Campioni per caso: l’Atlético ‘mondiale’ del ’75

Nel Napoli più iberico della storia, scopriamo le curiosità, gli aneddoti, il modus vivendi della cultura spagnola
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Ci sono stagioni che per una squadra di calcio passano alla storia. Annate nelle quali non tutte le ciambelle vengono col buco, eppure arrivano successi e affermazioni da ricordare nei secoli dei secoli. Per la loro imprevedibilità, in quanto programmate a stagione in corso senza minimamente pensare a esse alla vigilia. Per la loro singolarità, per il loro carattere peculiare e (finora) irripetibile nella grande favola del football. Per esempio, la ‘temporada’ 1974-75 dell’Atlético Madrid. Una stagione tra un possibile ma evitato inferno e un meraviglioso e inatteso paradiso. Tra una clamorosa caduta in Segunda División e la memorabile conquista della Coppa Intercontinentale.

BENEDETTA RINUNCIA – Campeones de España nel 1973, i Colchoneros partecipano alla Coppa dei Campioni ’73-’74 giungendo fino in fondo, fino alla finale dell’Heysel contro il colosso Bayern Monaco. Ai supplementari l’illusione del trionfo, propiziata da Sua Eccellenza Luis Aragonés, muore con il colpo di coda di Schwarzenbeck. Niente rigori, la partita viene ripetuta due giorni dopo (17 maggio 1974) e i tedeschi s’impongono con un netto 4-0. Addio sogni di gloria per i madrileni di Juan Carlos Lorenzo. Per i quali la batosta suona quasi come il fosco presagio di tempi poco felici. Nell’annata seguente, infatti, l’Atlético va avanti col freno a mano tirato sia in Coppa UEFA, ove viene eliminato dopo soli due turni dagli inglesi del Derby County, sia nella Liga, staccatissimo (come le altre contendenti del resto) dai cugini del Real futuri campioni. Non solo: in un campionato dettato dall’equilibrio assoluto sino all’ultimo, i biancorossi sono destinati a oscillare pericolosamente tra la possibilità di andare di nuovo in UEFA e lo spettro di un’inopinata retrocessione in Serie B. Il clima al ‘Vicente Calderón’ diventa pericolosamente apatico, tanto che, dopo l’ennesimo pareggio casalingo contro lo Sporting Gijón, Lorenzo decide di mollare la presa e dimettersi. Al suo posto la dirigenza capitolina decide di puntare proprio sul vecchio Aragonés, il quale lascia così il calcio giocato per intraprendere una lunga e gloriosa avventura da mister. Intanto però giunge da fuori un evento inatteso e improbabile: il Bayern decide di rinunciare alla Coppa Intercontinentale contro l’Independiente Avellaneda. Ufficialmente per motivi di calendario, data la disputa della doppia finale in primavera, nel periodo ‘caldo’ con tutti gli obiettivi in ballo. In realtà quello dei bavaresi non è che uno dei tanti forfait al trofeo delle europee in quegli anni, quelli più bui della manifestazione. Quelli delle botte di Estudiantes-Milan, di Estudiantes-Feyenoord e di Ajax-Independiente. Finali rimaste negli annali per la più che ruvida spigolosità delle sfidanti argentine, ma soprattutto per le criminali intemperanze del pubblico, e non solo sugli spalti. Dunque, Beckenbauer e compagni preferiscono pur loro di non prenderle. Per i ragazzi di Don Luís si apre la rocambolesca prospettiva di divenire Campioni del Mondo nella più grigia delle annate.

LA ‘GARRA’ SUL TETTO DEL MONDO – “Continuo a essere un compagno di squadra, ma i giocatori devono comprendere la responsabilità che ho acquisito”. Basta questa sola massima a far comprendere come, nei mesi precedenti la grande sfida, ‘El Sabio’ Aragonés abbia forgiato una squadra a sua immagine e somiglianza: grintosa, tenace, coraggiosa, indisposta a mollare l’ultimo centimetro sul campo. Tutta il suo ritratto da giocatore, da attaccante in grado di andare sempre a segno. Lui non è più sul campo, ma i suoi ex colleghi, gli sfortunati eroi della finale persa col Bayern, sono ancora lì. Miguel Reina, portiere e papà di Pepe (buon sangue non mente …!), Irureta, Adelardo, Heredia, Capón, Benegas, Becerra, Salcedo, Gárate, Ayala. Eccoli, pronti per la grande impresa, benché a livello nazionale il saliscendi tra paradiso e inferno metta tarli continui nella loro testa. Il primo round si gioca in Argentina il 12 marzo 1975. Nel clima di fuoco di Avellaneda, caloroso ma stavolta corretto, Aragonés sceglie una tattica prudente: rintanarsi in trincea, far sfogare i ‘Diablos Rojos’ e uscire indenni in vista del retour-match. Il giochetto riesce a metà, poiché i Colchoneros resistono all’impeto e alla tecnica dei Campioni di Sudamerica. Nondimeno devono cedere dinanzi alla rete messa a segno da Balbuena a dieci minuti dalla fine del primo tempo su confusa azione. Ventotto giorni dopo, il 10 aprile, il ritorno al ‘Calderón’: serata di gala con 65.000 spettatori e tutto esaurito nel tempio dell’Atlético, con un tifo assordante dal primo all’ultimo minuto. Gli argentini mettono mano al fioretto per conservare il vantaggio, senza comunque rinunciare alla via del goal. Gli spagnoli invece sguainano la sciabola, agendo di rimessa e affrontando con la loro consueta ‘garra’ gli avversari. Al 34’ riportano in parità l’aggregato: cross di Gárate dalla fascia mancina, stacco di testa di Irureta e palla nel sette alla sinistra di Pérez. Il più è fatto, adesso occorre tenere botta alla reazione dell’Independiente e cercare di ‘matarlo’ sul più bello. Trascinati dai giovani Bochini e Bertoni (ce lo ricordiamo a Napoli, vero …?), i sudamericani mancano il pari per un pelo. I Colchoneros covano il colpo del ko e a cinque minuti dalla fine lo sferrano: punizione dal limite di Heredia, un rimpallo favorevole libera in area Ayala che in spaccata beffa Pérez. Il ‘Calderón’ è in delirio: l’Atlético, il tanto vituperato gruppo di giocatori dati per finiti, è Campione del mondo! Sarà il primo, e sinora unico club, a fregiarsi del prestigioso titolo senza essere stato Campione europeo nella stagione precedente. Un successo senza eguali, il primo grande traguardo da tecnico del leggendario Aragonés. E nella Liga addio incubi: i Colchoneros si salveranno alla penultima giornata uscendo sesti classificati dal bailamme delle pericolanti, fuori dalla UEFA ma qualificati alla Coppa delle Coppe in quanto finalisti di Copa del Generalísimo contro il Real scudettato. Un gran finale di stagione. Contornato e suggellato da quell’Intercontinentale rimasta indelebile nella storia del glorioso sodalizio madrileno. E nella storia del calcio.

¡Hasta la próxima!

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