I HAVE A DREAM
Alla fine hanno fatto i bravi. Nonostante le tragiche premesse della vigilia, i tifosi del Verona non hanno fischiato Mario Balotelli e neppure gli altri “negri” della formazione rossonera. Magari sono cresciuti davvero, o magari hanno solo voluto dribblare la questione. Certo, avrebbero potuto dimostrare la loro tesi (perché sei antipatico, non perché sei nero) accanendosi su di lui e applaudendo invece gli altri calciatori di colore. Ma sarebbe stato un messaggio anti-razzista troppo forte. Conoscendo i personaggi, accontentiamoci che si siano limitati al silenzio ‘neutrale’ e ad un po’ di sana ironia: il “Why always him” in tribuna era obiettivamente notevole.
Il refrain più trasmesso da Radio Qualunquista, comunque, era lo stesso che serpeggiava allo stadio: i fischi per Balotelli sono per antipatia, non per razzismo. Ci può stare, anche perché il buon Mario fa ben poco per rendersi simpatico, complice anche una stampa che aspetta solo un suo cenno per additare la mela marcia. È arrogante da matti, questo è vero; ma provate voi ad essere umili guadagnando milioni di euro da quando avevate 18 anni. Di cazzate ne ha fatte parecchie, ma ha 23 anni e una vita davanti per crescere e studiare da personaggio pubblico. E forse quel momento è più vicino di quanto si pensi. Mario è un ragazzo di buona famiglia, soprattutto è molto intelligente, basta leggere le interviste che rilascia sull’argomento da cinque anni a questa parte: cercatele, ne vale la pena. Sta capendo pian piano quanto possa essere importante il suo status sociale e cavalca i momenti propizi per sparare a zero sulla stupidità e sull’ignoranza della gente. Da ragazzo sveglio qual è, al giovane italo-ghanese gli insulti alla sua persona scivolano addosso. I suoi strali, semmai, sono sul razzismo e sull’idiozia della gente bacata. Sdegno allo stato solido sollevato con fermezza e coraggio, com’è nella sua indole. Ci ha messo la faccia, e ha fatto bene.
Ora, come si dice a Napoli, Balotelli deve solo “imparare a campare”. Insomma, deve finalmente mettersi a fare il bravo ragazzo, senza più eccessi o colpi di testa. Poi sì che sarà il testimonial perfetto per una battaglia così importante. Pensate ad un Del Piero o a un Baggio di colore: un uomo che riveste quel ruolo, quello di attaccante della Nazionale e di un top team italiano, ha una capacità comunicativa enorme, inimmaginabile. Figuriamoci se è un personaggio vero come il buon SuperMario. Per la presa che può avere sulle fasce più ignoranti della popolazione, il calcio può essere (in parte lo è già) lo strumento di comunicazione più efficace per trasmettere certi messaggi, che altrimenti al popolino difficilmente arriverebbero. Perdonate la blasfemia, ma a mio avviso Balotelli può comunicare più in profondità perfino di Martin Luther King. Questo ragazzo è una speranza. Non per il calcio, ma per l'Italia e la sua evoluzione culturale. Deve solo rendersene conto. Ha appena compiuto 23 anni, il tempo per farlo c’è tutto.
