MILAN – NAPOLI: L’ATTO DI FORZA SUL CAMPIONATO
Quante cose sono cambiate. Basta fermarsi un attimo e riflettere per capire come i tempi hanno nettamente trasformato l'egemonia delle due compagini, rivali da sempre, oggi ancor di piùC'era un tempo dove il Milan dominava in Italia e in Europa facendo affidamento, nel tempo, su allenatori vincenti e diversi. Prima Arrigo Sacchi, tecnico rivoluzionario in termini di tattica, che dopo averne prese abbastanza da Maradona e compagni cominciò con i vari olandesi a padroneggiare in lungo e in largo prima di lasciare il testimone all'emergente Fabio Capello, meno eccentrico, più risolutivo e concreto con il calcio all'italiana di sempre. Milan che vinceva e poteva contare sulle risorse economiche di Berlusconi in un mondo del calcio ancora tutta passione e poco business. Erano gli anni '90 e il Napoli iniziava, invece, a vivere gli anni più bui della storia dopo la fuga di Maradona in Argentina. Zola durò poco, troppo poco, finendo al Parma con Crippa; Fonseca, Di Canio, Lippi, il giovane Cannavaro Fabio, Pecchio e Taglialatela consegnarono prima un'insperata qualificazione Uefa per poi sfiorarla l'anno dopo con Freddy Rincon, Agostini e Benito Carbone. Gli ultimi scampoli di Napoli si videro con Gigi Simoni e quella finale di Coppa Italia persa a Vicenza, poi il baratro, la retrocessione, Corbelli e Naldi. Arriviamo al nuovo millennio e il Milan continua la sua marcia affidandosi a Carlo Ancelotti. Vince la Champions League due volte e ne perde una terza in finale (con il Liverpool di Benitez). Il calcio, intanto, è cambiato e la rivoluzione dettata da sponsor, diritti tv, merchandising, diritti d'immagine ecc. porta nuovi concorrenti economici, ma la potenza rossonera resta elevata con Shevchenko, Kaka, l'inossidabile Maldini, Pirlo e altri campioni. Il Napoli, intanto, sparisce e segna una linea di confine nella propria storia importantissima. Arriva un imprenditore dalle gradi risorse economiche e mentali, si riparte dalla Serie C e inizia la lunga cavalcata verso il grande calcio. Paradossalmente, Napoli e Milan vivono da quel momento in poi una storia incrociata: gli azzurri riemergono con Reja, Marino, Calaiò, Sosa e i vari gregari mentre il Milan comincia a sentire il primo contraccolpo dopo il tempo delle vacche grasse. Gli azzurri tornano in massima serie con Gargano, Hamsik e Lavezzi, il Milan perde la qualificazione in Champions League uscendo sconfitto proprio sotto il Vesuvio. Molti campioni vanno via, altri restano o arrivano ma con una carta d'identità non più così verde. Il Napoli cresce e dopo un periodo di rivoluzione interna scala le vette della classifica mentre i rossoneri balbettano e sono costretti ad affidarsi sempre più alle piccole spinte arbitrali. Il Napoli cresce e il Milan precipita e prova a restare a galla con qualche colpo di mercato molto più simile a campagne elettorali per tenere calmi i propri tifosi. L'infermeria rossonera inizia a svuotarsi, ma ciò non restituisce il sonno tranquillo al tecnico Massimiliano Allegri poichè dovrà fare i conti anche con le fatiche europee. Poli e Abate tornano a disposizione così come Niang, ma nessuno dei tre sembra essere al 100%. Rossoneri con il 4-3-1-2 imposto dal proprio presidente con squadra stretta, gioco lento e basato sul contropiede con tocchi ravvicinati in modo da rallentare spesso il ritmo del gioco. I due esterni difensivi accompagneranno la fase offensiva, ma spesso si troveranno in difficoltà nella copertura soprattutto sulla fascia sinistra dove Emanuelson, all'origine ala, sarà costretto a tallonare le continue sovrapposizioni azzurre; in mediana molti muscoli e poca qualità con De Jong a fare scudo protettivo per una difesa molto statica. Il reparto avanzato vede due pericolosità: seppure è impossibile vederlo correre, Balotelli resta costantemente una minaccia per le proprietà tecniche, fisiche e quella capacità di provocare l'avversario prima di affidarsi al supporto arbitrale; Matri, invece, garantirà più mobilità e collaborazione nella manovra mentre Robinho agirà da trequartista prima di diventare punta aggiunta in ripartenza. . Dopo la vittoria in Champions con il Borussia Dortmund ha dato ulteriore entusiasmo in casa Napoli. Benitez non cambia il proprio modo di gestire il gruppo rifocillando la squadra con un giorno di riposo che ha sbalordito l'Italia intera. Tutti a disposizione per il 4-2-3-1 di possesso palla, difesa alta e mentelità offensiva con la ricerca dell'impostazione sempre e comunque. La gestione partirà dalla difesa grazie ad Albiol che dovrebbe essere affiancato da Paolo Cannavaro; in mediana scalpita Dzemaili ma dovrebbero trovare conferma altri due svizzeri. Gruppo che potrebbe subire qualche cambiamento a gara in corso con Pandev e Mertens pronti a subentrare ai primi segni di stanchezza di qualche compagno. Il bonario di destra potrebbe diventare fondamentale grazie anche alle proprietà di Callejon uomo fondamentale per gli automatismi azzurriFormazione (4-2-3-1) Reina (25); Maggio (11), R. Albiol (33), Cannavaro (28), Zuniga (18); Inler (88), Behrami (85); Callejon (7), Hamsik (17), Insigne (24); Higuain (9) All. Rafa Benitez Ballottaggi. Inler 60% – Behrami 30% – Dzemaili 10%; Cannavaro 60% – Britos 40%Ex. Nessuno
