ARRIVA ROBERTO DONADONI: IL VOLTO DEL PROGETTO FASE DUE

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11 Marzo 2009. Anno Zero, o forse anno numero uno. Riferimenti a parte è iniziato il nuovo corso azzurro, la seconda fase tanto acclamata. Roberto Donadoni, la novità che spalleggia nel labirinto di Castelvolturno. Volto disteso, sicuro, accomodante quello dell’ex Commissario Tecnico italiano, occhi grintosi e semplici quasi a testimoniare con fatti le sue parole al battesimo in sala stampa. "Dobbiamo provarci, dobbiamo sbagliare e non dobbiamo avere paura". Parole che risuonano tra due sguardi opposti fra loro: Pierpaolo Marino, apparso quasi segnato in volto, e Aurelio De Laurentiis, raggiante e fiero di ciò che potrebbe arrivare nel nuovo corso.

Roberto Donadoni è così, semplice e deciso, consapevole della responsabilità datagli, cosciente che dopo il fallimento tricolore, Napoli può rappresentargli il trampolino perfetto per farlo volare nella sua giovane carriera. Conoscerà i calciatori con calma, magari dopo aver discusso nel dettaglio con Edy Reja, poi comincerà a provare il suo Napoli a seconda del "materiale umano a disposizione", ciò nonostante, l’ex storico centrocampista del Milan, che per ironia della sorte lo battezzerà nella sua prima al San Paolo, mischierà idee tattiche conosciute tra il calcio completo di Arrigo Sacchi, il cinismo di Fabio Capello, la praticità di Nils Liedholm sotto la glassa spettacolare di Carlos Parre ira, CT brasiliano campione del Mondo in America nel 94 e suo coach nell’esperienza statunitense.

"Ascoltare, discutere e risolvere insieme", questa la medicina adatta per risollevare il morale di un giovane Napoli che annaspa in due mesi neri come la pece. Ad ascoltare le oculate risposte del nuovo allenatore c’è un Aurelio De Laurentiis che non nasconde qualche piccola frecciata unite ad attestati di stima verso il vecchio trainer; sorriso freudiano quello del numero uno partenopeo mentre fa spalle larghe nel confessare di aver già parlato con Donadoni in almeno tre circostanze prima del suo avvento all’ombra del Vesuvio. Dopo di ché, partono le stilettate: primo colpo sferrato ad "un mondo come quello del calcio italiano vecchio, obsoleto e abbietto al cambiamento dove la legge Melandri ha creato più grattacapi che elogi", in seguito non riserva il suo Dg a cui prima ne rinnova la fiducia, "Ascolto i miei collaboratori con grande attenzione e non potrebbe essere altrimenti per uno che, come me, è nel calcio da cinque anni. Inoltre, Pierpaolo, per me è un maestro e se non mi fidassi di lui lo avrei già cacciato e non rinnovato per altri cinque anni", per poi tornare ad analizzare gli ultimi tempi di Reja con qualche battuta al veleno, " Abbiamo pagato qualche infortunio, la sfortuna e una squadra incompleta". Quindi, la parola del Direttore quasi rotta dall’emozione nel salutare Edy per poi dare il benvenuto al nuovo trainer.

Dopodiché tutti a pranzo, con Reja e Viviani soli prima di scendere in campo. Manca un passaggio, manca qualcosa che puntualmente arriva: l’addio. Edy Reja chiama tutti in sala stampa e dopo aver stappato una bottiglia con la squadra, si lascia andare in parole di emozione e rimpianto per com’è cominciata e com’è finita, ancora una volta, un uomo, ha messo il suo volto pulito verso tutti, perdonando e salutando con " vi abbraccio tutti".

E’ partito il nuovo corso, è iniziata la fase due, tempo al tempo, poi…via alle danze!

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