reato penale. Neppure vivere nel paese delle meraviglie lo è, però alla lunga rischia di togliere alla squadra l’umiltà per lavorare sodo: allora sì che saranno dolori, e il risveglio potrebbe essere brusco come non mai.
