BACIALA ANCORA!
"Napoli è una scelta di cuore!". Questa è la frase con cui Fabio Quagliarella si presentò al pubblico partenopeo. Una frase scontata per un calciatore nato a Napoli e che da sempre ha circolato per l'Italia intera sognando, sperando o altro di vestire quella maglia azzurra.Fabio Quagliarella è stato subito incoronato, portato sul trono dei grandi volti, dei grandi uomini, l'immagine da capobranco per il riscatto di una città intera. E invece? Invece si scappa con grande facilità quando ci sono incomprensioni o semplicemente differenza di veduta. Una maglia troppo bella su cui sparlare e troppo leggere da sfilare all'occorrenza.Napoli e Quagliarella, una storia fatta di musi lunghi, di parole fuori dall'ordinario, di prepotenza e arroganza a discapito di una tifoseria intera che tanto ama quanto odia! Iniziamo dalla fine: Fabio Quagliarella è stato ceduto…stop! Un colpo, uno shock per i tifosi. Com'è possibile? Subito il dito viene puntato sulla società accomunando la cessione all'idea di far cassa in stile pay per wiew! Poi spunta la domanda dovuta e logica: il Napoli cede Denis, vuole disfarsi di Pià e rescinde con Zalayeta, quindi preleva Lucarelli come quarta punta e Cavani come finalizzatore ; come si può cedere un uomo da prima fascia così all'improvviso?! Quagliarella, poi, un'icona di questo Napoli?! Andiamo avanti con il nastro: …alla Juventus…altro stop…alla Juventus?! In questi due mesi su Fabio Quagliarella aleggiavano l'interesse di Fiorentina e Rubin Kazan, come può la società azzurra cedere Quagliarella proprio alla Juventus?! L'incredulità, poi, lascia spazio al raziocinio difficile da interpretare ma presente e ben vivo:…per 17 milioni di euro! Qualcosa non quadra, il Napoli a metà Luglio rifiutò un'offerta del Rubin Kazan di ben 25 milioni, come può accettare la Juventus ad un prezzo così basso e in svalutazione dal costo d'acquisto di appena un anno fa?! No, qualcosa non quadra. La società c'entra poco, la situazione parte da qualcosa di più grosso.Iniziamo il nostro giro: Fabio Quagliarella fu acquistato da Pierpaolo Marino per 19 milioni di euro dall'Udinese. Il suo arrivo fu roboante essendo il primo grande acquisto dell'era De Laurentiis; tutto sembrava filare liscio e Quagliarella prima esaltava la platea del San Paolo con un destro da quaranta metri che c'entra in pieno la traversa del Livorno, poi lasciava esplodere i propri tifosi al gol. Lui sfila la maglia per esultare e la bacia ripetutamente. Così fa chi è innamorato.
Il campionato non è esaltante e ad Ottobre De Laurentiis è stufo: via Marino e tutti i suoi adepti mentre sul banco degl'imputanti giungono tutti i suoi strapagati campioni. Zalayeta, Denis, Hoffer e Quagliarella! Arriva Mazzarri e per l'attaccante di Castellamare di Stabia è una scoppola non indifferente. I due non si sono mai amati più di tanto neanche a Genova con la Sampdoria e i musi lunghi cominciano ad uscire che è un piacere: le prestazioni sono troppo altalenanti nonostante il tecnico toscano provi a smuovere Quagliarella spostandolo su più ruoli, puoi in casa della Juventus gli preferisce Denis e per l'ex Udinese solo pochi minuti nel finale. A Catania, poi, Quagliarella non si trattiene e sembra inveire contro tutti i suoi compagni per i pochi palloni ricevuti e di quei pochi, pochissimi gol. Arriva qualche gol e in un modo o in un altro Quagliarella sembra lanciare qualche messaggio di protesta verso giornalisti e società; intanto è sempre più solo: il tecnico lo tratta con freddezza, la società lo svaluta, la squadra quasi lo emargina e lui alza la voce come fosse il capo dei capi; a fine stagione si prova a ricostruire il tutto e la società, il suo segnale, lo ha dato chiaramente rifiutando 25 milioni dalla Russia e, in questo mercato, sembra quasi una follia…ma non basta!
Un uomo tornato nella sua Napoli per sentirsi Re e che invece si scontra con una realtà ben diversa: quel popolo, il suo popolo, quello che inneggiava ed esaltava, effettivamente non lo riconosce come un supremo ma "solo" come un figlio della stessa madre terra. Per quella piazza, il Re, è ancora una volta argentino e il principe veste di slovacco. Non è accettabile e men che non si dica…puff! Si sfila la maglia con grande facilità perchè l'amore finisce così come inizia per vestire la casacca del miglior nemico. Un affronto, un vero e proprio attacco etico a quella che fino a qualche ora prima era la sua gente, il suo sogno.E adesso cosa resta di Quagliarella? Resta un fotogramma dove bacia la maglia, un fotogramma già lontano, sbiadito e che getta sale sulle ferite di chi lo ha sempre esaltato e sostenuto anche quando meritava sono fischi.
Una ferita difficile da colmare per una piazza che ha sentito fin troppe parole e pochi veri e autentici sacrifici da uno che, ieri era masaniello e oggi un traditore. Altro che napoletanità, quella napoletanità dimostrata da veri cuori di Napoli come Gianluca Grava che zitto e calmo senza mai alzare la voce ha conquistato un posto in squadra e nel cuore della Sua gente; la napoletanità di Paolo Cannavaro che ha sentito bruciare sulla propria pelle i fischi di uno stadio intero e senza scappare ha riconquistato il loro animo…eppure, loro, non hanno mai baciato la maglia perchè non ne hanno mai fatto scuola di Giuda! Loro l'hanno rispettata, onorata, sudata e inorgoglita! Loro…i veri cuori di Napoli che sotto sotto sanno fin troppo bene che quelle sfide con la Juventus avranno un motivo in più, un nemico in più mentre da tutta la città, da lontano, gridano con disprezzo: "la maglia è bianconera…baciala ancora!"
