HIGUAIN NON BASTA: CALAIO’ PUNISCE UN BRUTTO NAPOLI

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NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Reveillere, Fernandez, Albiol, Ghoulam; Behrami, Jorginho (80’ Inler); Mertens (85’ Pandev), Hamsik (72’ Insigne), Callejón; Higuain (Colombo, Contini, Maggio, Britos, Henrique, Dzemaili, Radosevic, Duvan Zapata). All. Benitez.

GENOA (3-4-3): Perin; Motta (64’ Calaiò), De Maio, Burdisso; Antonini, Matuzalem, Bertolacci, Antonelli; Konate, Gilardino (46’ Feftatzidis), Sculli (78’ Centurion) (Albertoni, Bizzarri, De Ceglie, Marchese, Portanova, Cofie, Cabral, Sturaro). All. Gasperini.

Arbitro: Banti (Livorno)

Guardalinee: Posado (Bari) – Tonolini (Milano)

IV uomo: Costanzo (Orvieto)

Arbitri addizionali: Damato (Barletta) – Merchiori (Ferrara)

Marcatori: 18’ Higuain (N), 84’ Calaiò (G).

Ammoniti: Matuzalem (G) al 31’, Sculli (G) al 39’, Hamsik (N) al 43’, Albiol (N) al 53’, Higuain (N) al 71’, Callejon (N) al 73’, Mertens (N) all’83’.

Recupero: 1’ pt, 3’ st.

 

Angoli: 5-5

 

Mettiamola così: dal punto di vista dello storico gemellaggio tra i tifosi del Napoli e quelli del Genoa, nessuno ha da lamentarsi, visto che alla fine la posta è equamente divisa tra le due contendenti. Ma vallo a dire al pubblico partenopeo che non si è vinto, subendo l’ennesima rimonta e fallendo la vittoria contro una compagine inferiore in quanto a tasso tecnico. Non però in quanto a voglia di fare risultato. E soprattutto a grinta, ossia ciò ch’è mancato agli azzurri per ottenere tre punti preziosi, dato il mezzo passo falso della Fiorentina a Parma. Peccato che, dopo aver fatto fuoco e fiamme nella prima frazione, i ragazzi di Benitez si siano totalmente rilassati, stendendosi sul letto a schiacciare una pigra siesta in attesa dell’imminente retour-match contro lo Swansea in Europa League. Onore e merito a Gasperini, bestia nera del Napoli (mai una vittoria contro di lui), e a Calaiò, che non si sa come caccia la scienza contro la sua ex squadra quando la doccia era vicina. Disonore e demerito ai partenopei. Non esente da colpe il mister, che ha sbagliato i cambi e, forse, avrebbe dovuto maggiormente catechizzare i suoi a premere sull’acceleratore e mettere al sicuro il bottino. Va da sé che le dormite nelle retrovie non sono propriamente colpa sua. Eppure, quella fase difensiva sempre un tantinello imperfetta continua a essere un neo ancora duro a correggersi.

Al via Don Rafael compie una mossa a sorpresa: out Maggio, spazio a Reveillere, per la prima volta schierato a destra; sul lato opposto agisce Ghoulam. In mediana torna dal 1’ Behrami, affiancato da Jorginho, sulla trequarti riecco Mertens in luogo di Insigne. In Casa rossoblù, Gasperini cambia radicalmente l’Undici che ha strappato il pari all’Udinese: Motta scala dietro, De Maio prende il posto dell’ex azzurro Portanova; sugli esterni torna Antonelli, mancato arrivo in riva al Golfo, Bertolacci affianca l’altro ex Matuzalem, mentre in attacco novità Sculli, spalleggiato da Gilardino e Konatè. Tambureggiante e promettente l’inizio del Napoli, pericoloso ai primi giri in differenti occasioni. In primis con Higuain, dopo soli 4’: la girata di destro del Pipita, spalle alla porta appena dentro l’area, finisce non di molto alla sinistra di Perin. Il quale due minuti dopo va molle su traversone di Hamsik, provocando brividi ai supporters genoani accorsi in massa a Fuorigrotta, e al 9’ respinge non troppo sicuro una bella conclusione liftata di Mertens dal limite. Il belga poi si ripete più o meno dalla stessa posizione al 13’, mandando la sfera di poco alta. Dinanzi alla partenza a razzo dei padroni di casa, il Grifone attende, ma non troppo: prova a distendersi, sfruttando dinamismo e pressing e cercando (ma non sempre) Gilardino con la sventagliata. La sua prima fucilata la spara da lontano Bertolacci al 17’: centrale e facile per Reina. Ma appena sessanta secondi e Hamsik, fin lì non del tutto assente, indovina il corridoio perfetto per Higuain, che si beve Burdisso e De Maio e con un vellutato scavetto mancino scavalca Perin. La meritata rete potrebbe rendere le cose più facili al Ciuccio, se non fosse che proprio Marek regala palla centralmente a Konatè, il quale s’invola verso l’area eludendo Albiol e da posizione defilata riesce a concludere in porta, facendola passare tra le gambe di Reina ma trovando il pronto intervento di Fernandez sulla linea di porta (21’). In precedenza Antonelli ha già lanciato l’allarme con un colpo di testa, su punizione di Matuzalem: alto non di molto. I partenopei si scuotono, nuovamente con il Pipita: destro dal limite, palla a lato (22’). Nei minuti successivi non accade tantissimo, sicché si ripete il copione delle prime fasi: gli azzurri, forti del vantaggio, tentano di fare la partita sfruttando le geometrie di Jorginho, gli andirivieni di Hamsik tra trequarti e mediana e i continui movimenti di mezzali e punte; i rossoblù non campano solo di contropiede e aggrediscono i ragazzi di Benitez per fiondarsi all’attacco, specie sulle fasce, sperando nelle solite amnesie della difesa azzurra. Ad ogni modo, non è che la banda Gasperini combini moltissimo. Tra i partenopei in evidenza, tanto per cambiare, Mertens, uno spauracchio per la difesa ligure: è ancora lui a far tremare Perin al 32’ con un altro destro a giro da lontano che termina fuori di poco. E al 41’ è di nuovo a lui a concludere a rete da quella mattonella: lento, para facile il portiere. Però, dicevamo prima, ogni tanto la difesa del Napoli si prende una pausa, tipo quella che al 35’ consente ad Antonelli di crossare e a Konatè di arrivarci di testa, mettendo alla prova l’istinto di Reina. L’atteggiamento del Napoli non è sbagliato, ma è passibile di rischio: in attacco si cozza contro il muro eretto dagli ospiti, e ci si espone troppo alle infilate dormendo più del dovuto (seppur non sempre) in difesa. Il Genoa è grintoso e se la gioca, ma si perde in troppi leziosismi ed appare privo di concretezza, con Gilardino spento e minato da problemi fisici. Ciò nonostante la tattica dei partenopei tutto sommato tiene. Gli entusiasmi del pubblico casalingo sembrano tiepidi e le paure non sono lievi allo scadere del primo tempo. Quasi un presagio a ciò che accadrà nelle ultimissime battute.

E difatti alla ripresa delle ostilità il Gila non c’è: lo sostituisce Feftatzidis, recuperato all’ultim’ora, Konatè fa la punta centrale. E il senegalese, sulla scia di una rapida quanto elegante ripartenza, coglie impreparato Albiol e arriva quasi a tu per tu con Reina, laddove però giunge in tempo Fernandez a smorzare da dietro l’attaccante rossoblù. (49’). Eguale sorte tocca poco dopo a Callejon, rimpallato in area da Antonelli. Gli azzurri dovrebbero chiudere la pratica per non avere apprensioni, ed invece calano di ritmo e intensità vuoi per la stanchezza vuoi (chissà …) per la testa già rivolta alla sfida con gli Swans: un’attitudine che si rivelerà fatale. E non mancano errori inopinati in fase d’impostazione, alcuni davvero elementari. Subentra poi, ingenuo, il nervosismo: ne fanno le spese Albiol e Higuain, i quali, già diffidati, saltano la trasferta a Livorno. Quando capitano le occasioni, o è bravo il Genoa a difendersi (nella fattispecie con Antonelli, che al 60’ mura ancora Callejon in piena area) oppure ci si arriva senza convinzione (fiacco stacco di testa di Higuain su corner al 61’). Gasperini crede nel colpaccio e difatti rende ancor più anteriore la trazione della sua automobile: dentro l’ex Calaiò, fuori Motta (attenzione a questa mossa …). Mertens cerca di dare la scossa ai suoi al 66’: al termine del suo coast-to-coast nella metà campo rossoblù conclude di destro, mandando la palla fuori. Ma l’occasione ghiotta capita un giro di lancette dopo al Grifone: Sculli trova sul fondo la porta lasciata aperta dal dormiente Reveillere e da buona posizione spara un destro che termina a lato di poco. E il ragazzo di Calabria, approfittando di un passaggio sbagliato dall’evanescente Hamsik, trova lo spazio per tirare da limite: Reina s’accartoccia e blocca. L’errore dello slovacco, al culmine di una gara sottotono (eccezion fatta per l’assist per Gonzalo), gli costa l’uscita dal campo in luogo di Insigne. Se i partenopei tirano i remi in barca, i genovesi non sembrano essere da meno nelle fasi seguenti: si fanno vedere dalle parti di Reina, ma senza molta pericolosità né precisione, benché Gasp abbia inserito il veloce Centurion al posto di Sculli. Tuttavia, proprio quando nella calma piatta tutto sembra filare liscio, all’84’ Banti fischia una punizione al Genoa dai 28 metri per un’inutile gomitata di Mertens su Centurion: Calaiò, non esattamente uno specialista, indovina il colpo da biliardo che aggira la barriera e beffa Pepe. Non esulta l’Arciere, ma la sua nobiltà d’animo non è consolatoria per i suoi ex tifosi, spazientiti al massimo. Ne hanno ben donde, visto che nella decina di minuti (recupero compreso) di lì alla fine, non solo il Napoli non combina nulla di buono per evitare l’ennesimo scivolone contro la piccola di turno (massimo rispetto per il Genoa!), ma Benitez, invece di conservare Jorginho per l’assalto finale, ha già messo Inler al suo posto, dopodiché ha completato il suicidio dando spazio a Pandev e levando Mertens. Nemmeno un tiro in porta, neanche un invito preciso a mettere Calleti, il Pipita o Lorenzo in condizione di fare male a Perin. Finisce così, tra i fischi, l’incredulità per la perla dell’ex, la rabbia per un altro successo buttato alle ortiche. Dopo gli entusiasmi per la ‘dieci giorni’ Roma-Milano-Roma-Reggio Emilia, sul Napoli ridiscende l’oblio, accentuato dalla mezza caduta in Galles. Ecco, già Giovedì arriva uno Swansea in spolvero e dalle intenzioni (almeno a parole) bellicose. L’avevamo già detto quattro giorni fa e lo ripetiamo alla luce della delusione di questa sera: contro Monk e soci serve tutta un’altra musica da parte dei giocatori. E un Benitez un pochino più lucido nella gestione degli uomini, malgrado la fiducia in lui resti immutata.

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